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Un soffio di vento che cambia la storia: il mistero dell'Annunciata di Palermo

Miti e leggende che si nascondono dietro un'opera d'arte: veri e propri intrighi, anche per l'Annunciata di Antonello da Messina, che raccontano la storia dell'arte

Tiziana Pantaleo
Artlover & Palermoaddicted
  • 1 febbraio 2018

l'Annunciata di Antonello da Messina (particolare)

L’alone di mistero che gravita attorno alcune particolari opere d’arte ne accresce e ne rende eterni il valore e il fascino. Dietro queste opere si nascondono storie, racconti, miti e leggende: veri e propri intrighi di cui ancora oggi - a volte - non si riescono a svelare totalmente le verità.

Una di queste opere si trova vicinissima a noi, al piano nobile di Palazzo Abatellis, sede della Galleria Regionale, in via Alloro, a Palermo: l’Annunciata di Antonello da Messina, un preziosissimo dipinto ad olio su una piccola tavola di appena 45 x 34,5 centimetri.

Stravolgendo completamente la struttura iconografica classica e utilizzando elementi mai visti prima, Antonello da Messina da vita a quella che è senz’altro una delle sue opere più importanti.

Considerato il maggiore rappresentante della pittura meridionale e il più influente diffusore dello stile fiammingo in Italia, Antonello nacque a Messina nel 1430 circa e lì morì nel 1479.

Si formò a Napoli - a bottega da Colantonio - nell’epoca in cui la città partenopea era considerata la capitale del “Rinascimento mediterraneo”: un luogo fervidissimo, in cui convergevano artisti e opere dalla Spagna, dalla Francia, dai Paesi Bassi, portando un inevitabile intreccio di culture, una contaminazione di stili, e - per certi versi - la nascita di un nuovo linguaggio.

Artista importantissimo per comprendere questi intrecci tra l’arte italiana e quella internazionale, con la sua pittura Antonello ha rivoluzionato i canoni iconografici sacri del Quattrocento, ha dato vita a composizioni ed espressioni fino a quel momento mai rappresentate, riuscendo a raggiungere il difficile equilibrio nel fondere la luce e l'attenzione al dettaglio della pittura fiamminga con l’impostazione e la spazialità razionale della scuola italiana.

Questa evoluzione si è espressa attraverso una serie di penetranti ritratti, tutti di personaggi rimasti senza nome, che - anche per questo - restano permanentemente avvolti nel loro affascinante mistero.

In Antonello il senso dello spazio incontra la qualità cromatica, l’evocazione poetica si arricchisce di profondità psicologica, e l’Annunciata di Palermo è l’esemplificazione perfetta della sua nuova e personale interpretazione artistica.

Questo piccolo e prezioso quadro è considerato uno dei dipinti più enigmatici e rappresentativi della storia dell’arte, e da anni è oggetto di studi, ricerche e approfondimenti che mantengono sempre vivo l’interesse verso questo capolavoro del Rinascimento.

Antonello ha ritratto la Vergine cogliendola in un momento di profonda concentrazione - assorta ma presente - mentre ascolta il messaggio portatole dall’Arcangelo Gabriele.

In un dialogo silenzioso, il primo eccezionale svelamento enigmatico lo troviamo nell’assenza del divino messaggero. Omettendo questa figura, Antonello da Messina rompe le regole, con uno sconvolgimento dei canoni allegorici fino ad allora impensabile.

Antonello non dipinge una Annunciazione, ma un’affascinante e misteriosa Annunciata, concentrando, per la prima volta nella storia dell’arte, tutta l’attenzione nell’unica, sola e purissima presenza di Maria.

In modo altrettando innovativo conferisce a noi spettatori un ruolo attivo e ci rende partecipi della scena, mettendoci nella posizione dell’angelo annunciante.

Alla rivoluzionaria assenza dell’Angelo si lega in qualche modo un altro mistero svelato sulla "presenza" - invece - dello Spirito Santo.

Uno studio di qualche anno fa ha sollevato la tesi secondo cui le pagine del libro aperto sul leggio sono come mosse da un soffio di vento, un fruscio immaginario che esprime l’intervento dello Spirito Santo.

A rafforzare questa tesi c’è un ulteriore spiegazione etimologica: la parola spirito in ebraico infatti si traduce "ruach", che nel suo senso primario significa proprio soffio, respiro, brezza…

Un soffio che solleva però un altro mistero: introducendo - anche se solo concettualmente - la presenza divina, cambia le dinamiche all’interno del quadro, facendo diventare l’Annunciata un’Annunciazione.

Sul Libro si posa un altro mistero ancora, anche questo svelato dallo stesso studio: per anni si era cercato di riuscire a capire cosa ci fosse scritto su quelle pagine "divinamente soffiate".

Tra i segni si è riuscito ad indentificare la “M” d’incipit del Magnificat: “Magnificat anima mea Dominum” che secondo il Vangelo di Luca, sono le parole pronunciate da Maria all’annuncio dell’angelo.

Ma andando oltre i misteri celati e quelli svelati, le tesi soggettive, le personali ipotesi, o semplicemente la leggera curiosità, Antonello dipinge una donna vera, con molta probabilità una ragazza siciliana del tempo, già celestiale nelle vesti ma ancora senza alcun simbolo di divinità.

Negli anni si era quasi riuscito a identificarla in Santa Eustochia Calafato, nata Smeralda, a Messina, nella stessa epoca di Antonello. Ma dopo dei confronti tra il volto dell’Annunciata e l’età di Smeralda all’epoca della realizzazione del dipinto, la tesi non trova conferma.

Lo sguardo magnetico, evocativo, attento e consapevole resta dunque senza nome, ma quello che conta è che nessuno fino a quel momento era stato capace di rappresentare così la femminilità in un soggetto sacro, sublimando la rivelazione del frutto benedetto del suo seno.

Dopo più di cinque secoli, questo piccolo quadro rimane un’opera meditativa, fonte di intense emozioni, capace di stimolare profonde riflessioni su ciò che rappresenta: fermo in quel momento preciso, annuncia che il verbo ha deciso di farsi carne, che lo Spirito Santo si materializzerà, generandosi da un soffio e dando inizio a tutto… Un miracolo che si rivela ogni volta che ci troviamo al suo cospetto.

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