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Sentieri ripidi fino alla Fossa delle Felci: qui siamo nel punto più alto di tutte le Eolie

Una domenica di ottobre alla scoperta della seconda (per grandezza) delle Isole Eolie. Vi portiamo sull'isola di Salina, tra sentieri ripidi e un magnifico paesaggio

Santo Forlì
Insegnante ed escursionista
  • 29 ottobre 2023

L'isola di Salina

Escursione ottobrina all’isola di Salina dell’arcipelago delle Eolie per raggiungere i 955 s.m di Fossa delle Felci.

Sentieri ripidi ma un paesaggio dai magnifici colori: distese verdeggianti, altre bordeaux, la sagoma scura di un isolotto prospiciente, il tutto a specchiarsi nel mare blu.

Una domenica di metà ottobre, sveglia presto e partenza per l'isola di Salina la seconda per grandezza delle Eolie col gruppo "Camminare i Peloritani".

Mare calmo, traversata in aliscafo assolutamente tranquilla.

Alle ore 8.00 eravamo già col piede posizionato verso l'alto per raggiungere i 955 s,m. di Fossa delle Felci: il punto più alto dell’isola e di tutto l’arcipelago.

In partenza abbiamo notato alcune pregevoli abitazioni dalle bianche facciate, stile Andalusia, ma immerse nel verde e con tante piante di ibiscus dai fiori dal giallo al violetto.

Abbiamo iniziato l'ascesa e nei vari tornanti spesso abbiamo avuto modo di spaziare lo sguardo e vedevamo mare e cielo che a causa di una nebbiolina sembrava che mischiassero i loro colori, per cui l'azzurro svaniva nel celeste e viceversa. E frattanto continuava la nostra ascesa.
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Per noi escursionisti il detto che la vita è fatta a scale, appare alquanto riduttivo, perché ci sono pure gli scaloni, le rampe e i muraglioni. A questo proposito un noto trekker viene soprannominato mister Rampetta. Comunque, via via salendo abbiamo incontrato una fitta vegetazione.

Salina si presenta più verdeggiante rispetto alle altre isole perché nonostante l’altezza ha un declivio meno accentuato e inoltre è l’unica a disporre di acqua dolce, c’è pure uno stagno salmastro.

Ai lati del sentiero da noi percorso c’erano dei vasti tappeti di muschio che a seconda delle zone assumeva delle colorazioni diverse più pallide o di un verde più smagliante.

Le felci dominavano su vaste distese, e con l'avanzare dell'autunno quelle più esposte al sole avevano assunto una colorazione rosso bordò che conferiva una bella pennellata di colore a tutto il paesaggio.

Finita l'ascesa e dopo la pausa pranzo iniziata la discesa, ci siamo imbattuti in degli scorci panoramici ancora più spettacolari.

Per un lungo tratto abbiamo camminato all'ombra lungo un sentiero che si apriva su un boschetto di erica che era diventata tanto grande da abbandonare la sua connotazione di siepe ed assumerne una di arborea, con tanti rami e tronchi rinverditi dal muschio attaccatosi.

Camminando lungo la ripida discesa abbiamo appreso che "sdrucciolevole" e "precipitevolissimevolmente" non sono necessariamente degli scioglilingua, più di una volta ci siamo trovati seduti per terra senza che lo avessimo desiderato e qualcuno si è prodotto in una scivolata stile bob per fortuna senza conseguenze perché avvenuta su morbido terriccio.

Comunque il paesaggio era stupendo, in alcuni tratti scorgevamo il mare di un blu intenso che si specchiava fra l’isola su cui ci trovavamo e la massa scura di un isolotto prospiciente delineando un quadro di straordinaria dolcezza ed armonia.

Continuando la lunga discesa abbiamo visto dall'alto una zona con una vegetazione così fitta, intricata e su vari strati, da dare l'idea di una foresta tropicale.

In particolare c'erano tanti alberi dal tronco chiaro e dal fogliame di un giallo canarino che conferivano una nota di colore e un bel contrasto cromatico in mezzo a tanti altri con un fogliame verde scuro.

Infine, era il primo pomeriggio, dopo avere attraversato un tratto soleggiato, abbiamo percorso l'alveo di un torrente asciutto, che incassato com'era e costeggiato da un fitto canneto a galleria ci ha reso grato l'orezzo dopo la passata calura.
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