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Se la vedevi dal mare, eri in salvo: quando a Palermo c'era la Lanterna del Molo Nuovo

Entrò nel sentimento popolare, non solo per la sua funzione di torre d'avvistamento e segnale luminoso, ma anche come luogo quotidiano in cui trascorrere il tempo

Antonino Prestigiacomo
Appassionato di storia, arte e folklore di Palermo
  • 10 gennaio 2022

Dettaglio di un dipinto tratto da un'incisione del XVIII secolo

Palermo, ormai è noto, era considerata una città importantissima per la facilità con la quale le navi potevano attraccare nelle sue cale.

A non molto più di un secolo dalla costruzione del molo della Cala, voluto da Alfonso “il Magnanimo” nel 1445, si cominciò a pensare alla costruzione del Molo Nuovo.

Del perché fu necessaria la costruzione di un molo nuovo a così breve distanza dal primo ce lo racconta il Marchese di Villabianca.

«Essendo stato poi di infelice riuscita il porto suddetto della Cala di Piedigrotta e del suo Molo, pericolandovi fortemente le navi, che vi gettan l'ancore, comecché esposto alla traversie di alcuni particolari venti, che sono di tramontana, greco e levante, restò la città altra volta può dirsi senza porto, motivo per cui si diè mano all'erezione del presente secondo Molo di San Giorgio».

Era il 19 giugno 1567 quando il Principe di Castelvetrano, Presidente del Regno, «buttò la prima pietra al molo» nella parte della Tonnara di San Giorgio appartenuta ai Valguarnera e agli Spadafora. La nuova costruzione ingegneristica, che per il costo ingente di denaro fu chiamata il “Molo d'argento”, nei secoli fu dotata di ulteriori costruzioni e fortificazioni per la sua protezione.
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Le edificazioni in contemporanea, sia del Castelletto del molo, sia della torre in muratura a sostegno della Lanterna, sul lato nord e nel braccio di quello che venne identificato come “Lo stradone del Molo”, furono completate nel 1593. «Le due nuove fortificazioni, il Castello del Molo alla punta di terra ed il fortino della Lanterna, si aggiunsero al sistema difensivo preesistente, posto già a tutela dell'antico porto: la Garita ed il Castello a mare».

Infatti nei Diari di Palermo, il 19 agosto del 1676, durante la battaglia di Palermo, si evince come per contrastare le armate francesi si dotò di armi pesanti anche la Lanterna del molo: «la fortificazione fatta dal senato di Palermo al contorno sotto la lanterna del molo, con sette pezzi di cannoni grossi, e molti altri simili sopra il forte d'essa lanterna, che sono in tutto ventidue».

L'utilità di una fonte luminosa che indichi un porto vicino per i naviganti è sempre stata fondamentale, perciò non è una stranezza che la Lanterna del Molo Nuovo di Palermo nel corso dei secoli sia stata più volte restaurata, sia per via dei bombardamenti delle battaglie, sia, nel nostro caso, anche a causa dei potentissimi fulmini che ne compromisero la struttura.

Di questo evento ce ne da notizia uno dei Capitoli della città di Palermo del 13 dicembre 1773: «Nella passata stagione a' 26 Luglio 1773, avendo un fulmine devastata la Torre del Molo, in cui per guida de' Naviganti vi è situata la Lanterna, che s'illuminava, giusta l'antichissima costumanza, con ventiquattro lampadi con rotoli tre d'olio la notte, e poiché si desiderava dai Piloti con unanime sentimento de' Naviganti d'accrescersi l'altezza, e lumi; perciò il fu Eccellentissimo Principe del Cassaro [...] con provvida accortezza ordinò di ristorarsi» e alzò la torre che sosteneva la Lanterna di quindici palmi e la Lanterna stessa di cinque.

Inoltre, il senato palermitano ordinò che la Lanterna dovesse essere illuminata con quaranta lumi la notte e concesse al “Lanternajo” cinque rotoli d'olio ogni sera per provvedere a tale compito.

Questa disposizione fu poi variata come ci suggerisce il Di Marzo: «questa antica illuminazione fu poi riformata fin dal dì 1 aprile del 1853 sostituitovi un fanale con apparecchio catadiottrico a luce variata d'intensità di due in due minuti, elevato 28 metri sul livello del mare, e visibile dalla distanza di 14 miglia geografiche di 60 a grado».

La Lanterna del Molo entrò anche nel sentimento popolare, non solo per la sua funzione pratica di torre d'avvistamento e segnale luminoso, ma anche come luogo quotidiano in cui trascorrere del tempo. Pitrè infatti raccoglie un proverbio antico legato alla Lanterna: «Nun ti stari a lavari a la Lanterna ca lu megghiu amicu t'arrobba li panni» che sarebbe a dire “Non farti il bagno alla Lanterna del Molo perché non puoi mai essere sicuro che qualcuno non ti rubi i vestiti”.

Probabilmente accadeva spesso. Un aneddoto divenuto popolare nella borgata di Vergine Maria, legata alla Lanterna del Molo, coinvolse, ormai tanti anni or sono, un personaggio che amava bere vino.

Qualche goliardico ragazzo gli urlava contro: «U vinu avissi a ghiri a centumila liri a litru» cioè “Un litro di vino dovrebbe costare centomila lire” e lui sobriamente rispondeva: «Se, giustu, ma un litru ri vinu avissi a jessiri quantu a Lanterna o' Molu» cioè “Sì, dici bene, ma un litro di vino dovrebbe essere alto e pieno quanto la Lanterna del Molo”.

Quasi un contrasto alla Petru Fudduni.

La Lanterna del Molo fu distrutta nei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, al suo posto venne collocato l'attuale faro, ma oggi con le nuove tecnologie forse se ne può perfino fare a meno, non era così però per i naviganti di un tempo che vedevano la vecchia Lanterna del Molo come il simbolo della terra promessa, un' àncora di salvezza nelle furibonde notti di tempesta.
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