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STORIA


Da Panormo a Palermo: una breve storia
di Daniele Sabatucci




Le origini

Sarà banale, ma tant’è: la bellezza multiculturale di Palermo ha fondamenti storici che risalgono alle più antiche civiltà. Poche città possono vantare un patrimonio culturale, artistico e paesaggistico di tale varietà e splendore, pure se profondamente segnato dagli stupri dei bombardamenti bellici prima, dallo scempio dell’edilizia mafiosa e abusiva poi.

Se i primi agglomerati risalgono a più di 2700 anni fa, è tra la fine dell’VIII secolo a.C. e il secolo successivo che si attesterebbe, secondo molti storici, la fondazione della città vera e propria, a opera dei Fenici, che sulla spinta della colonizzazione ellenica della Sicilia si insediarono con diverse comunità commerciali nella parte nord-occidentale dell’isola, e quindi anche nell’antica Panormo (come la chiamarono i greci), dove verosimilmente esistevano già strutture abitate dalle popolazioni autoctone.

Non furono però i commercianti a porre le fondamenta della città, quanto piuttosto gruppi di operai e militari cartaginesi (e quindi sempre Fenici), che sbarcarono sul sito per colonizzarlo. Di tutti questi insediamenti e della presenza di popolazioni fin dai tempi del paleolitico ci rimangono testimonianze sia nei graffiti che nei reperti e manufatti ritrovati all’interno del territorio cittadino.

Una posizione ideale, quella scelta dai discendenti di Canaan, per costituirvi una tappa intermedia tra le numerose rotte di scambio del Mar Mediterraneo. Così descrive il sito Salvo Di Matteo: «favorevole agli approdi, naturalmente fertile, florido di vegetazione, irriguo per sorgenti e corsi d’acqua, protetto all’interno da un’ininterrotta cerchia di monti». Il nucleo di Panormo, la “paleapoli”, corrisponde alla parte più vecchia dell’attuale città. Fu costruita nella zona più elevata di uno sperone roccioso, che si affacciava sul mare ed era delimitata ai lati da due corsi d’acqua, i cui nomi risalgono all’epoca arabo-normanna: il Papireto e il Kemonia.

La città, con l’aumento della popolazione, si sarebbe poi ampliata nella “neapoli”, nella parte inferiore dello sperone roccioso, che era divisa dalla parte più vecchia da un muro. A formare l’ossatura viaria della città vecchia era una larga strada, corrispondente più o meno all’odierno corso Vittorio Emanuele, dal quale si dipanavano poi, perpendicolarmente, diversi vicoli stretti. Sei porte contornavano la città, quattro ai lati e due collocate ai due estremi del decumano, mentre il luogo in cui sorge adesso piazza Vittoria veniva adibito a “foro” cittadino.

La Panormo punica ha lasciato come testimonianza una necropoli (composta da vasi di terracotta e sarcofagi) che era situata nella zona occidentale della città, ai lati di quello che oggi è corso Calatafimi. Per molti secoli i Cartaginesi mantennero un saldo controllo sulla città che rappresentava un approdo strategico sul Mar Tirreno, respingendo anche tentativi di colonizzazione greca, salvo l’anno 277 a.C. in cui fu conquistata e tenuta da Pirro.

Durante la dominazione cartaginese Panormo poté svilupparsi floridamente, complici i privilegi concessi dalla madrepatria, la cui politica liberale consentiva alla città una politica amministrativa autonoma, tant’è che più che di colonizzazione si dovrebbe parlare di un’alleanza militare, in una sorta di confederazione tra città puniche della Sicilia alle quali (e a Palermo in particolare, data la sua rilevanza strategica) Cartagine garantiva protezione da eventuali attacchi esterni. Le attività commerciali poterono dunque crescere rigogliose.


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