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Avanza la lotta al cancro: all'Ospedale Giglio di Cefalù si fa largo una nuova tecnica

La terapia distrugge il tessuto osseo ad elevato turnover e, con 6 somministrazioni, è in grado di migliorare la qualità della vita alleviando i sintomi dolorosi

Eloisa Zerilli
Collaboratrice di Balarm
  • 17 luglio 2017

È uno dei poli ospedalieri più importanti e all'avanguardia del Meridione: sono tanti i siciliani che decidono di farsi curare all'Ospedale Giglio di Cefalù, un centro in cui la scienza e la ricerca, oltre alla dedizione per i pazienti, sono al centro dell'attenzione.

La notizia, oggi, è che la fondazione Giglio ha sperimentato una nuova terapia per la cura delle metastasi ossee da carcinoma prostatico effettuata con l’impiego, in medicina nucleare, del radio farmaco "Radio-223".

Si tratta di una molecola radioattiva che, una volta iniettata per via endovenosa, viene incorporata nella matrice ossea ed esprime capacità radiante attraverso l’emissione di "particelle alfa", con elevata energia in uno spazio molto contenuto.

Come la radiologia, la medicina nucleare è una specialità medica che si basa sull'impiego diagnostico di basse quantità di radiazioni e consente di riconoscere le alterazioni funzionali, fornendo informazioni spesso essenziali per la definizione di diagnosi e prognosi, di terapie e follow-up.

Realizzata con il supporto di Massimo Midiri, la terapia consente di distruggere il tessuto osseo ad elevato turnover e, con 6 somministrazioni, è in grado di migliorare la qualità della vita alleviando la sintomatologia dolorosa delle metastasi scheletriche e allungando, di alcuni mesi, la sopravvivenza del paziente.

Dello staff di medicina nucleare dell'Ospedale Giglio, oltre a Pierpaolo Alongi, fanno parte i medici Sabina Pulizzi e Roberta Gentile. Si tratta di una procedura sicura e semplice che non prevede la necessità di ricovero, ma non tutti i pazienti possono esservi sottoposti.

Sta agli oncologi e ai medici nucleari decidere l'accesso al trattamento, somministrato solo ai pazienti che sviluppano una progressione di malattia dopo l’ormono-chemioterapia.

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