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STORIA

Da Panormo a Palermo: una breve storia
di Daniele Sabatucci

Dagli Arabi ai Normanni

La conquista araba della città avvenne finalmente nell’831, e segnò un lungo periodo di rinascita economia e culturale. Gli arabi si insediarono nella parte antica della città, che chiamarono “al-qasr”, ovvero “luogo fortificato”, cioè il Cassaro. In meno di un secolo, per l’aumento della popolazione, oltre i fiumi vennero costruiti due nuovi quartieri (quello vicino al Kemonia si ampliò fino a formare il rione dell’Albergheria). Inoltre, fu costruita nel 937 una cittadella fortificata, “al-Halîsa”, il cui nome fu poi corrotto in “Kalsa”. Panormo assunse il nome di Balarm, o Balarmuh, divenendo la più florida, popolata e importante città del Mediterraneo dopo Costantinopoli.

Nonostante alcune limitazioni alla libertà, gli arabi assicurarono, oltre alle attività economiche e commerciali, che chiunque potesse praticare il proprio culto e conservare le proprie tradizioni, in un clima di tolleranza e cooperazione che contribuì allo sviluppo della città, divenuta un vero e proprio centro cosmopolita. Fiorirono le arti, le scienze, il commercio, l’agricoltura con lo spezzettamento dei latifondi. Grandissima fu l’espansione dell’edilizia in stile arabo, di cui però oggi rimangono poche testimonianze, come il castello di Maredolce e la chiesa di San Giovanni degli Eremiti.

Notevoli trasformazioni subì anche l’impostazione urbanistica, col riassetto e la creazione di quartieri. Si distinguevano allora il Cassaro, la Kalsa e il Borgo, che comprendeva i quartieri esterni ed era a sua volta suddiviso in tre parti. Il Borgo venne poi chiuso con una cinta muraria per la decadenza del dominio arabo in città e per difendersi dalle repubbliche marinare italiane. Venne inoltre fortificato il porto.

La dominazione musulmana cessò con l’avvento dei normanni, che occuparono Balarm nel 1072 espugnando la cittadella della Kalsa e subito operarono cambiamenti nell’assetto urbanistico della città, con la costruzione di strade principali per alcuni quartieri. Inoltre, alcune zone cambiarono nome, mentre cominciava quella contaminazione tra cultura araba e normanna quasi unica al mondo che rese particolare la città.

Ancora sotto tale dominio, nel XII secolo, Palermo (questa denominazione si trova per la prima volta proprio all’inizio del dominio normanno, in un diploma del 1086) era una città la cui magnificenza era cantata dai viaggiatori nei loro resoconti. Coi Normanni Palermo, da madīna dell’emirato arabo divenne capitale di uno stato cristiano. La cattedrale, che gli arabi avevano trasformato in moschea, fu riconsacrata col rito cattolico.

I due fratelli venuti alla conquista, Ruggero d’Altavilla e Roberto detto il Guiscardo si spartirono l’Isola. Palermo e una buona parte del Val Dèmone toccarono a Roberto, il resto invece andò a Ruggero. Quando Roberto morì nel 1085, lasciò tutto al figlio Ruggiero Borsa duca di Puglia, che nel 1096 cedette i territori del Val Dèmone e metà Palermo allo zio. Nel 1101 Ruggero morì e i possedimenti passarono al figlio Ruggero II. La diarchia su Palermo continuò fino al 1122, anno in cui Ruggiero Borsa cedette la sua metà al cugino, che divenne unico signore di Palermo e della Sicilia. Fu quello il periodo in cui iniziò l’età feudale in Sicilia, eredità che si trascinò più a lungo che altrove. Le terre e i castelli furono assegnati ai soldati che avevano contribuito alla conquista.

Contemporaneamente, si realizzò un altro tipo di unità: come riporta Di Matteo, infatti, il feudalesimo iniziò «nello stesso tempo però in cui si realizzava il processo di unificazione politica e civile del Regno, accogliendosi in esso e fondendosi il complesso mosaico delle tradizioni, delle culture, degli ordinamenti e delle varie nazionalità presenti: latini (militi normanni, franchi, lombardi), greci (discendenti dalle stirpi native presenti alla conquista islamica), arabi di ogni schiatta (ché la diaspora islamica, all’atto della conquista, non riguardò infatti che frange marginali della popolazione, per lo più elementi delle classi intellettuali) ebbero pacifica convivenza e godettero della tolleranza dei nuovi sovrani, dai quali fu in ogni modo favorita la rilatinizzazione dell’isola».

Coi normanni al potere, il tessuto cittadino si evolse profondamente. Dal XIII secolo la pianta topografica si assestò con una suddivisione in cinque quartieri: il Cassaro, la Kalsa, l’Albergheria, il Seralcadio e il quartiere di Porta Patitelli. E’ però con l’inizio del XIV secolo che si ebbe l’avvento della potente famiglia dei Chiaramonte, una di quelle dinastie che avrebbe legato il proprio nome indissolubilmente con quello di Palermo, segnandone in qualche modo le sorti. I Chiaramonte acquistarono alcuni terreni alla Kalsa a Piazza Marina bonificandoli e costruendovi lo Steri, ovvero l’Hosterium Magnum, altrimenti detto appunto Palazzo Chiaramonte.

Ma già i normanni avevano ceduto il passo alla dominazione successiva. Il figlio di Ruggero II morì senza discendenza e designò per la successione la zia Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II, moglie di Enrico VI di Hohenstaufen, a sua volta figlio dell’imperatore Federico Barbarossa. Le fu però preferito dai nobili e dal clero, per timore di un’eccessiva influenza germanica, Tancredi conte di Lecce, il cui regno durò però pochi anni. Con la sua morte si esauriva il regno normanno in Sicilia. Era il 1194 Come ricorda Di Matteo, «Un ventennio prima, in una spelonca del Monte Pellegrino, dopo una vita di duro eremitaggio e di santità, s’era spenta la vergine Rosalia, nata da nobile stirpe, destinata alla gloria degli altari e al rango di patrona principale della città».

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