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Coalizione, amica mia

Leoluca Orlando ama vincere le partite con un modulo che neppure Zeman avrebbe mai pensato: tutti all'attacco e senza difesa, tanto non s'avvicina nessuno

Carmelo Di Gesaro
Imprenditore e blogger
  • 12 aprile 2017

Se è vero che dietro ad un grande uomo ci sta una grande donna, è pur vero che dietro un grande candidato ci sta una grande coalizione. È il caso di Leoluca Orlando che le partite ama vincerle con un modulo che neppure Zeman avrebbe mai pensato: tutti all'attacco e senza difesa, tanto non s'avvicina nessuno.

Con il Sindaco “Pentagestione” sono in corsa praticamente tutti; Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana, una cellula di Articolo 1, un pezzo di Forza Italia, due pezzi di Pd, un pizzico di Possibile, NCD q.b. e un po' di società civile che fa sempre la sua porca figura.

Indecisi se portare anche il pallone, a questo giro, la corazzata Orlando pare praticamente imbattibile. Contro “l'intramontabile” infatti, la partita è aperta soltanto per Fabrizio Ferrandelli, di cui abbiamo già parlato e con il Movimento Cinque Stelle ad inseguire la formula perfetta per annientarsi. Dietro Ismaele La Vardera, Nadia Spallitta e tutti gli altri, a contendersi il ruolo di coro delle voci bianche.

Eppure non sono lontani i giorni in cui a fianco all'attuale sindaco c'era un vuoto che manco alla Camera dei Deputati il venerdì se ne vedevano di così. Nel 2012 infatti, scoppiato il “caso” Orlando vs Ferrandelli, già ancora loro, alla conferenza stampa di apparizione della candidatura, c'erano una sparuta di vecchi amici, Rifondazione Comunista e l'anonima pensionati. Tra una dentiera cadente e l'altra, il vecchio Leone annunciava di sfidare tutti e tutto, mentre da sinistra le risate erano grasse.

Come quelle che si fece il neo primo cittadino quando stravinse il primo turno e poi il ballottaggio, portandosi a casa 30 consiglieri su 50, eleggendo pure; due passanti, un citofono, un logo mai usato della “Rete”, il guardiano del faro e una copia del Giornale di Sicilia del 1984.

Erano i tempi in cui Giusto Catania, dopo i fasti del Parlamento Europeo e adesso “leader incontrastato” di Sinistra Comune, suonava al citofono che rispondeva in automatico: chi sei? Una cosa di quelle che il pc (Personal Computer, non il Partito Comunista) sta in perenne stato: “l'applicazione non risponde”.

Ma la sinistra palermitana è un po' così, naif, elementare e divisiva per sua natura e dunque, emozionata, si ritrovò, per una botta di culo che manco Totò Schillaci al mondiale del '90, dentro una coalizione che asfaltò Ferrandelli, i democratici e appunto un pezzo dell'attuale Sinistra Comune.

Finalmente una vittoria! Un'emozione da farti sentire dentro un piccolo Che Guevara. Partì così la rivoluzione senza sigaro di Rifondazione. D'un tratto i palermitani diventarono di sinistra senza saperlo. Avevano votato per il Pdl (12,57%) e Leoluca Orlando (47,42%) e invece si ritrovarono in sella i comunisti (4,75%) che non superarono neppure lo sbarramento per entrare in consiglio comunale. Fu il trionfo del voto disgiunto e di “Din Don” Giusto Catania.

Che poi non lo sapete, ma Catania, io, non l'ho mai “incontrato” ed ho la stessa curiosità di quando incontrai Umberto Tozzi per caso all'aeroporto di Lampedusa: ci incrociammo, io lo guardai, lui mi guardò e tutto finì così.

Ultimi, ma non ultimimissi, ad essersi aggregati alla coalizione che sosterrà Leoluca, il gruppo dei comitati civici, che non hanno saputo resistere al grido di “facciamo squadra” del primo cittadino, mollando a due mesi dal voto Ferrandelli, dopo aver mollato a tre mesi dal voto La Vardera. Potrei continuare a ritroso per ore, ma non mi va.

Infine, ecco il Partito Democratico che, dopo aver aggregato, con un gioco di correnti e non è un gioco di parole, buona parte del partito tra le liste a supporto del primo cittadino, ha sciolto da poco le riserve e pure mezzo logo, fondendolo con quello dell'NCD di Angelino Alfano. Un'identità visiva che pare uscita dalla fantasia di una suocera in vena di elaborazioni in decoupage coi ritagli di giornale. Un po' come del resto l'identità politica proposta. Senza ovviamente nulla togliere alla creatività delle suocere che stanno con Orlando.

Voci di corridoio sostengono che l'iniziativa sia un esperimento in vista delle prossime regionali. Spero di no! Non riesco neppure ad immaginare cosa riuscirebbero a fare con i loghi in sei mesi d'attesa. Io comunque, nel frattempo, sto col citofono di Giusto (dopo la foto anche lui “amico mio”).

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