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Fino agli anni 30 a Palermo c'era la "Torre dei Diavoli": un palazzo gotico e infestato

Cosa ne resta? Si trovava nel quartiere della Guadagna e apparteneva alla famiglia dei Chiaramonte, ne abbiamo memoria grazie a Gioacchino Di Marzo, storico dell'arte

Balarm
La redazione
  • 8 gennaio 2019

Il palazzetto suburbano dei Chiaramonte a Palermo (foto del 1931)

Il nome di "Torre dei diavoli" nasce da una vecchia leggenda che racconta di come il palazzetto fosse infestato da spiriti maligni: per un scommessa - si dice - un uomo si è addentrato nell'edificio nella notte per non uscire mai più. L'indomani fu trovato morto con il volto deformato dalla paura.

Dove siamo? Siamo alla Guadagna, che è un quartiere di Palermo relativamente "giovane": fino a non molto tempo fa non c'erano che appezzamenti di terreno e e tenute.

Qui, immersa nelle vigne, i Chiaramonte hanno voluto edificare un palazzo in pieno stile gotico, come a voler citare lo stile arabo normanno del centro città, un palazzetto di caccia tutto per loro.

Ora distrutto, era accanto alla chiesa della Guadagna ed era noto come la "Torre dei diavoli": adibita appunto a padiglione di caccia, la residenza di campagna è stata fatta costruire nei primi vent'anni del 1300.

Grazie allla descrizione che ne fa il bibliografo e storico dell'arte Gioacchino Di Marzo (1839 -1916) possiamo conoscere alcuni dettagli curiosi.

"Nei dintorni di Palermo, alle sponde dell’ Oreto, accanto alla chiesetta della Guadagna, sorge un palazzo suburbano che si intende comunemente la Torre dei Diavoli perchè fu già rifugio di ladroni Il muro di prospetto è rettangolare, in esso si aprono quattro grandi finestre, sopra un pianterreno che fa da base all’edificio che termina con un’elegante cornice, su cui si impostano i piedritti delle finestre" scrive il gesuita.

"La fabbrica è tutta di pietre riquadrate o meglio rettangolari. Il vano delle finestre è diviso da una colonnina intermedia, scolpita a cordoni vagamente annodati, sopra si innestra un’ampia fascia ogivale decorata a zig zag che congiunge di sopra i due archetti riuniti del vano, formando una finestra sola - e conclude - Nel timpano è lo stemma dei Chiaramonte e i piedritti di essa poggiano sopra un listello che taglia gli archivolti dei vani geminati".

Al di sotto dell'edificio erano state scavate nella viva pietra due stanze comunicanti e sopra di esse scorreva un ruscello: si trattava di un bagno pubblico.

Era infatti usanza nella Sicilia dell'epoca frequentare i bagni, un uso che si diffuse dai greci e i romani fino ai tempi dei saraceni.

La "Torre dei Diavoli" è stata rasa al suolo dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale ma dopo i crolli molte parti superstiti furono comunque demolite per i lavori del passante ferroviario: oggi non sopravvive che qualche resto.

Le bombe che la colpirono furono quelle del 12 gennaio 1944: causarono il crollo del crostone roccioso dietro la torre che cedette a sua volta.

La torre è statacome squarciata nel suo centro lasciando in piedi brandelli di pareti: negli anni a seguire sul retro dei resti dell’edificio fu costruito un muro di contenimento in pietra, sopra il quale fu poi realizzato un palazzo di quattro piani.

Una curiosità, a discolpa dell'amministrazione e della Soprintendenza: la costruzione non risultava tra le proprietà del Comune.

Il nome dell’edificio in realtà nasce, per come ha scrito lo stesso Di Marzo, al fatto che il palazzetto fu lasciato in abbandono e come spesso e ovunque accade ha iniziato a fare da luogo di ritrovo per gente di malaffare.

Tra alla fine degli anni Ottanta dell'Ottocento il palazzo è stato oggetto di alcuni lavori di riparazione: interventi furono fatti sugli archi delle bifore e nella zona della porta d’ingresso.

Nella foto di copertina si vede dunque un edificio intatta, la foto è del 1931: la Torre dei diavoli è avvolta da una fitta vegetazione e protetta dall’estensione dell'originario muro di contenimento.

La Torre dei diavoli dunque non esiste più.

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