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Società e Costume
Il centrosinistra vuole introdurre la schedatura preventiva degli immigrati con permesso di soggiorno per partecipare alle primarie. Ed è subito polemica

Voto alle Primarie: gli immigrati vanno schedati


di ELISA CHILLURA 

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Una nuova polemica impegna i candidati del centrosinistra che dopo aver a lungo discusso sulle sovvenzioni alle campagne elettorali adesso spostano il dibattito sul tema del voto agli immigrati, argomento di per sé scottante dato che si parte da un contesto in cui, sebbene sarà consentito a tutti gli immigrati di poter esprimere la propria preferenza il 4 marzo in occasione delle primarie, gli stessi non potranno poi partecipare alle elezioni amministrative. Paradosso della legge italiana  - che non prevede il riconoscimento della cittadinanza nemmeno ai bambini nati in Italia - che adesso si dirige verso ulteriori complicazioni: Pd, Sel e Idv, Fds e Verdi vogliono infatti approvare una norma alla stregua della legge “Bossi-Fini” che prevede la schedatura preventiva degli immigrati con permesso di soggiorno per partecipare alle primarie.

Immediato l’attacco che arriva da Davide Faraone, candidato del Pd che subito avverte questo nuovo passaggio come un tentativo di scoraggiare la partecipazione di comunità di stranieri che già si sarebbero espresse in suo favore: «Penso alla comunità ghanese e a quella tamil che stanno dalla mia parte per le mie idee e perchè in questi anni mi sono battuto per riconoscergli il diritto a partecipare alla vita pubblica». Alla denuncia del deputato regionale del Pd risponde subito il coordinatore provinciale di Sel, Sergio Lima che sostiene che «La polemica sollevata da Davide Faraone sul voto dei migranti alle primarie di Palermo è strumentale e priva di senso in quanto la registrazione serve per consentire ai migranti, così come ai minori di sedici anni, di essere iscritti a un albo e votare, dal momento che chi è privo di tessera elettore potrebbe votare in più seggi. Questo sistema – conclude – è stato adottato per consentire la massima partecipazione e trasparenza alle primarie in un quadro di certezze e garanzie per tutti i candidati».

Una proposta non condivisa da Zaher Darwish, responsabile degli immigrati della Cgil di Palermo, che prende posizione sulla procedura di schedatura sostenendo che «Il cambio di regole, rispetto a quelle già sperimentate in passato per le primarie, rischia di limitare la partecipazione democratica degli immigrati da tanto tempo desiderata. Il rischio sarebbe dunque che gli immigrati non si rechino alle urne, facendo così venir meno la possibilità che il candidato prescelto tra i 4 in pista alle primarie sia liberamente scelto anche da quella porzione di cittadini stranieri che ormai hanno fatto di Palermo la propria città.

Più aspra la risposta che arriva da Fabrizio Ferrandelli: «Faraone sta ancora una volta gettando troppo fango e sta trasformando queste primarie in una guerra fratricida. Cosa ha di diverso la sua posizione rispetto alla mia? Forse solo che io sollevo la questione da anni e lui si accorge solo adesso che ci sono gli immigrati a Palermo? Se ci sono delle regole è giusto che vengano rispettate e le regole non valgono solo per lui, ma per tutti i candidati. La sua preoccupazione però mi porta a pensare che sia lui il primo a voler portare a termine qualche strana operazione di voto. Se fosse per me, io farei votare gli immigrati anche alle Amministrative, perché anche loro vivono la città come qualsiasi altro cittadino e avrebbero tutto il diritto di scegliere i propri rappresentanti».

Un modo per ovviare a questo problema sarebbe stato quello di ottenere dal Comune le liste dei cittadini immigrati, come suggerisce Zaher Darwish che con la Cgil ha appena concluso la campagna “L'Italia sono anch'io”, con duemila firme raccolte a Palermo, segno della disponibilità dei cittadini italiani a concedere agli immigrati il diritto al voto.

 
21 febbraio 2012