CRONACA

Un palazzo storico finisce a pezzi per strada: a Palermo può succedere anche questo

Un patrimonio inestimabile "alla mercé di chiunque", lasciato a marcire e a rischio di saccheggio. La denuncia di Oso-Controcorrente. Cosa dice il Comune

  • Pubblicato il
    26 settembre 2026

Palazzo Giallongo di Fiumetorto, all'Albergheria a Palermo

Un patrimonio inestimabile "alla mercé di chiunque", lasciato a marcire e a subire il rischio di saccheggio direttamente sul suolo pubblico. Siamo a Palermo, nel cuore del quartiere Albergheria, dove i fregi e i decori del '700 dell’abbandonato da (troppo) tempo Palazzo Giallongo di Fiumetorto, sono lasciati sull'asfalto come materiale di risulta, esposti al rischio costante di furti, vandalismo e sciacallaggio.

I fregi abbandonati per strada

Per dire stop al degrado, il Gruppo Oso Controcorrente ha presentato un esposto urgente al sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, all'assessore alla Rigenerazione Urbana, Maurizio Carta, alla Soprintendenza per i Beni culturali, al Comando della polizia municipale e al Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri.

Il Palazzo del XVIII secolo, il cui prospetto principale si affaccia sulla piazza San Nicolò all’Alberghiera, è un bene storico immobile nobiliare, patrimonio del Comune e sottoposto a vincolo monumentale.

A seguito di un sopralluogo e del monitoraggio del territorio, i consiglieri comunali Giulia Argiroffi e Ugo Forello hanno riscontrato una situazione di abbandono: triglifi, cornicioni, fregi e decori lapidei originali giacciono incustoditi sul suolo pubblico senza alcuna protezione o recinzione.

«Si tratta di reperti di inestimabile valore storico e monumentale che rischiano ogni giorno di essere rubati, vandalizzati o distrutti dagli agenti atmosferici - dichiarano i consiglieri -. Oltre all'irreversibile perdita per la memoria storica e l'identità culturale della nostra città, l'eventuale sottrazione di questi beni figurerebbe come un grave ed evidente danno erariale per l'Amministrazione, che ha il dovere giuridico e morale di tutelarli».

Nell'esposto inviato alle autorità preposte, il Gruppo Oso Controcorrente chiede con urgenza un sopralluogo ispettivo congiunto tra Comune, Soprintendenza e Forze dell'Ordine per verificare lo stato dei luoghi e catalogare i reperti e chiede inoltre interventi per il prelievo e il trasferimento in sicurezza degli elementi decorativi all'interno di locali comunali idonei e custoditi.

Insomma, un bene storico che non trova pace da anni: era il 2014, infatti, quando vennero tolti i sigilli a Palazzo Giallongo Barone di Fiumetorto, con il conseguente dissequestro. L'edificio era stato chiuso nel 2012 per via del degrado in cui si trovava e per il rischio di crolli.

I lavori mai partiti

Nel 2006, era stata bandita una gara per la sua ristrutturazione: lavori, però, che non sono mai cominciati. L'edificio è stato, poi, messo in sicurezza da personale dell’Area tecnica della riqualificazione urbana e delle infrastrutture del Comune per salvaguardare l'incolumità pubblica.

«Verso il 2018-2019 – spiega la consigliera Argiroffi – era stato inserito tra gli interventi del CIS, con fondi ministeriali: si trattava di otto interventi su palazzi e strade adiacenti, come Palazzo Marchesi, Palazzo Riso, Collegio San Rocco, Palazzo Filippone, le Artigianelle a Piazza Kalsa, il Collegio della Sapienza a Piazza Magione, Palazzo Gulì e Palazzo San Basilio. Ma il progetto su Palazzo Giallongo di Fiumetorto è saltato, poiché alcune particelle non erano di competenza del Comune e i requisiti erano che gli edifici fossero tutti pubblici. Ciò, però, ha permesso di fare i passaggi per eseguire i lavori sulla piazza antistante il palazzo, che adesso ha ritrovato decoro».

Oltre al degrado in cui si trova l’edificio, la consigliera segnala anche un’area delicata, situata in un vicolo proprio dietro il Palazzo che, da anni, è luogo di spaccio e prostituzione.

«Ecco perché chiediamo la riqualificazione dell'area e del palazzo – conclude Giulia Argiroffi -. Nel 2014 hanno tolto i sigilli e anche il tetto, che era pericolante, tant'è vero che il palazzo è a cielo aperto. Quella di Ballarò e dell'Albergheria è una zona che ha bisogno di un presidio. Di fronte il Palazzo, inoltre, è stato aperto un drop in, un luogo di primo soccorso per chi è affetto da dipendenze. Che rimanga nel degrado rappresenta l'abbandono del territorio da parte delle istituzioni».

Cosa dice il Comune

«Si tratta di un intervento di sistemazione dell’area realizzato dalla precedente amministrazione a seguito dei lavori di messa in sicurezza della facciata - spiega l'assessore alla Rigenerazione urbana, Maurizio Carta - Ho già dato mandato agli uffici del centro storico di raccordarsi subito con la Soprintendenza per verificare l’opportunità o la necessità di una diversa collocazione o custodia. Per il Palazzo Giallongo la presenza di porzioni di proprietà non comunali ha reso finora difficile un intervento di restauro ma si sta procedendo a individuare soluzioni che possano poi consentire l’utilizzo di adeguate risorse».
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