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Musei in Sicilia: innovazioni vicine, introiti lontani

Innovazioni, apertura ai privati, nuovi poli: eppure, anche se gli incassi sono in aumento i musei siciliani si trovano ancora al di sotto della media nazionale

  • 11 ottobre 2015

Sempre la solita storia: le potenzialità che ci sono, le cose che non vanno poi così male, ma che potrebbero andare meglio. Fatichiamo a tenere il passo con le altre regioni italiane per quanto riguarda il numero dei visitatori e degli introiti nei siti museali.

Complice probabilmente anche lo stato delle strade e del trasporto pubblico, che rendono la vacanza di chi ha deciso di spostarsi da un capo all’altro dell’isola per fruire delle sue ricchezza artistiche e archeologiche una vera odissea.

Solo apparentemente, infatti, i numeri sono positivi: nel 2014 - si legge nel "Documento di programmazione economico e finanziaria del governo regionale"- il movimento dei visitatori registrato nei sessanta siti siciliani dotati di biglietteria ha quasi toccato 4 milioni, e l'incremento dei visitatori nel triennio 2012-2014 è stato del 7,6%.

Ma, in realtà, in Sicilia la crescita è stata inferiore a quella del resto d'Italia, dove il numero dei visitatori - come spiega ancora il documento – è cresciuto del 9,5%. Così, l’isola si piazza dietro al Lazio, la Toscana e la Campania.

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E lo fa sia per il numero dei visitatori (10,3 milioni nel Lazio, 6,5 in Toscana, 5,4 in Campania) che, soprattutto, per gli introiti: il Lazio incassa oltre 58 milioni in un anno, la Campania più di 31 milioni e la Toscana oltre 25 milioni. E la Sicilia? Circa 19 milioni di euro.

Che, per la maggior parte, arrivano dai siti di Agrigento (quasi 4 milioni l'anno alla Valle dei templi), dal Teatro antico di Taormina (che vanta il maggior numero di visitatori nel 2014, cioè quasi 700 mila) e dall'Area archeologica Neapolis di Siracusa, in buona e costante crescita.

Nel palermitano, stando ai dati del 2014, stravincono il duomo e il chiostro di Monreale (111.685 visitatori paganti contro i 33.317 di San Giovanni degli Eremiti, secondo in classifica), mentre nel Trapanese la metà più gettonata è Segesta, da anni impegnata in una staffetta serrata con Selinunte, già sua rivale nei tempi antichi.

Riusciranno le recenti modifiche, norme e innovazioni che hanno anche fatto discutere, a dare lo sprint giusto anche ai musei, rendendoli all'altezza dei risultati delle altre realtà italiane?

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