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Annullano il tremore: al Policlinico di Palermo si "guarisce" dal Parkinson

Si tratta di una tecnica che prevede il mantenimento dell’integrità della teca cranica del paziente attraverso strumenti tecnologici avanzatissimi

Balarm
La redazione
  • 13 giugno 2017

L'equipe è guidata dal professore Massimo Midiri, capo dell'Istituto di Scienze Radiologiche, e ha portato a termine un intervento all'avanguardia che fissa il Policlinico di Palermo come l'unica struttura sanitaria in Italia a intervenire con gli ultrasuoni sul Parkinson.

Cosa è successo? Un uomo di 67 anni affetto dal morbo di Parkinson è stato sottoposto a un intervento durato oltre due ore che ha "annullato" il tremore alla mano destra.

Il trattamento tecnologico è a ultrasuoni e consiste nella combinazione di ricerca di altissimo livello, innovazione e assistenza e in occasione di questo primo traguardo il polo Paolo Giaccone ha visto arrivare il rettore Fabrizio Micari e il commissario straordinario del Policlinico, Fabrizio De Nicola.

Si tratta di una tecnica che a differenza del classico intervento neurochirurgico prevede il mantenimento dell’integrità della teca cranica del paziente attraverso strumenti tecnologici avanzatissimi.

«In Italia il Policlinico di Palermo è l’unico luogo in grado di fornire questo tipo di trattamento –spiega Micari alla stampa – È uno di quei settori in cui per fortuna evitiamo i viaggi della speranza, viaggi della speranza che invece si fanno verso la Sicilia. Ci sono tutte le condizioni per fare sempre meglio. Vogliamo un Policlinico sempre più d’eccellenza».

I risultati del trattamento sono stati raccontati attraverso un video e la testimonianza diretta del paziente durante l'incontro con il rettore e il commissario straordinario.

Il “Paolo Giaccone” è anche tra le tre strutture d’Europa (le altre due sono in Spagna e in Svizzera, ma a Zurigo si pagano 50mila euro) a effettuare il trattamento mediante ultrasuoni focalizzati, guidati da risonanza magnetica, in pazienti affetti dal morbo di Parkinson tremorigeno.

C'è allora la prospettiva di una vita normale per pazienti affetti dal morbo, che potranno, per esempio stringere ancora la mano al prossimo.

«Il prossimo passo? Far valere la tecnica anche per i tumori cerebrali.– spiega il professore Midiri - Si possono aprire prospettive terapeutiche che al momento tuttavia non sono attuali, perché purtroppo i tumori cerebrali non hanno margini di trattamento molto ampi. Questa tecnica potrebbe invece aprire al passaggio di molecole nuove, di farmaci specifici per il trattamento».

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