Hattavolaaah!

HomeBlog › Hattavolaaah!

Una siciliana veg in giro per Londra: altro che Fish&Chips

Chiara Chiaramonte, a Londra, lascia da parte il classico junk food della capitale inglese e prova per i lettori nuovi spazi vegetariani, ecco il suo personale "London Veg Tour"

Chiara Chiaramonte
Imprenditrice, esperta di cucina vegetariana e blogger
  • 27 novembre 2017

Il giretto di cui vi racconterò la parte "manciataria" questa volta si è svolto a Londra, una delle mie città europee preferite, una di quelle che custodisce un pezzo del mio cuore. Faccio capatine nella capitale inglese da oltre 13 anni e così ho maturato un po' di esperienza da vegetariana che deve consumare tutti i pasti (tranne la colazione) fuori.

I posti che ho potuto testare per voi (solo per voi eh!). La prima mattina io e la mia compagna di viaggio (l’illustrissima scrittora Daniela Gambino), facciamo un giro per Regent Street e la zona di Oxford Street. Dietro Regent Street c’è la carinissima Carnaby Street: viuzza piena di negozietti deliziosi e tanta offerta di food.

Alla fine io e Daniela ci sediamo per il pranzo da Shoryu esattamente in Kingly Court, un cortiletto con alcuni ristorantini. Si tratta di un ristorante giapponese specializzato in ramen. Ottimo. Ottimi i piatti, bello il contesto, gli arredi, i piatti e le posate, gentile il personale ed ottimo il rapporto qualità/prezzo. Ah un piccolo dettaglio: uno dei cuochi era siciliano!

Dopo un giro di fervente shopping facciamo una pausa prima di cena da Pret a Manger, di cui vi avevo già scritto nell’articolo su Parigi, in cui tutto quello che facciamo (dopo aver ricaricato a scrocco i cellulari attraverso le porte usb a disposizioni dei clienti) è bere delle bibite bio a base di avocado e di zenzero. Poco gasate, poco zuccherate e ben equilibrate. Si trovano al banco frigo in lattina e costano anche abbastanza poco.

Si fa ora di cena e ci dirigiamo verso Ethos Food (dove vi consiglio di prenotare) su Eastcastle street, tra Tottenham Court Road e Oxford Circus. Si tratta di un ristorante vegetariano a buffet, in cui ci si compone il piatto da sè e poi lo stesso viene pesato e pagato in base al peso alle casse. L’offerta vegetariana, vegana e senza glutine è abbastanza ampia, la qualità del cibo ottima e il prezzo abbastanza accessibile.

Il secondo giorno non potevo non mostrare alla mia amica scrittora il mercato di Camden, nella zona nord della città. Un tempo era la zona frequentata dai punk che nel fine settimana si animava parecchio e tra negozietti di dischi in vinile, abbigliamento in canapa, giocattoli, gioielli artigianali, borse, quadri, t-shirt e scarpe personalizzate: a Camden Market si trova di tutto.

Per il pranzo, visto che non c’erano le bancarelle di cibo etnico che si trovano il sabato e la domenica solitamente, ci sediamo al Lock 17: un pub in stile inglese ma abbastanza turistico che offre pasti abbastanza veloci, al riparo dalle piogge e dall’umidità con un arredo in legno e un contesto gradevoli.

Io ho preso un burger a base di verdure e legumi servito dentro al panino e che aveva come contorno di patatine fritte, servito su un vassoietto ricoperto da un tovagliolo che simulava un foglio di giornale. Ben bilanciato il burger, il panino purtroppo, come sempre, un po’ finta-brioche ma nel complesso non male. Qui però purtroppo l’ho fatto ancora: ho ordinato del vino. Questa volta è andata male: il vino non era buono, probabilmente la bottiglia era aperta da un po’ e conservato male. Pazienza.

Dopo la visita al mercato con la scrittora decidiamo di passare per Regent’s Park. Passeggiando dentro al parco veniamo colti dalla tipica pioggia inglese che noi panormiti definiamo come “assuppaviddani”. Decidiamo di fare un pausa caffè al riparo dentro il secondo caffè che si trova sul vialone principale del parco.

Qui veniamo pressoché ignorate e ci viene servito dopo un pezzo (non al tavolo ma al banco) un caffè americano che non sa di niente. Insomma accoglienza zero e caffè meno uno. La sera decidiamo di sederci in un pub inglese frequentato dagli inglesi: il Queen’s Head a Brook Green, nel quartiere di Hammersmith.

Lì mi sono concessa una birra inglese e un piatto misto con hummus di ceci e tante verdurine crude e cotte e poi con la scrittora abbiamo condiviso un enorme piatto di tortillas ricchissime di tante salsine gustose. Questo pub consente ai turisti di capire al meglio come è concepito il concetto di pub dagli autoctoni, inoltre l’atmosfera è gradevole e il cibo è buono con un rapporto qualità/quantità/prezzo.

Il giorno dopo abbiamo fatto un giro per Brick Lane: una zona underground di Londra che non conoscevo. Mi era stato segnalato da un amico londinese un posto dove poter gustare i bagel più buoni di Londra e così, insieme ad altri due amici palermitani emigrati decidiamo di pranzare con questi prodotti del Bagel Shop in un parco in zona.

Si tratta di una sorta rosticceria molto rustica che produce anche croissant ed altri pezzi dolci e salati da portare via. Per i vegetariani c’è l’opzione con crema di formaggio, oppure con burro di arachidi o con uovo. Ecco, per esperienza personale vi sconsiglio vivamente quello con l’uovo. Non me ne abbiano a male gli amici inglesi ma i bagel di New York sono un’altra cosa!

Dopo ci spostiamo nella zona di Bayswater, a nord di Hyde Park, dopo aver fatto un bel giro dentro al parco e visto il tramonto su Serpentine. Facciamo un aperitivo al pub Swan, in cui ci concediamo una buona birra locale per poi spostarci al ristorante indonesiano Tuk Tuk. L’ambiente è informale, il menu ricco con molte opzioni vegetariane e vegane: zuppe, riso, spaghetti con verdure.

L’unica delusione è stata la mia: ho ordinato dei noodles ma, come era successo a Parigi, mi hanno presentato quelle che noi chiameremmo "fettuccine", quindi non degli spaghetti a sezione tonda ma piatti. Pazienza. Di contro i piatti dei miei commensali erano ottimi.

Non contenti e sempre in compagnia degli amici palermitani ci concediamo anche un dolcino ed un caffè nel dopocena e ci fermiamo sulla stessa strada del ristorante da Granier: prendiamo dei dolcetti con crema, dei dolcetti di sfoglia e dei caffè americani. Buono ma non favoloso. L’ultima mattina dopo la colazione in hotel ed un giro per Hammersmith, in attesa di tornare a casa, mi concedo una English Breakfast in versione vegetariana da Brooks Green, su Shepherd Bush road.

Mi presentano un piatto con fagioli rossi, pomodoro, spinaci, uovo fritto, funghi ed una "salsiccia" di verdure a base di patate e del pane integrale tostato, il tutto con una buona presentazione ed un prezzo buono. Devo dire che per me questa non è stata una colazione ma un pranzo.

Alla fine di questo viaggio voglio raccontarvi un po’ di particolari relativi al cibo e al bere che mi hanno colpito:
1. I londinesi hanno una fissazione per il prosecco: ovunque è venduto come il nettare degli dei.
2. Non puoi dire di avere visitato Londra se non hai assaggiato almeno una volta il Marmite.
3. Ho trovato un posto dove il caffè espresso italiano è VERO: si tratta del caffè Vergnano su Charing Cross road. Unica eccezione al caffè non-caffè che ho trovato nei posti che ho visitato.

Salutiamo Londra io e la scrittora con la promessa di tornare presto a scoprire ancora le tante sfaccettature che offre questa splendida città.

articoli recenti