In Sicilia la statua che guarì Padre Pio: da Fatima a Valguarnera, 7 giorni per la pace
Un cammino fatto di preghiere, attese e speranze, affidate alla Madonna di Fatima. La statua dal mare, arriva nell'Isola nel cuore di una comunità a lei devota
La statua della Madonna di Fatima
Una statua attraverserà il mare, arriverà in Sicilia e per una settimana resterà nel cuore di una comunità che da tempo le è devota. Non sarà soltanto un viaggio da Fatima a Valguarnera Caropepe, ma un cammino fatto di preghiere, attese e speranze, affidate alla Madonna di Fatima da chi sente il bisogno di ritrovare una parola semplice e, allo stesso tempo, sempre più difficile: pace.
Dal 27 settembre al 4 ottobre 2026, la Madonna Pellegrina proveniente dal Santuario di Fatima, in Portogallo, sarà accolta nella parrocchia di San Francesco di Paola di Valguarnera, in occasione del Novenario della Madonna di Fatima. Saranno giorni dedicati alla preghiera e alla devozione mariana, con la presenza di don Vittorio De Paoli, della Diocesi di Milano, referente del Santuario di Fatima per l’Italia, che accompagnerà la statua e proporrà alla comunità alcune catechesi mariane.
«L’idea è nata l’anno scorso perché la mia parrocchia è intitolata a San Francesco di Paola, ma c’è molta devozione alla Madonna di Fatima. Festeggiamo la festa della Madonna di Fatima in occasione dell’ultima apparizione, cioè il 13 ottobre. Quindi, tramite documentazione e contatti, sono riuscito ad arrivare al Santuario di Fatima. Ci sono stati tanti permessi e, in più, quello del vescovo». Un percorso fatto di contatti e richieste che ha coinvolto anche la responsabile nazionale dell’Organizzazione Mondiale della Madonna di Fatima, attraverso la quale don Salvatore è entrato in contatto con don Vittorio De Paoli. Allo stesso tempo, il parroco ha scritto direttamente al Santuario di Fatima, ricevendo il permesso di ospitare la Madonna Pellegrina. La richiesta è stata sottoposta anche al vescovo, che ha dato il proprio consenso.
La statua arriva così a Valguarnera domenica 27 settembre e resterà nella parrocchia di San Francesco di Paola fino a domenica 4 ottobre. Per la comunità saranno giornate piene di preghiera, catechesi e devozione, attese come un momento particolare nella storia religiosa della città. Al centro di questa settimana, però, non ci sarà soltanto la devozione mariana.
Ci sarà soprattutto un desiderio che don Salvatore sente urgente e che vorrebbe affidare alla preghiera della comunità: quello della pace. Una pace che non riguarda soltanto le guerre e i grandi conflitti, ma che deve cominciare dall’interno di ogni persona e arrivare alle famiglie, alle relazioni, alla vita quotidiana. «La pace, perché io penso che se vogliamo la pace nel mondo prima dobbiamo trovarla dentro di noi. Ho notato che non viviamo tranquilli, si vede anche dai comportamenti che manifestiamo. Comunque non c’è pace e allora io sono qui proprio per chiedere pace. Ho chiamato la Madonna di Fatima proprio affinché possa portare la pace dentro di noi, nelle nostre famiglie».
È un messaggio che sembra attraversare il tempo e tornare al significato più profondo della devozione a Fatima. La Madonna arriva in una comunità che la attende, ma arriva anche in un momento nel quale tante persone portano con sé inquietudini, sofferenze, difficoltà familiari e ferite che spesso rimangono nascoste.
La settimana di preghiera può diventare un momento nel quale affidare alla Madonna le proprie difficoltà, quelle di una persona cara e tutto ciò che ciascuno porta nel cuore. «Il messaggio spirituale è quello che la Madonna è vicina nelle sofferenze di tutti noi. La Madonna non ci abbandona, ci è vicina e tende a toccare il cuore di tutti noi, a guarirci comunque dal male, indipendentemente se fisico o spirituale». Una presenza, dunque, che per il parroco vuole essere soprattutto una presenza di conforto. Non una promessa astratta, ma la possibilità di sentirsi accompagnati nella sofferenza e di trovare nella preghiera uno spazio nel quale fermarsi e affidarsi. Poi arriverà il momento in cui la Madonna Pellegrina dovrà lasciare Valguarnera. Ed è forse proprio pensando a quel giorno che emerge il desiderio più grande di don Salvatore: che la sua partenza non coincida con la fine di ciò che questa settimana avrà suscitato.
La speranza è che le persone possano ritrovarsi, tornare a parlarsi, superare divisioni e incomprensioni. Che la devozione non rimanga soltanto dentro la chiesa, ma riesca a entrare nelle case e nelle relazioni, là dove talvolta si annidano i rancori più difficili da sciogliere.
«Le persone continuino o che comunque comincino a darsi la mano, a stringersi la mano, ad abbattere le barriere politiche e quelle barriere che purtroppo non permettono il dialogo, a portare proprio pace nelle famiglie. Che si abbattano i rancori, gli odi anche all’interno dei problemi familiari, perché queste cose non sono importanti. È importante la pace. Se noi veniamo alla famiglia, veniamo all’unione, dobbiamo abbattere rancore e odio».
È questa, forse, la parte più intima del viaggio della Madonna Pellegrina. Il suo arrivo sarà visibile, atteso, condiviso da una comunità. Ma ciò che don Salvatore spera possa accadere dopo sarà molto più silenzioso: una mano tesa, una parola ritrovata, un rancore lasciato andare, una famiglia che prova a ricucire una distanza.
La Madonna arriverà da Fatima e resterà a Valguarnera per l’intera settimana. Poi tornerà verso il Portogallo. Dal 27 al 31 ottobre, infatti, don Salvatore accompagnerà personalmente la statua al Santuario di Fatima insieme a 45 parrocchiani, per riportarla nel luogo da cui è partita. A Valguarnera resterà invece ciò che nessun viaggio può riportare indietro: il ricordo di una settimana vissuta insieme e, soprattutto, un invito che continua a essere profondamente attuale. Cercare la pace nel mondo significa anche imparare a cercarla dentro di noi, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità.
Dal 27 settembre al 4 ottobre 2026, la Madonna Pellegrina proveniente dal Santuario di Fatima, in Portogallo, sarà accolta nella parrocchia di San Francesco di Paola di Valguarnera, in occasione del Novenario della Madonna di Fatima. Saranno giorni dedicati alla preghiera e alla devozione mariana, con la presenza di don Vittorio De Paoli, della Diocesi di Milano, referente del Santuario di Fatima per l’Italia, che accompagnerà la statua e proporrà alla comunità alcune catechesi mariane.
L'arrivo della Madonna Pellegrina
L’arrivo della Madonna Pellegrina è il risultato di un desiderio nato quasi un anno fa. La parrocchia di San Francesco di Paola, pur essendo dedicata al santo calabrese, custodisce infatti una particolare devozione alla Madonna di Fatima e celebra la sua festa in occasione dell’anniversario dell’ultima apparizione ai tre pastorelli, avvenuta il 13 ottobre 1917. È proprio da questo legame che ha preso forma il progetto di don Salvatore Cumia, parroco della comunità, che ha iniziato un lungo percorso per poter portare a Valguarnera la statua custodita nel Santuario portoghese.«L’idea è nata l’anno scorso perché la mia parrocchia è intitolata a San Francesco di Paola, ma c’è molta devozione alla Madonna di Fatima. Festeggiamo la festa della Madonna di Fatima in occasione dell’ultima apparizione, cioè il 13 ottobre. Quindi, tramite documentazione e contatti, sono riuscito ad arrivare al Santuario di Fatima. Ci sono stati tanti permessi e, in più, quello del vescovo». Un percorso fatto di contatti e richieste che ha coinvolto anche la responsabile nazionale dell’Organizzazione Mondiale della Madonna di Fatima, attraverso la quale don Salvatore è entrato in contatto con don Vittorio De Paoli. Allo stesso tempo, il parroco ha scritto direttamente al Santuario di Fatima, ricevendo il permesso di ospitare la Madonna Pellegrina. La richiesta è stata sottoposta anche al vescovo, che ha dato il proprio consenso.
La statua arriva così a Valguarnera domenica 27 settembre e resterà nella parrocchia di San Francesco di Paola fino a domenica 4 ottobre. Per la comunità saranno giornate piene di preghiera, catechesi e devozione, attese come un momento particolare nella storia religiosa della città. Al centro di questa settimana, però, non ci sarà soltanto la devozione mariana.
Ci sarà soprattutto un desiderio che don Salvatore sente urgente e che vorrebbe affidare alla preghiera della comunità: quello della pace. Una pace che non riguarda soltanto le guerre e i grandi conflitti, ma che deve cominciare dall’interno di ogni persona e arrivare alle famiglie, alle relazioni, alla vita quotidiana. «La pace, perché io penso che se vogliamo la pace nel mondo prima dobbiamo trovarla dentro di noi. Ho notato che non viviamo tranquilli, si vede anche dai comportamenti che manifestiamo. Comunque non c’è pace e allora io sono qui proprio per chiedere pace. Ho chiamato la Madonna di Fatima proprio affinché possa portare la pace dentro di noi, nelle nostre famiglie».
È un messaggio che sembra attraversare il tempo e tornare al significato più profondo della devozione a Fatima. La Madonna arriva in una comunità che la attende, ma arriva anche in un momento nel quale tante persone portano con sé inquietudini, sofferenze, difficoltà familiari e ferite che spesso rimangono nascoste.
La storia della statua
La storia della statua porta inoltre con sé un episodio particolarmente caro alla tradizione religiosa legata a Fatima. Nel 1959, durante la peregrinazione della Madonna di Fatima a San Giovanni Rotondo, Padre Pio attraversava un periodo di grave malattia. La devozione lega a quella visita un momento significativo nella vicenda del frate, la cui salute destava allora grande preoccupazione. È anche pensando a chi soffre che la presenza della Madonna Pellegrina assume per don Salvatore un significato particolare.La settimana di preghiera può diventare un momento nel quale affidare alla Madonna le proprie difficoltà, quelle di una persona cara e tutto ciò che ciascuno porta nel cuore. «Il messaggio spirituale è quello che la Madonna è vicina nelle sofferenze di tutti noi. La Madonna non ci abbandona, ci è vicina e tende a toccare il cuore di tutti noi, a guarirci comunque dal male, indipendentemente se fisico o spirituale». Una presenza, dunque, che per il parroco vuole essere soprattutto una presenza di conforto. Non una promessa astratta, ma la possibilità di sentirsi accompagnati nella sofferenza e di trovare nella preghiera uno spazio nel quale fermarsi e affidarsi. Poi arriverà il momento in cui la Madonna Pellegrina dovrà lasciare Valguarnera. Ed è forse proprio pensando a quel giorno che emerge il desiderio più grande di don Salvatore: che la sua partenza non coincida con la fine di ciò che questa settimana avrà suscitato.
La speranza è che le persone possano ritrovarsi, tornare a parlarsi, superare divisioni e incomprensioni. Che la devozione non rimanga soltanto dentro la chiesa, ma riesca a entrare nelle case e nelle relazioni, là dove talvolta si annidano i rancori più difficili da sciogliere.
«Le persone continuino o che comunque comincino a darsi la mano, a stringersi la mano, ad abbattere le barriere politiche e quelle barriere che purtroppo non permettono il dialogo, a portare proprio pace nelle famiglie. Che si abbattano i rancori, gli odi anche all’interno dei problemi familiari, perché queste cose non sono importanti. È importante la pace. Se noi veniamo alla famiglia, veniamo all’unione, dobbiamo abbattere rancore e odio».
È questa, forse, la parte più intima del viaggio della Madonna Pellegrina. Il suo arrivo sarà visibile, atteso, condiviso da una comunità. Ma ciò che don Salvatore spera possa accadere dopo sarà molto più silenzioso: una mano tesa, una parola ritrovata, un rancore lasciato andare, una famiglia che prova a ricucire una distanza.
La Madonna arriverà da Fatima e resterà a Valguarnera per l’intera settimana. Poi tornerà verso il Portogallo. Dal 27 al 31 ottobre, infatti, don Salvatore accompagnerà personalmente la statua al Santuario di Fatima insieme a 45 parrocchiani, per riportarla nel luogo da cui è partita. A Valguarnera resterà invece ciò che nessun viaggio può riportare indietro: il ricordo di una settimana vissuta insieme e, soprattutto, un invito che continua a essere profondamente attuale. Cercare la pace nel mondo significa anche imparare a cercarla dentro di noi, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità.
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