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Un salottino da riscoprire: a Palazzo Mirto il restauro a cantiere aperto

Il salottino ottocentesco di Palazzo Mirto è oggetto del restauro a cantiere aperto sponsorizzato da "Le Vie dei Tesori", reso possibile dai fondi raccolti durante "Bam"

Caterina Damiano
Giornalista e Coordinatrice di redazione di Balarm
  • 19 giugno 2017

Un salottino risalente all'Ottocento è stato il vincitore di un vero e proprio contest organizzato durante la Biennale Arcipelago Mediterraneo, evento che ha coinvolto Palermo nei mesi di febbraio e marzo: grazie a una votazione online i visitatori hanno potuto scegliere un bene da restaurare.

Il restauro è stato reso possibile da "Le Vie dei Tesori" che ha destinato alla sponsorizzazione parte dei contributi versati dai visitatori per l'ingresso con visita guidata ai dieci luoghi aperti durante la Biennale.

Il salottino, che si trova nel "Salotto Verde" al secondo piano della casa Museo di Palazzo Mirto, tornerà a nuova vita e il restauro si svolgerà a cantiere aperto, consentendo al pubblico di approfondire la conoscenza degli ambienti del Palazzo, destinati alla vita quotidiana di una famiglia aristocratica.

Partendo dalla consapevolezza della presenza di strati diversi che appartenevano ad altrettanti momenti storici, il restauro viene svolto seguendo la linea della direttrice di Palazzo Mirto, Giovanna Cassata, con la decisione di togliere l'ultima ridipintura molto alterata e la porporina che ricopriva la foglia d'oro originale.

Agendo in questo modo la foglia è stata riportata al suo aspetto ottocentesco e frattanto il legno è stato disinfestato, integrando per altro alcune lacune. I restauratori Ginevra Lo Sciuto e Gianfranco Di Miceli hanno scelto di intervenire con un metodo di pulitura acquosa, con prodotti ecocompatibili, nel pieno rispetto dell’ambiente.

L'intervento di restauro del rivestimento tessile, che è stato smontato, pulito tramite un delicato processo di aspirazione, e consolidato “a sandwich” con tela di cotone e tulle in tinta è stato infine eseguito da Eliana Andriolo, in collaborazione con i laboratori di Palazzo Abatellis.

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