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"Torniamo Umani": le riflessioni sui diritti umani della sociologa Giorgia Butera

Parla di diritti internazionali "Torniamo Umani", il nuovo libro Giorgia Butera, presidente Mete Onlus / Advocacy ed esponente Fiori di Acciaio

Balarm
La redazione
  • 29 dicembre 2017

La sociologa Giorgia Butera

Quando scoppia una guerra e cadono le bombe, le prime vittime sono le donne, i bambini e la verità. Quando scoppia una guerra, le città, le persone e la volta del cielo, cambiano sembianza, e cambiano colore. Quando scoppia una guerra si spengono le parole, gli sguardi, e cessano i sorrisi (...).

Queste parole compongono l'incipit di "Torniamo Umani. Riflessioni sui Diritti Umani Internazionali: Donne, Bambini e Rifugiati", nuova pubblicazione editoriale di Giorgia Butera, presidente Mete Onlus/Advocacy ed esponente Fiori di Acciaio, da sempre impegnata nel sociale.

Il libro, edito da Fiori d'Acciao, affronta l’esistente, il mondo che viviamo, ed è suddiviso in "Focus". Per ciascun "Focus" è narrata un'ntervista rivolta ad una autorevole personalità di rilevanza internazionale.

Per il "Focus Bambini", l'intervista è rivolta al coordinatore del Programma Italia Emergency Andrea Bellardinelli e contiene al suo interno una riflessione di Cecilia Strada, già presidente di Emergency.

Per il "Focus Rifugiati" l'intervista è rivolta al professor Leoluca Orlando, sindaco di Palermo ed è stato compreso un pregiato contributo rilasciato da Aicha Duihi, militante dei Diritti Umani e presidente dell’Osservatorio Internazionale per le Vittime di Tindouf.

Per il "Focus Donne" l'intervista è rivolta a Laura Silvia Battaglia, giornalista professionista freelance e documentarista. La prefazione del libro è a cura di Yousif Latif Jaralla, regista e cantastorie iracheno.

Afferma l’autrice: «adesso che scrivo e narro di diritti umani ho quarantanni, ma nulla di diverso è mai avvenuto nella mia vita, sono sempre stata attenta "all’altro generalizzante". Sin da subito, imparai l’essere indipendente nella creatività, nell’intelletto e soprattutto nella capacità del manifestarsi».

«Capii - continua la Butera - l’importanza che si ha nell’agire per contribuire a rendere il mondo civile, rendendolo libero, diverso ed uguale, manifestando (anche) il proprio dissenso e tendendo la mano verso chi non è in grado da solo di ribellarsi. Furono questi principi vitali che fecero nascere in me l’amore universale nei confronti di Nelson Mandela, e così, l’apharteid divenne l’attuazione concreta del mio vivere».

Il testo si propone come un invito/appello al mondo che vogliamo. Un mondo di pace, dove i diritti umani vengano tutelati, dove nessun conflitto, o attentato terroristico accada più, dove ogni bambino possa crescere in modo sano e naturale, dove ogni donna possa vivere liberamente senza dover subire alcun tipo di violazione ed abuso e dove la migrazione forzata cambi volto, e dignità.

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