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Per un amore mille pene: i matrimoni politici della Regione siciliana

Matrimoni d'amore e matrimoni di interesse, forzati, annoiati o mondani: da destra a sinistra la politica siciliana si unisce in improbabili legami: per un amore mille pene

Nicola Primo
Ex politico
  • 3 novembre 2017

Una frame dal film "Matrimonio all'italiana"

Di matrimoni è piena zeppa questa campagna elettorale. Matrimoni d‘amore come quello del candidato presidente della Regione per il centrosinistra, Fabrizio Micari che su Instagram ha annunciato che sarebbe convolato a nozze prima del 5 novembre.

Poi ci sono i matrimoni d’interesse e sono molto diffusi nella politica siciliana. Uno è quello fra Nello Musumeci e Gianfranco Miccichè. Si erano tanto odiati, poi, complice l’esigenza di ritrovarsi sotto le insegne del centrodestra unito, sono tornati ad amarsi.

Litigano ogni giorno sulla stampa, un po’ per l’esclusione di Gaetano Armao dal listino, un po’ per la posizione da assumere sul giustizialismo o sul garantismo.

Però a oggi sono come quei coniugi che restano insieme per presenziare sotto braccio agli eventi mondani. Da separati darebbero adito a un mare di pettegolezzi, da uniti trasmettono l’idea positiva di una coppia vincente. Anche dall’altra parte, il collante di alcune unioni è l’interesse elettorale; finito da un pezzo il sentimento, si è messo da parte anche il risentimento per conquistare un posto al sole all’Ars.

Ne è un esempio Salvatore Cardinale, da tempo immemore protagonista della politica siciliana, e fortemente critico in tempi recenti verso il presidente della Regione siciliana, Crocetta.

Oggi l’ex ministro delle Poste sostiene la candidatura di Micari, lo stesso che ha indicato nella sua possibile squadra di governo, Alessandro Baccei, assessore al Bilancio del tanto vituperato (da Cardinale) governo regionale.

Ma per un amore mille pene, si sa. E quindi, pur di entrare a pieno titolo nell’assemblea con 70 deputati - e non più 90 come sino alle ultime elezioni - qualche sacrificio al proprio ego va fatto. A urne chiuse e a risultati definitivi, magari si tornerà a litigare, sancendo persino una separazione definitiva, un divorzio breve forse, ma oggi la quiete regna sovrana, con buona pace di tutti.

A sinistra, Claudio Fava e Ottavio Navarra si erano riconciliati ancor prima dell’ufficializzazione delle liste, ricucendo il filo del dialogo. La terapia di coppia in questo caso pare abbia funzionato, perché di frizioni pubbliche non se ne vedono. Poi chissà, al chiuso di quattro mura domestiche se volino gli stracci.

I Cinquestelle, coerenti con la politica del Vaffa, invece di matrimoni forzati non ne hanno voluto sapere. Con i pezzi della prima diaspora, quelli ricollegabili a Riccardo Nuti per intenderci, non hanno voluto ricucire. Loro sono da sempre fautori del "meglio soli che accompagnati", e sarà il dopo elezioni, quello che scaturirà dalle urne il 6 novembre, a dimostrare se la loro decisione sia stata vincente o meno.

Quello che accomunerà tutti gli sposi d’interesse o i single per scelta, sarà la gestione del rapporto con l’Assemblea regionale siciliana. Con l’attuale legge elettorale, chiunque vinca dovrà dialogare con tutti, perché non ci sarà una vera e propria maggioranza schiacciante in aula, ma tante piccole espressioni, maggioritarie o minoritarie a seconda del momento e del provvedimento.

E lì ci sarà da stupirsi se non da ridere perché potremmo assistere a sodalizi oggi impensabili. L’unico vero augurio è che tutte queste unioni di fatto e d’interesse non portino la Sicilia a far le nozze coi fichi secchi.

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