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“Crash”, l’unico contatto è lo scontro

  • 14 novembre 2005

CRASH
U.S.A., 2004
Di Paul Haggis
Con Don Cheadle, Brendan Fraser, Sandra Bullock, Matt Dillon, Thandie Newton

Los Angeles è la città dell'incomunicabilità, secondo il detective Graham Waters: i suoi abitanti passano la vita dietro vetri e pareti metalliche, nostalgici di un touch, di un “contatto fisico” (assurdo sottotitolo italiano del film) che troppo spesso si risolve goffamente in “scontro”, in crash, appunto, come se le uniche forme di contatto residue fossero quelle più violente. Con questa idea si apre meravigliosamente l'esordio registico di Paul Haggis, sceneggiatore di "Million Dollar Baby" (e anche del prossimo film di Eastwood, "Flags of Our Fathers"). Un film che si basa molto su una coralità più andersoniana (Paul Thomas, non Wes!) che altmaniana, in cui gli attori offrono recitazioni intense e impeccabili (persino Sandra Bullock). Dato il tema, però, più che di “coro” sembrerebbe più opportuno parlare di flipper: i personaggi sembrano delle biglie impazzite che si scontrano tra loro, costruendo una geografia umana, sociale e psicologica. Biglie che collidono a coppie, come se il crash si verificasse innanzitutto tra le mura di casa, nei rapporti quotidiani: il procuratore distrettuale e la sua insopportabile moglie, i due ladruncoli di colore, il poliziotto razzista e il suo padre malato, e molti altri che comunque riescono a intersecare le loro vite in due giorni di vita-e-morte a Los Angeles.

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Un ennesimo “saggio” su una città che, oltre ad essere una delle patrie del cinema, gode di una ricchissima filmografia. Los Angeles è una città-film, e "Crash" potrebbe benissimo inserirsi nel documentario-saggio di Thom Andersen ("Los Angeles Plays Itself", 2003), che indaga sulla storia cinematografica della città degli angeli e della celluloide. Haggis ci mostra una mappa frammentata, percorsa da faglie geologiche come razziali. Nello stato governato da "Schwarzy", si è cinicamente abituati al male e al sangue: «What do we have?», chiede il detective Waters appena arrivato sulla scena del delitto. «Dead kid», la secca risposta. È un male spesso involontario, passionale, che nasce dai disagi quotidiani della città. In due giorni di narrazione, yankees, afroamericani, ispanici e immigrati persiani si “scontrano” fisicamente e non, in una città dove tutto “crasha”: persone, auto, pallottole, sguardi.

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