Da Panormo a Palermo: una breve storia
di Daniele Sabatucci
Palermo dal XVI al XVIII secolo
All’inizio del XVI secolo profondi mutamenti attraversarono il sistema difensivo della città, che era costituito dalle mura. Per far fronte agli attacchi a colpi di artiglieria fu progettato e realizzato il “tracciato bastionato”, dove il bastione era una grande massa di terra di forma pentagonale che «capace, tra l’altro, di assorbire le notevoli azioni dinamiche delle artiglierie poste su esso», ricorda La Duca. Anche la cinta muraria fu rinforzata e arricchita di un fossato, così come il Castello a mare fu ulteriormente fortificato. Preoccupavano, infatti, le minacce provenienti via mare dall’esercito turco.
Il XVI secolo fu anche un periodo ricco di innovazioni urbanistiche, che interessarono soprattutto la zona della Vucciria (all’epoca “Bocceria della foglia”), con la creazione della piazza omonima e della piazza del Garraffello. Altri interventi riguardarono il Cassaro, l’apertura di Porta Felice e la sistemazione della passeggiata a mare nell’attuale Foro Italico. Vennero inoltre bonificate le zone interne adiacenti ai due fiumi Kemonia e Papireto, anche per scongiurare effetti disastrosi per gli alluvioni, come capitò invece nel 1557.
All’esterno della città, a una certa distanza (e a lungo separato, quasi avulso da essa), fu anche creato il Borgo di Santa Lucia, abitato soprattutto da pescatori. Sorsero, sempre fuori dal contesto cittadino, numerosi conventi, “conigliere” e “casene”, queste ultime residenze destinate ai signori per le battute di caccia. Nel 1583, infine, fu decisa la costruzione della strada che avrebbe prolungato lo stradone del Cassaro fino a Monreale e lungo le campagne occidentali.
Proprio il Cassaro era stato sistemato con numerose opere, come il prolungamento verso il mare che lo collegava al piano della Marina, dove sorgevano, accanto alle giostre e ai posti per gli spettacoli pubblici, anche il Carcere della Vicaria (l’attuale Palazzo delle Finanze) e il Tribunale dell’Inquisizione (ospitato proprio all’interno dello Steri). Un altro fondamentale asse fu quello aperto nel 1600 perpendicolarmente allo stradone del Cassaro, che prese allora il nome ufficiale dal viceré, il duca di Maqueda, denominazione che mantiene ancora oggi.
La “strada nuova”, sulla quale proliferarono ben presto palazzi nobiliari e monastici, rivoluzionò l’impianto tradizionale su cui si basava la città con la divisione in cinque quartieri. L’incrocio tra cardo e decumano determinava ora una ripartizione in quattro zone, che assunsero i nomi di Santa Cristina o Palazzo Reale (Albergheria), Sant’Agata o Tribunale (Kalsa), Sant’Oliva o Castellammare (Loggia) e Santa Ninfa o Monte di pietà (Capo). La piazzetta al centro dei due assi, piazza Villana, i “Quattro canti”, fu completata nel 1620.
Altri interventi in quel periodo riguardarono soprattutto la fortificazione del Palazzo Reale, altre chiese di varia grandezza e costruzioni nella zona costiera. La fine del secolo portò una novità che interessò soprattutto le famiglie aristocratiche, che cominciarono a costruire (pure se in maniera isolata) delle residenze nel territorio extraurbano destinate alla villeggiatura, o a restaurare quelle già esistenti, soprattutto bagli agricoli o “casene di caccia”. Una moda che sarebbe dilagata nel XVIII secolo.
Proprio con l’avvento del nuovo secolo, date le migliori condizioni di sicurezza della città, molte posizioni del sistema difensivo furono cedute a privati o conventi. Fu il caso di molti bastioni, che vennero adibiti a giardini. Altri baluardi lasciarono il posto a strade suburbane. Nell’assetto viario, di rilevanza fu l’espansione al di fuori della cinta muraria decisa dal marchese di Regalmici nel 1778.
La via Maqueda fu prolungata fino al “piano di Sant’Oliva”, che attualmente corrisponde più o meno alle piazze Sant’Oliva, Castelnuovo e Politeama. Questo asse fu poi intersecato perpendicolarmente da un nuovo stradone, detto “di Ventimiglia” o “dei Capacioti”, che sarebbe l’odierna via Mariano Stabile. Si veniva creando così il crocevia detto “Quattro Canti di campagna”, in opposizione dei “Quattro Canti di città” tra via Maqueda e la via del Cassaro. Questi e altri interventi nelle vie della città incrementarono la corsa all’acquisto di terreni e alla costruzione dei palazzi, determinando la speculazione edilizia (già in corso nei secoli precedenti) come un’attività quasi intrinseca al dna cittadino.
A Sud, invece, l’apertura della Porta Reale consentì di collegare la città vecchia alle parti nuove, dove tra le altre cose furono costruite la Villa Giulia (1777) e l’Orto botanico (1785). Si diffuse in maniera sempre più fitta la moda della villeggiatura a cui si faceva riferimento, particolarmente verso Bagheria, Piana dei Colli e Mezzomonreale, coi nobili (e i rampanti borghesi) che costruivano dal nulla residenze di campagna.
Intanto, attorno al tessuto urbano, venivano a configurarsi nuove realtà abitative costituite da borgate o da cittadine, che solitamente sorgevano attorno a un fulcro già esistente: tonnare (è il caso di Arenella, Vergine Maria e Mondello), conventi e chiese (Uditore, Baida, Santa Maria di Gesù), ville e palazzi nobiliari (Tommaso Natale, San Lorenzo, Partanna, Pietratagliata, Resuttana, Villagrazia). Nasce anche in quel periodo il primo cimitero pubblico cittadino, laddove i morti venivano prima seppelliti nelle cripte delle chiese o in piccoli cimiteri parrocchiali. Il cimitero venne edificato fuori dall’agglomerato urbano, vicino al convento di Santo Spirito, vicino al fiume Oreto. Proprio l’Oreto costituì per la città un nuovo quartiere, assieme al Molo, entrambi costituendo il segno dell’espansione cittadina verso nord e sud.
La guerra di successione spagnola si concluse con gravi implicazioni anche per la Sicilia Dopo quattro secoli sotto la dominazione iberica, non senza rimpianto, nel 1713 passava in mano al regno di Savoia di Vittorio Amedeo. Ma durò poco: nel 1718 una spedizione militare spagnola occupò Palermo. Appena due anni dopo, il trattato dell’Aja trasferiva la Sicilia in mani austriache, dove imperatore era Carlo VI d’Asburgo. Nel 1734 ancora un cambiamento: le vittorie in Italia di Carlo di Borbone, figlio del re di Spagna Filippo V, gli consegnarono i regni di Napoli e di Sicilia. La città campana fu l’effettiva capitale del regno, nonostante il rango formale di Palermo.
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