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Alberi e pali, gradini e labirinti: se Palermo per i disabili resta un campo a ostacoli

I marciapiedi sono pieni di intoppi, gli scivoli sono pochi e spesso bloccati, i tanti gradini: queste e tante altre le difficoltà per chi gira a Palermo in carrozzina

  • 6 aprile 2018

Le strisce pedonali senza scivolo di via Maqueda (foto Giulio Di Chiara)

Come si muove un disabile in carrozzella a Palermo? Me lo sono chiesto più di una volta e parlando di mobilità, i dubbi sono aumentati. Osservo un pò da fuori la vicenda, ma su certe evidenze è possibile discutere e trarre delle conclusioni.

Giro abbastanza la città, a piedi e soprattutto in bici. Nonostante ciò sono veramente pochi i casi in cui ricordo di aver visto un disabile in carrozzella muoversi autonomamente su un marciapiede o salire su un bus.

Anzi, faccio proprio fatica ad immaginare un solo caso. La mia esperienza non rappresenta un dato statistico ma la personale visione di una città che non ritengo affatto a misura per questa categoria di persone.

In primis a livello infrastrutturale: le strade sono quasi totalmente dissestate e i marciapiedi ondulanti nelle vicinanze degli alberi risultano impraticabili anche per chi non ha alcun problema motorio.

L’altro giorno, passeggiando in via Libertà pensavo che almeno lì, nel centro, nel salotto della città, tutto fosse a regola d’arte. A prima vista ci avevo creduto, ma poi ho ricordato le parole di una ragazza disabile che tanti anni fa mi parlò di quanto fosse difficile muoversi per lei a Palermo.
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Non tutti gli incroci e gli attraversamenti pedonali sono dotati di scivoli e quando sono presenti probabilmente non sono realizzati a norma.

Non ci avevo mai fatto caso, ma diversi di essi si ricongiungono all’asfalto con un piccolo gradino che, per chi cammina regolarmente risulta impercettibile, ma non per le carrozzelle che con la ruota hanno difficoltà a superarlo, soprattutto in salita e con la sola spinta delle braccia.

È probabile che la realizzazione di queste opere, laddove presenti, avvenga regolarmente e soltanto in seguito alle successive scarificazioni dell’asfalto si crei un piccolo ma significativo dislivello. Più in generale non mi sembra ci sia attenzione su questo tema da parte delle istituzioni, perchè gran parte dei quartieri sono sprovvisti delle più basilari infrastrutture urbane.

A conferma di quanto scrivevo pocanzi, nella foto ho immortalato un attraversamento pedonale su via Maqueda che, nonostante sia quasi sempre pedonale, è carrabile in alcune ore del giorno.

Dall’altra parte della strada il marciapiede è un muro invalicabile per chi ha nelle ruote l’unica possibilità di movimento. Siamo in centro, ma Palermo è piena di questi casi: alla Cala (il primo esempio che mi viene in mente), se si decide di attraversare la strada da una parte all’altra, c’è il cordolo spartitraffico centrale che non presenta alcuna feritoia e impedisce il passaggio con linearità (guarda la mappa di Google).

Si potrebbe continuare per ore e ore, ma non ne vale la pena. Gli autobus paradossalmente sono predisposti ad accogliere le carrozzelle e trasportarle a bordo tramite un’apposita pedana automatica che, nel migliore dei casi, viene attivata dal conducente e si allunga sino al marciapiede.

Ma anche in questi casi, le segnalazioni sul non funzionamento di questi automatismi si sprecano e l’Amat sicuramente ha altre priorità a cui pensare, come arrivare a garantire il livello minimo del servizio previsto dal contratto.

E se mai funzionassero tutte le pedane sugli autobus, rimarrebbe il problema di accedere alla fermata dal marciapiede, di schivare i rifiuti dei cani o l’auto in seconda fila o aggirare i pali della segnaletica verticale e delle pubblicità che in certi casi sono degni della migliore pista di slalom gigante.

Comunque la si giri non ci sono speranze, perchè la contingenza di una città sempre in emergenza dal punto di vista della manutenzione, lascia inevitabilmente e colpevolmente più indietro le categorie più deboli e numericamente meno rappresentate.

Allora tanto vale convincersi che Palermo non fa per loro. Non vedo carrozzelle in giro perchè sono oggettivamente impossibilitate a muoversi, è lampante.

Ne deduco che l’unica soluzione possibile per garantire mobilità e dignità a questi concittadini più sfortunati sia ricorrere ai servizi di trasporto dedicato, compresi quelli messi a disposizione dal Comune.

Quelli in cui qualcuno ti preleva direttamente dalla tua abitazione e ti assiste in tutto il percorso. Come fosse un campo minato.
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