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Sei a Palermo ma è un videogioco: immagina come sarebbe "vivere" al tempo dei Florio

Abbiamo immaginato come sarebbe trovarsi a camminare per le strade di Palermo e scoprire la città in momenti storici diversi. Un sogno per molti videogamer

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 3 dicembre 2022

È dai tempi di Tomb Raider II (1997) che le software house tentano di ispirarsi alle città reali per proporre qualcosa di inaspettato ed unico ai videogiocatori, ma è nel corso degli ultimi quindici anni che l’industria è riuscita a sviluppare tecnologie che permettessero di ricreare vere riproduzioni delle varie metropoli.

Grazie a delle saghe come GTA, che ha spinto il mercato ad approcciare una ricostruzione realistica degli ambienti, e soprattutto Assassin’s Creed, nell’arco di poche generazioni siamo infatti passati da ambientazioni ricreate tramite l’uso di semplici fondali prerenderizzati a concrete riproduzioni storiche e tridimensionali.

Così abbiamo avuto la fortuna di godere della possibilità di camminare all’interno di antiche città, con cui è possibile interagire in vari modi. Tra queste abbiamo l’Antica Roma. La Londra vittoriana. Parigi, Atene, Sparta. E tante altre.

Con l’uscita del prossimo Assassin’s Creed, intitolato Mirage, ambientato a Baghdad attorno all’850 d.c., i giocatori avranno perfino la possibilità di approfondire una cultura che è al contempo molto distante ma anche molto richiesta dal pubblico. La proposta dunque di visitare una città esotica ha reso questo titolo fra i più attesi e desiderati del 2023. Ed è confrontando proprio Baghdad con Palermo che l’occhio attento del giocatore siciliano si accende, immaginando cosa potrebbe accadere se finalmente l’attenzione del mercato si rivolgesse alla Sicilia.
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Un potenziale ancora inespresso In verità, c’è mancato poco che l’intera isola venisse riprodotta interamente dentro un videogioco. Rimanendo in casa Ubisoft, sono stati due i momenti in cui i giocatori hanno sognato in grande. Durante la presentazione di AC Odissey, molti pensarono che oltre la penisola greca avremmo potuto visitare la Sicilia, per colpa delle vicende storiche del generale ateniese Alcibiade.

Purtroppo però la trama di gioco non raggiunse mai gli anni della sua spedizione e il sogno dei fan fu interrotto. Qualche anno dopo fu nuovamente Ubisoft ad illudere i siciliani. Ci si aspettava di visitare l’Impero Romano e di andare in Sicilia per visitare la Villa del Casale, Agrigento, Panormus.

Anche in questo caso però la casa francese decise di deludere i fan, spostando il successivo gioco nell’Inghilterra medioevale. La Sicilia però si presta molto al mondo videoludico, non solo in quanto perfetto scenario per un gioco ambientato nella storia antica, ma in quanto crocevia dei popoli in tutti i periodi della storia. Pensate solamente alle potenzialità di una ricostruzione videoludica della Palermo arabo-normanna.

Quanto sarebbe attrattivo per un pubblico in costante crescita e alla perenne ricerca di novità? Una trama ambientata a cavallo del secolo 800 fino al 1100 potrebbe garantire agli sviluppatori centinaia di opportunità per riprodurre usi, costumi, opere architettoniche e personaggi dell’epoca che entrerebbero nel cuore di milioni di giocatori.

Immaginate cosa vorrebbe dire calcare le strade di Balarm. Attraversare i tetti della cattedrale e delle moschee che erano presenti nel capoluogo, svolgendo missioni di infiltrazione.

Sfuggire a degli inseguitori presso l’antico suq. Godere del paesaggio dell’antica Conca d’Oro in cui osservare i giardini di agrumi. Volendoci spingere oltre a quest’epoca, possiamo immaginare di vedere Paermo come location di un videogioco ambientato durante il Risorgimento, oppure durante gli anni dei Florio o delle guerre di Mafia.

È infatti strano notare come l’industria abbia parlato moltissimo di Cosa Nostra, preferendo però quasi sempre mostrare il lato americano dell’organizzazione criminale. Anche quando i protagonisti di questi titoli sono di chiara origine italiana, le software house hanno sempre preferito ambientare le loro trame in città chiaramente ispirate a New York o a Chicago. Mai in un contesto strettamente italiano.

È vero. Trattare il tema della Mafia siciliana in un videogioco sarebbe un argomento spinoso, ma considerando il livello di maturazione che ha espresso il media nell’ultimo decennio non sarebbe neppure così difficile.

Un mercato più vasto di quanto si creda
Quando immaginiamo di vedere un gioco ambientato a Palermo, dovremmo riflettere sulla platea a cui si rivolge, consapevoli che la fetta di pubblico sarebbe molto ampia. Immaginando infatti la ricostruzione storica ed esotica della città, molto probabilmente un titolo come questo attirerebbe l’attenzione di milioni di giocatori. Francesi, tedeschi, inglesi, americani sarebbero attratti da un gioco ambientato nella nostra isola.

Inoltre, qualora la trama sviluppata dovesse toccare il periodo medioevale, il gioco toccherebbe nell’intimo anche tutti quei giocatori di origine araba e orientale, che potrebbero sorprendersi nel vedere ricostruita una città tipicamente occidentale che però presenta una storia multietnica.

Le opportunità dunque sarebbero tantissime, nel penetrare all’interno della memoria videoludica. Inoltre un titolo come questo porterebbe le persone a sostenere il Turismo digitale, che induce le persone a visitare altri paesi proprio tramite l’uso di giochi “educativi”, invogliandoli anche a recarsi nelle città in cui si ambientano le vicende del gioco.

Insomma, Palermo si offre per divenire una probabile ottima location, che porterebbe inoltre ad un aumento del valore economico e turistico del nostro territorio.
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