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Società e Costume
Tra Vladimir e Palermo un legame forte, che parte da lontano: più volte madrina del Pride palermitano, ora inaugura l'apertura del Sicilia Queer Festival

Luxuria: "Palermo ha gli anticorpi per i mali"


di ELISA CHILLURA 

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Vladimir Luxuria (ph Giuseppe Mazzola)
Vladimir Luxuria (ph Giuseppe Mazzola)  

Un legame con Palermo c’è sempre stato, tanto che "Muccaassassina", la storica festa più amata e imitata dal popolo gay e proprio da Luxuria organizzata, ospitava spesso artisti siciliani. Seguirono le battaglie in Parlamento a fianco di Titti De Simone, la candidatura alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Sicilia  nella lista La Sinistra Arcobaleno, che non l’ha vista vincente elettoralmente ma di certo sul piano della rete di rapporti creati.

E poi il primo Gay Pride palermitano, che tre anni fa l’ha voluta madrina dell’evento, mentre oggi torna per inaugurare presso Le terrazze de La Feltrinelli libri e musica l’apertura del Sicilia Queer Festival, il primo festival internazionale di cinema a tema gay, lesbica, bisessuali e transgender in Sicilia. «Sui film Glbt non c’è lo stesso interesse dalle produzioni più importanti. - racconta Vladimir -  I festival sono fondamentali proprio per questa ragione, per andare oltre il circuito tradizionale. E non so se è per merito o per fortuna ma tutte le fiction che trattano di questi temi e ruotano attorno a famiglie “moderne” hanno un successo pazzesco».

Su quali valori pensi si fondino queste famiglie moderne?
La famiglia moderna si fonda oggi sulla mancanza di violenza, sulla comprensione, sull’affetto, sul sapersi aiutare gli uni con gli altri, quello che comunemente si chiama nucleo affettivo. Quello fa differenza tra famiglia o no, e non il semplice fatto del sapere fare figli dal punto di vista naturale. 

Sarai la madrina di un festival del cinema a tematiche Glbt: c’è un personaggio del mondo del cinema nella cui essenza  ti rivede?
Esiste più di un personaggio, ma sopra tutti Agrado protagonista di “Tutto su mia madre” di Almodòvar.

Hai prestato il volto anche al cinema. Ci sono progetti cinematografici che ti coinvolgeranno a breve?
Amerei fare un film dall’ultimo romanzo che ho scritto che si chiama "Eldorado". Libro sul tema dei triangoli rosa, omosessuali perseguitati durante il nazismo, raccontato da una persona di origine pugliese che negli anni ‘30 va a Berlino ma si ritrova testimone di una grande repressione. Tutti dicevano che quel libro sembrava la sceneggiatura di un film fino a quando mi hanno proposto di girarlo. Io avevo pensato anche al protagonista perfetto, Lino Banfi. La cosa sorprendente è che lui ha letto il libro e si è proposto senza che io glielo abbia detto.

Hai avuto un ruolo sociale e politico importante nella promozione dei diritti dei gay in Parlamento. La tua esperienza si è conclusa ma in Italia adesso a che punto siamo?
Abbiamo depositato, prima di me Titti De Simone, tanti disegni di legge sul temo omo-transfobia. Abbiamo fatto quello che abbiamo potuto, quello che ci è stato consentito di fare. Quelli dell’Udeur ci mandavano i loro, Cirielli che ci ha fatto ostruzionismo  e ci ha fatto affossare la nostra proposta di legge, rispetto alla Bongiorno che era più aperta. Quello che non hanno capito è che ci possono solo rallentare ma è impossibile bloccarci. Perfino l’Algeria farà prima o poi la legge sull’unione civile, mentre noi staremo ancora qui, gli ultimi in Europa. Spero che l’ultimo stato estero a fare una legge sulle unioni civili non sia l’Italia ma il Vaticano.

Si è portati a credere che fare coming out sia trasgressivo quando dovrebbe rientrare nella sfera della normalità. Ma cosa per Vladimir è trasgressivo?
Sul coming out bisogna ancora lavorarci perché sono rimasto un po’ sorpreso dai dati dell’Istat pubblicati il 17 maggio: solo il 20% di ragazzi che si scoprono gay ne parla in famiglia. Sono pochi, bisogna ancora lavorare. Se parliamo in termini artistici la trasgressione è positiva. Chi fa arte non può copiare quello che è stato già fatto quindi deve trasgredire per fare qualcosa di nuovo. Io non mi reputo una persona trasgressiva, non lo ero nemmeno nei primi tempi, quando rubavo i vestiti a mia sorella e me li mettevo  e non sentivo di fare qualcosa di immorale, peccaminoso, ero così in armonia con me stessa. Mi sentirei trasgressiva se oggi fossi un direttore di banca con i baffi la valigetta ventiquattrore e poi la sera indossassi la parrucca. Poi dopo che ho saputo quello che succedeva a villa Arcore, perfino le mie feste da Muccassassina sono state sorpassate, noi non ci siamo mai vestite da suore, neanche da Obama o da magistrato. Ormai siamo banali.

Insieme a Imma Battaglia sei tata l’organizzatrice del primo Gay Pride in Italia. Qual è il ricordo di quegli anni?
Le emozioni del primo Pride del ‘94 con Imma Battaglia, allora presidente del  Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, mi fanno riaffiorare le stesse sensazioni ogni volta che vado in una città che ospita per la prima volta un Pride. Mi è successo di recente a Salerno. Le domande che ci si fanno sono : ce la faremo? Verrà gente? Come andrà? Come risponderanno? E sono quelle stesse domande che ci si faceva allora. Mi ricordo che eravamo sul Lungotevere, mi sono girata ed improvvisamente ho visto un fiume di persone. Mi sono emozionata, ho pianto, ho capito che non eravamo soli. E per chi nell'adolescenza si è sentito solo, sentire che ci sono delle persone disposte a condividere i tuoi sogni, le tue rivendicazioni, è una bella botta di ottimismo. Sono sicura che Palermo, che nel 2013 ospiterà per la prima volta il Pride nazionale, ci farà fare bella figura, sarà un Pride non di persone che guardano ma che partecipano.

Il palermitano ha spesso serie difficoltà nel comprendere la sua città, motivo per cui si ostina a chiederne un parere a chi palermitano non è. Lo faccio anche con te.
Questa è una città complessa, difficile, che però non ti annoia mai. È sempre capace di riservarti delle sorprese, molte di più di quanto si aspettano gli stessi palermitani, perché è una città che ha anticorpi per sconfiggere i mali storici.

Sfateresti un luogo comune sugli omosessuali? 
Un luogo comune è che i gay siano più sensibili degli altri: siamo uguali agli altri anche in questo. Ci sono persone dotate di più o meno sensibilità o di maggiore o minore creatività.

 
2 giugno 2012