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Un vero gioiello abbandonato: il Villino Basile di Santa Flavia, secoli di "vorrei ma non posso"

Di questo luogo nessuno sa niente, nemmeno gli abitanti di Santa Flavia e dintorni, o gli studiosi addetti ai lavori che a parte cenni storici sulla villa hanno poche altre informazioni

Sara Abello
Giornalista
  • 19 aprile 2022

Villino Basile a Santa Flavia (foto di S. Abello)

È risaputo che Bagheria sia la “città delle ville”, e di questo ce ne vantiamo a più non posso spesso anche inmaniera opinabile. Non tutti sanno però che non è propriamente una nostra esclusiva...anche il borgo di Santa Flavia, nato come colonia fenicia, a partire dal XIX secolo, contestualmente al prolungamento della ferroviasin lì, si trasformò in meta della nobiltà palermitana. All’epoca certo non si trattava di treni rapidissimi, i nostri poi non lo sono neanche adesso se ci pensate, però pur sempre più veloci di cavalli e carretti, tanto da fargola ai ricchi palermitani.

Questa fu la causa del loro interessamento per Santa Flavia e di quell’ondata cheli condusse sin lì. Così nei pressi della stazione e poi giù sino al mare di Porticello, iniziarono a comparire sontuose ville in stile Liberty.

La più nota per antonomasia è il Villino Basile, edificato tra il 1874 e il 1878, come residenza per la villeggiatura estiva della famiglia dell’architetto Ernesto Basile, che la realizzò in collaborazione con il padre Giovan Battista Filippo, lo stesso con cui progettò niente meno che il Teatro Massimodi Palermo, l’esecuzione forse più nota.
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Ernesto Basile, degno della famiglia da cui discendeva, grazie ai suoi lavori fu conosciuto in tutta Europa per essere tra i protagonisti della stagione del Liberty. Una buona porzione di edifici palermitani è frutto del suo ingegno e ancora oggi, passeggiando per la città, la sua impronta è viva.

Da Casa Utveggio alle officineDucrot, passando per Villa Igiea, lo Stand Florio e svariati edifici tra chioschi, dimore private dove si occupò anche degli arredi, chiese, teatri e architetture funebri, tutto ci riporta al suo intervento che ha plasmato l’aspetto della bella Palermo. Certo è che di Santa Flavia doveva essersi innamorato davvero, tant’è che lì lavorò anche ad altri progetti, come quelli di Villa Filangeri e di alcune dimore private.

Del resto Santa Flavia è un piccolo borgo nei pressi diPalermo, nonché una località balneare che si affaccia su uno dei golfi più belli di tutta la Sicilia e che, grazie alla sua posizione, ha instaurato un legame indissolubile con il mare che da sempre attira sia avventori occasionali che coloro che vi si sono stabiliti eleggendola a sede del sollazzo vacanziero. Proprio all’incrocio della stazione ferroviaria sorge il Villino Basile con il suo vivace prospetto rosso, dove una struttura a pianta rettangolare si sviluppa inglobando una sorta di torre circolare.

Tipici elementi del Liberty ricorrono anche qui, tra questi la linea curva dei rosoni decorativi che in qualche maniera separano la parte inferiore dell’edificio da quella superiore, e che si ritrova anche nelle finestre che risultano così “alleggerite” .I lettori più attenti si saranno resi conto che vi parlo però solo degli esterni della villa, e nessun riferimento ai tesori che forse ancora vi si racchiudono all’interno. Come mai? Presto detto!

Oggi, e da che io ne abbiamemoria ad esser precisi, la villa è chiusa e come la maggior parte delle altre dimore di origine aristocraticae non solo, non visitabile. In genere quando sento parlare di “scempi e degrado” tento sempre di prendere leparole con le pinze e documentarmi bene, ma stavolta, anche a volerlo fare, non è possibile. Innanzitutto, come è mia abitudine, ogni cosa inizia dalle ricerche, anche nel caso di questo edificio di chiaro interesse storico artistico e, con grande delusione, non ho trovato pressoché nulla neanche nella bibliografia dedicata a Basile, dove però vi è un più ben ampio spazio per altri edifici.

Questo lo si potrebbe anche spiegare dal momento che si trattava di un progetto personale, un edificio eretto per la propria famiglia, per cui non finito sui libri diarchitettura. La vera stranezza è che neanche gli abitanti di Santa Flavia e dintorni, o studiosi addetti ai lavori, ne sappiano nulla... ed è anomalo perché in genere le voci di popolo ce le ritroviamo a pontificare davvero su tutto, ma qui c’è un mistero.

La Villa è ancora oggi privata, questo solo sappiamo, non è chiaro se sia ancora in possesso dei discendenti della famiglia Basile o se acquistata da altri nel tempo...si sa solo che i proprietarivivono in un non precisato “fuori” e che la dimora sia in totale stato di abbandono.

Questo più che altro sonoi nostri occhi a dircelo tutte le volte che passiamo di lì.La tentazione a sbirciare dentro viene eccome, e anche il sospetto che qualcuno potenzialmente lo abbia giàpotuto fare è spiccato. D’altra parte deve esserci stata una certa latitanza anche delle istituzioni che non hannosaputo o potuto intervenire, al punto da arrivare allo stato attuale. È un peccato che non si sfrutti l’edificio cheper altro si trova in una evidente posizione strategica per il turismo della zona, salvandolo in primis con unrestauro, prima che i segni del tempo e le loro conseguenze diventino inevitabili.

Che siano i proprietari, gliamministratori locali, fondazioni come il FAI o un qualche illustre cittadino amante dell’architettura di Basile,resta la speranza e soprattutto il desiderio che si intervenga. Presto che è tardi!
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