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21 grammi: il peso dell’anima

Il regista messicano Gonzàles Inàrritu mette in scena lo sbandamento, il dolore, la disperazione, i sogni infranti di tre personaggi destinati a incontrarsi, scontrarsi

  • 31 gennaio 2004

21 grammi – Il peso dell’anima (21 grams)
USA 2003
Di Alejandro Gonzàles Inàrritu
Con Sean Penn, Benicio Del Toro, Naomi Watts, Charlotte Gainsbourg.

Un racconto segmentato. Momenti di ora, di ieri, dell’altro ieri che si intersecano, combinandosi in un puzzle di cui lo spettatore comprende subito lo spessore tragico. Il talentoso regista messicano Gonzàles Inàrritu (già lodato dalla critica per “Amores Perros” del 2000) mette in scena lo sbandamento, il dolore, la disperazione, l’attesa, i sogni infranti di tre personaggi destinati a incontrarsi, scontrarsi, amarsi, odiarsi, morire in una città americana dal cielo livido, dalle strade anonime e dall’umanità complessa.

Tutto muove da un incidente d’auto mortale. Jack (Benicio Del Toro) travolge e uccide un papà con le sue tenere piccole figlie. Christina (Naomi Watts) affoga nell’alcool e nella droga l’azzeramento della sua vita di moglie e madre. Paul (Sean Penn), in lista per un trapianto urgente, riceve il cuore del marito di Christina ed ha salva la vita. Dalla morte naturale alla morte civile dell’investitore che si consegna alla giustizia, alla vita ritrovata del trapiantato, all’aborto segreto nel passato della moglie di Paul (Charlotte Gainsbourg), ad altre vite e ad altre morti che verranno nel corso del racconto.

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Il tutto, per un quadro d’insieme che toglie il respiro e fa pensare, senza provocare lacrime facili ma attonito raccoglimento e attenzione partecipe. Nei personaggi di “21 grammi” (il titolo si riferisce al peso che si perde al momento del trapasso), c’è qualcosa che rimanda a figure simili di precedenti illustri: in Christina c’è lo stesso destino di madre di Juliette Binoche in “Film Blu”, in Jack c’è il fervore religioso del poliziotto di “Magnolia”, in Paul c’è il cupio dissolvi di Nicholas Cage in “Leaving Las Vegas”. Citazioni, queste ultime due, con le quali il film condivide un certo stile visionario e arditamente melodrammatico.

Gli attori sono di straordinaria bravura. A parte Sean Penn, Coppa Volpi a Venezia per questa interpretazione, ed a tratti autocelebrativo, sia la Watts (apprezzata in “Mulholland Drive”) che Del Toro (memorabile in “Traffic”) sono grandiosi. Degne di nota anche le prove di Charlotte Gainsbourg e di Carly Nahon (nel ruolo della moglie di Jack). Il montaggio di Stephen Mirrione e la camera mobile, poi, traducono in un gioco di rimandi l’atmosfera claustrofobica della sceneggiatura di Guillermo Arriaga, e la fotografia di Rodrigo Prieto, dominata da tagli obliqui e da dettagli elevati a simboli, ne costituisce un originale tessuto.

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