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Mondiale alle porte dalle tinte rosanero

  • 5 giugno 2006

Fra pochi giorni inizierà il mondiale più triste del calcio italiano. Eppure mai come in questo momento abbiamo bisogno di calcio giocato piuttosto che di quello vittima di inchieste, interrogatori , deferimenti e sentenze sportive. Abbiamo vissuto la delusione della fase finale del torneo Under 21 con conseguente eliminazione dei giovani azzurrini ed abbiamo visto all’opera la nazionale maggiore impegnata in due amichevoli pre-mondiali che di soddisfacente ha fatto vedere ben poco. La parola d’ordine è una sola: nessun alibi. I fatti extra calcistici non hanno nulla a che vedere con lo stato di forma scadente di alcuni azzurri e con la consuetudine tutta italiana di “pompare” discreti giocatori e trasformarli in fuoriclasse.

Due esempi a supporto di questa tesi: Cannavaro (il più travolto del gruppo azzurro nello “scandalo del secolo” ) è stato il più convincente tra gli azzurri scesi in campo; Del Piero, sulla cui professionalità e simpatia che ispira a prescindere dai colori che indossa, è la figura vivente dell’onesto pedante che da anni i mass media si ostinano a spacciare per fuoriclasse. Tale gioco mediatico ha prodotto notevoli danni alla nostra nazionale ed una vittima illustre è stata sicuramente Baggio, vero ed unico talento e fuoriclasse italiano indiscusso degli ultimi dieci anni. Ma la nazionale registra per la prima volta nella storia del club rosanero ben quattro azzurri. E così i tanti emigranti siciliani presenti in Germania avranno un motivo in più per essere orgogliosi dei colori azzurri dalle pronunciate tinte rosanero.

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Durante questo periodo si è registrato il ritorno di Guidolin in panchina ed il rilancio di un progetto davvero importante. Tralasciamo anche qui il discorso extracalcistico e relativo a probabili sentenze favorevoli alla squadra rosa (Champions League subito) e commentiamo serenamente i “perché” di un ritorno. Guidolin è uomo vincente e preparato come pochi in Italia, ed aldilà delle voci (anche extracalcistiche) che accompagnarono l’abbandono di Palermo, il tecnico di Castelfranco Veneto lasciò un progetto che non riteneva ambizioso come lui stesso voleva e credeva.

Ne ebbe la certezza nel gennaio 2005, quando la società non acquistò alcuni elementi a lui graditi come Caracciolo e Di Michele (guarda caso oggi nella rosa del Palermo) e da allora tirò avanti con quello che passava il convento e, ciononostante, arrivando a giocarsi con la Sampdoria un autentico spareggio Champions, perduto per quell’erroraccio arbitrale che, con la complicità del guardalinee, assegnò al 91° un rigore inesistente alla Samp. A conferma di un ciclo finito arrivò il mancato rinnovo di Zauli, pupillo del tecnico, ed altri progetti tecnici che stava partorendo la dirigenza e che poco si sposavano con le richieste del tecnico.

Parecchi tifosi nella stagione passata si sono chiesti come un presidente possa farsi scappare un tecnico taciturno ed introverso ma dai risultati certi come Guidolin con tanta leggerezza e costruendogli attorno autentici “fossati” tecnici. Ma Zamparini è impulsivo ed istintivo come pochi ma profondo conoscitore di calcio e, spargendosi il capo di cenere, non ha esitato a richiamarlo in panchina e questa volta con ambizioni manifeste e non solo a parole. Siamo certi che senza garanzie tecniche Guidolin non avrebbe mai fatto ritorno a Palermo aldilà del sincero affetto che nutre nei confronti della gente palermitana.

La pulizia del calcio, intesa come allontanamento di dirigenti maneggioni ed arbitri volti a pilotare i risultati, ed una maggiore ed equa ripartizione dei proventi da una parte ed un bilancio in attivo dall’altra ha di fatto rotto gli indugi in Viale del Fante. Adesso Palermo può davvero toccare con mano storici traguardi ed ancora più prestigiosi di quelli raggiunti la passata stagione. I primi movimenti di mercato hanno portato in dote giocatori giovani ma affermati, ogni tassello si sta muovendo in maniera perfetta e d’intesa con il tecnico. Fontana, Corini e Tedesco saranno i veterani affidabili di un gruppo dall’età media di 24-26 anni di provata esperienza e dall’inserimento certo nei meccanismi di una squadra da primi sei posti.

L’unico rammarico sarà la cessione di Grosso e d’altronde il ragazzo merita una squadra prestigiosa come l’Inter e, soprattutto, un ingaggio consono alle aspettative di un giocatore alla soglia dei 30 anni. Ma se un nazionale va via siamo certi che un altro lo rimpiazzerà nella rosa del Palermo: siamo certi che Caracciolo, giocatore dalle indubbie qualità che ha attraversato una seconda fase di campionato deludente, sotto la guida di Guidolin esploderà definitivamente mettendo in mostra tutto il suo repertorio. Buon lavoro a dirigenti e tecnici.

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