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Dopo tanti anni difficili, fra l'indifferenza di pubblico e istituzioni cala il sipario sulla scommessa innovatrice del cinema d'essai di Greco, Ciprì e Maresco

Dieci anni di cultura: chiude il cinema Lubitsch


di FABIO VENTO 
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Il cinema Lubitsch
Il cinema Lubitsch 

Ha attraversato tante stagioni difficili, ma è sempre riemerso. Stavolta no: dopo dieci anni sotto la gestione di Paolo Greco, Daniele Ciprì e Franco Maresco, che ne hanno fatto vero e proprio cinema d'essai, il Lubitsch di via Guido Rossa, a Bonagia, chiude i battenti. Si spegne così un presidio culturale per molti versi unico nel Palermitano, tanto per la collocazione in una periferia decisamente “ai margini”, quanto per la qualità delle proposte: negli incontri e nelle rassegne che hanno animato questi anni si è fatta strada un'idea di cinema lontana dal mainstream e da logiche commerciali, legata più all'amore per il mezzo e per il suo linguaggio.

Una vera e propria scommessa, e come tale nacque: «Era il 1998 - ricorda Maresco - e insieme a Ciprì curavamo la rassegna estiva di cinema a Villa Filippina. Alla fine della stagione, si avvicinò Paolo Greco e ci propose di vedere il cinema Lubitsch. Lì, ci disse, avremmo potuto organizzare rassegne, proiezioni, insomma avere totale libertà. Insieme a Pippo Bisso e Claudia Uzzo pensammo di accettare la sfida». «Io venivo - racconta Greco - dalla straordinaria esperienza del Nuovo Brancaccio, e per me aprire una sala a Bonagia significava tornare a fare militanza sul territorio. Nell'oltre Oreto vivono duecentomila persone, e dunque la liberazione di Palermo passava anche attraverso il riscatto di questa periferia». I primi tempi videro il sostegno del pubblico e delle istituzioni: grazie all'interessamento dell'allora sindaco Orlando, venne aperta una sala che presentava anteprime nazionali, ospitava registi e attori e teneva perfino concerti jazz. Si inaugurò con "Arancia meccanica" e di lì a poco partì la rassegna "Buena vista social club", che riscosse molto successo e fece conoscere il cinema in città.

Gli anni successivi, purtroppo, non videro riaccendersi quell'iniziale interesse: «Quello palermitano - commenta Greco - è un pubblico incostante, cialtrone, sempre alla ricerca della "novità". Qui non ci sono pub, mancano i ritrovi mondani, le strade sono deserte e insicure. Insomma, che ci vieni a fare da noi se non hai un minimo di motivazione?» Né le forze politiche, di qualsiasi colore, hanno mai manifestato più di un appoggio “di facciata”: è con rammarico che Greco, militante del vecchio PCI, ricorda come «in questi dieci anni il numero dei politici di sinistra che hanno messo piede al Lubitsch si sia contato sulle dita di una mano.» C'è poi quello che è il retroterra culturale e sociale del territorio: «Se vai in giro per Bonagia o lo Sperone, ti rendi conto che c' è un "sentire" mafioso che non puoi cambiare solo col braccio forte della legge, c'è bisogno di altri strumenti. E qui si capisce - o si dovrebbe capire - che cosa ci fa il Lubitsch a Bonagia». Quartiere nelle cui scuole il cinema è pure “entrato”, svolgendo un'intensa e tenace attività di formazione.

«Oggi - continua Maresco - rimango ancor più perplesso vedendo attori, musicisti, registi, artisti, tutti riuniti in gruppetti che si fanno la guerra l'uno con l'altro, dietro falsi sorrisi. E le forze più trasgressive, che cercano di dire qualcosa, subiscono tentativi di imbavagliamento. Tutti sono pronti a dire la loro, ma al momento di schierarsi non ci sono mai. Anche per il Lubitsch avevamo fatto un appello, cercato di radunare gli "intellettuali" di questa città. Scomparsi. Basti pensare anche a tutte le realtà, le associazioni, i gruppi che in quella zona lavorano per la legalità, per i progetti sociali e culturali. Il problema è non far parte dei salotti. Tutti, alla fine, si scopre che vogliono solo stare lì, in questi particolari osservatori dove si prende il tè. Dove si parla tanto, ma non si fa granché». Il Lubitsch riaprirà a maggio, probabilmente come cabaret: «È giusto che lo diventi - conclude  - se la città vuole in questo modo».

10 aprile 2010


COMMENTI
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10/04/2010 15.32.18
bix ha scritto:
mi spiace tanto...
 
10/04/2010 19.48.32
Fabio Vento ha scritto:
Esco dai panni di redattore per dire la mia. Quando, poche settimane fa, il Laboratorio Zeta è stato sgomberato, ricordo fior di proclami dalle segreterie politiche, consiglieri comunali sui tetti, collettivi in rivolta. Adesso, dopo lunga agonia, chiude il Lubitsch, che di attività culturale ne ha fatta almeno altrettanta (e, aggiungo, pagando qualche tassa in più e con maggiore rispetto della legge) e persiste il silenzio di un disinteresse che dura da anni. Benvenuti a Palermo, la città dove tutto è politica e dove tutto ha un prezzo.
 
11/04/2010 13.39.13
Marco ha scritto:
Perchè ha chiuso? Faceva c u l t u r a? cosa significa..cos''è? un nuovo aperitivo? una nuova enoteca? un nuovo circolo? no?? e allora a che serviva scusate! per carità, non c''è posto per questo strano termine in questa città!
 
11/04/2010 23.03.49
ilaria sposito ha scritto:
trovo molto brutto il commento di fabio vento e per spiegare il perchè citerò le stesse parole di Maresco in questa intervista: «Oggi - continua Maresco - rimango ancor più perplesso vedendo attori, musicisti, registi, artisti, tutti riuniti in gruppetti che si fanno la guerra l''uno con l''altro, dietro falsi sorrisi.“ Che senso ha, mi chiedo, dico a lei Fabio Vento, dannarsi per la chiusura del Lubitsch, mitico luogo, gettando fango su un''esperienza come il Laboratorio Zeta ("e, aggiungo, pagando qualche tassa in più e con maggiore rispetto della legge")? Perchè non usa come termine di paragone, le nefandezze di una città in rovina piuttosto che le gioie e le speranze di quella stessa città? Sono proprio d''accordo con Maresco, uno dei più grandi problemi di Palermo è la malevolenza, la serpe dell''invidia, lo sguardo dell''avvoltoio...
 
12/04/2010 0.35.00
Fabio Vento ha scritto:
Cara Ilaria, ti rispondo anche se, evidentemente, non hai letto con attenzione il mio commento. Anzitutto non faccio parte di nessun "gruppetto di attori, musicisti, registi, artisti". Cerco di far bene il mio lavoro e parlo poco di quello altrui: insomma non ho interessi privati da difendere. Nei confronti del contributo culturale e sociale dato dal Laboratorio Zeta ho sempre avuto rispetto: anzi, rimango convinto che quest''esperienza debba continuare e per questo ero anch''io contrario ad uno sgombero "tout court". Non vedo di buon occhio però neppure il caso opposto, il mantenimento di una situazione di illegalità da "far-west" (io sgombero, tu rioccupi, io sgombero di nuovo, etc...) che veda la pur meritoria attività dello Zeta proseguire senza rispetto per quella legge a cui soggiace qualsiasi altro presidio culturale nella nostra città (in termini spiccioli, per dirne una: io pago le tasse, perchè loro non dovrebbero?) A questo punto mi chiedo: tutti questi politici e movimenti innamorati della cultura al punto da chiedere che lo Zeta tornasse agli occupanti "senza condizioni"... dov''erano quando quei "fessi" del Lubitsch lanciavano appelli per la sopravvivenza del cinema?
 
12/04/2010 17.28.23
nutshell ha scritto:
che peccato. Era una grandissima esperienza. Impensabile che non si possa fare qualcosa per salvarlo.
 
14/04/2010 9.55.36
giovanni romano ha scritto:
Va bè, insomma. Non c''è tanto da scervellarsi. Io sono andato diverse volte al Lubischt e, tranne i primi anni di apertura, l''ho trovato quesi sempre vuoto. Una volta eravamo io, la mia ragazza e un''altra coppia, di venerdì. La verità non è solo che Palermo è una città di mafiosi e che i politici non si interessano. I politici avrebbero potuto anche interessarsi di più, trovare fondi etc. Ma alla fine... quanto sarebbe sopravvissuto ancora quel cinema? I politici non sono educatori, sono...politici. Non chiediamo loro quello che non faranno mai. Loro sono - nella maggior parte dei casi - inutili pedine di altri. Non hanno compiti didattici di orientamento culturale delle persone. L''unica verità è che i palermitani non sono interessati a questo genere di iniziative e, come dice Maresco, la cultura a Palermo è presidio egemonico di quei duecento (più o meno) pseudo-intellettuali di sinistra che si divertono a prendere il the mentre la città affonda e che si interessano solo di ciò che va di moda (come lo Zeta che, peraltro, è utilissimo). Il resto della città passa come passa il vento. Un cinema di periferia va di moda al principio poi... "no è lontano, andiamo alla vucciria...
 
15/04/2010 16.43.25
Pippiniello ha scritto:
Intanto anche se non ne ha bisogno chiede alla sig.ra Ilaria di scrivere di aver malinteso quanto scritto dal sig. Fabio. Per il resto stiamo solo rendendo complessa una cosa semplice....il laboratorio zeta coinvolgeva tante persone e quindi il suo esistere aveva e ha un senso...Il cinema Lubitsch si trova nella città sbagliata e soprattutto nel momento storico sbagliato. Era quasi sempre vuoto quindi che senso ha tenerlo aperto per due persone al giorno?? Con questo non voglio parlare del cinema ma al contrario e mi ci metto io per primo dire che non ce lo meritiamo. Chi ha un po'' di cultura e di sensibilità si lamenta e protesta ma io ci sono andato non piu'' di 3 o 4 volte in dieci anni...
 
15/04/2010 23.50.01
giovanni romano ha scritto:
Non condivido la tua opinione, Peppiniello. Ha senso di esistere, deduco, solo ciò che trova larghi consensi? Mi sembra una logica molto "maggioritaria" perchè in questi termini rispondo che di fronte al lavoro positivo dello Zeta ci sono tante persone che vanno allo Zeta solo perchè va di moda, perchè ci fanno i concerti e ci fanno le feste. E'' chiaro che un cinema è una cosa diversa da una specie di centro sociale ma, come tu stesso sinceramente ammetti, se alla fine al cinema si va 3-4 volte in dieci anni... bè, credo allora che quel cinema abbia ben poco da chiedere al futuro. La mia opinione è che la sopravvivenza dello Zeta e la morte del Lubitsch sono la conferma che la cultura intellettual-chic di sinistra palermitana non è immune dalla cultura modaiola e, purtroppo, il cinema d''essai nel quartiere disagiato oggi tira meno del centro sociale che, tutto sommato, è pure in centro. Ai palermitani, anche quelli che fanno gli intellettuali snob di sinistra, non gliene frega un cazzo della periferia. Finita la festa sono tornati a casa e fanno la rivoluzione in via Notarbartolo. E poi dicono che i film di Ciprì e Maresco sono esagerati...
 
16/04/2010 19.00.34
STSTS ha scritto:
Anche a me dispiace davvero tanto, ma è troppo facile dispiacersi quando non si può più fare nulla. Quando era aperto tutti noi lo abbiamo dimenticato. E'' così ...
 
23/04/2010 15.29.57
Daniele Bonfiglio ha scritto:
Quante speranze, quante battaglie combattute, perse, vinte insieme...se ne vanno gli anni dell''università, gli anni delle passioni di celluloide, gli anni della cultura respirata in una sala che sapeva di cinema "puro". Mi dispiace tantissimo Paolo, mi dispiace di vedere affondare ogni giorno di più questo vecchio relitto che è la nostra città... Ma forse un giorno si riaccenderanno quei sogni e quelle speranze. Forse un giorno, ci voglio credere, una nuova insegna potrà essere issata lassù, più bella di quella di prima, e la gente farà la coda per entrare....se il cinema è fatto di sogni, allora è dai sogni che bisogna ripartire. Un fortissimo abbraccio...staremo a vedere ;) Daniele
 
28/04/2010 19.23.14
marco ha scritto:
http://www.pupidizuccaro.com/2010/04/10/staccattato-arrocco-piace-vai-lubitsch/