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"Sicily Jass", il primo disco jazz inciso della storia parte dalla Sicilia

Ritorna in Sicilia il docu-film su Nick La Rocca e sulla Original Dixieland Jazz Band firmato da Michele Cinque, storia del primo disco jazz inciso nella storia, legato all'Isola

Eugenia Nicolosi
Giornalista e scrittrice
  • 21 aprile 2017

Roy Paci

Dominic James "Nick" La Rocca è nato a New Orleans alla fine dell'Ottocento da un cittadino di Salaparuta, Girolamo La Rocca, e da una cittadina di Poggioreale, Vita De Nina. Era appassionato di musica come suo padre ma, benché musicista, Girolamo non capiva e contrastava l'attenzione eccessiva che Nick aveva per la "muisca dei neri", il jazz.

Siamo nello stato della Louisiana a cavallo tra due secoli quando il quattordicenne Nick La Rocca strimpella di nascosto sul pianoforte di un teatro vicino casa sua, ma quando diventa orfano a quattordici anni, malgrado il dolore, può dare libero sfogo alla sua abilità e crea la Original Dixieland Jazz Band, un gruppetto di jazzisti autodidatti con cui pubblica il disco "Livery Stable Blues".

Nel 1917 il disco vende oltre un milione di copie in poche settimane e segna per sempre la storia della musica. È la storia di una piccola band che riesce a trasformare New Orleans nella città del jazz e a trasformarsi a sua volta nella jazz band più pagata e influente del mondo.

Oltre ai tanti compositori e improvvisatori jazz, anche l'iconico Louis Armstrong si lascia incantare dai suoni di alcuni dei loro brani, come la grande "Tiger Rag a Clarinet Marmalade". Il legame tra la musica nera e Sicilia è insospettabilmente forte: come Nick, è dall’Isola mediterranea che provengono tante delle figure di spicco del jazz americano: Toni Scott, Lawrence Veca, Manuel e Leonce Mello, Lala, Lo Iacono, Schiro', Louis Prima, solo per citarne alcuni.

Questa è la storia raccontata dal regista Michele Cinque nel film-documentario “Sicily Jass - The world’s first man in jazz”, che dopo il tour nei festival internazionali del 2016, che ha coinvolto il New Orleans Film Festival, Il Victoria Film Festival in Canada, il Mimo Festival in Brasile e la recente presentazione al Calandra Institute di New York, torna in Sicilia.

Il film documentario di Michele Cinque racconta la leggendaria figura di Nick La Rocca, trombettista e autore del primo disco jazz inciso nella storia: esattamente "Livery Stable Blues", e sarà proiettato domenica 23 Aprile alle ore 18.30 al Cretto di Burri di Gibellina e lunedì 24 Aprile al Teatro Apollo di Castellammare del Golfo.

La proiezione di domenica 23 aprile sarà accompagnata dal concerto di Roy Paci, Salvatore Bonafede, Salvatore Pizzo, Salvo Casano e
Gaetano Agrò, mentre quella di lunedì 24 si inquadra all'interno di una masterclass per musicisti di banda musicale con Salvatore Bonafede, e sarà seguita dal concerto di Roy Paci e Salvatore Bonafede.

A tenere il ritmo di questa favola moderna sono il ritmo incessante del Jazz Dixieland, la colonna sonora di Salvatore Bonafede e la stessa voce di Nick La Rocca che risuona in una intervista inedita e intima insieme alla testimoninanza di suo figlio Jimmy.

Il docufilm si muove nella terra di mezzo che c'è tra la finzione e il cinema del reale tra i momenti che segnano la vita di un trombettista autodidatta e bianco che diventa musicista di successo nell'ambiente "nero" per eccellenza, diventando un viaggio introspettivo perfettamente narrato dalla tromba di Roy Paci e dal gesto e dai pupi di Mimmo Cuticchio.

Il docufilm è prodotto da MRF5 e Ga&a, in associazione con Rai Cinema e in collaborazione con Lazy Film e con il sostegno della Sicilia Film Commission, e per diffonderlo è nato il mini tour di promozione “La Sicilia e il Jazz”, tour di promozione organizzato da “Dove & Mouse” in collaborazione con Lazy e finanziato dalla Regione Sicilia per il "Programma CreAzioni giovani".

Il tour vuole essere un modo per ricordare l’apporto importante che i musicisti bianchi di origine siciliana hanno dato alla nascita del jazz, per restituire alla Valle del Belice un’identità forte legata alla musica jazz e per ribaltare lo stereotipo che associa immediatamente nell’immaginario collettivo la relazione Sicilia-Stati Uniti alla mafia italo-americana, facendo invece emergere il contributo creativo della cultura siciliana a quella statunitense.

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