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“Metamorph”, la nona Biennale dell’Architettura a Venezia

Manifesti di quella metamorfosi dell’architettura che dà il titolo all’evento, sono i quaranta progetti della sezione “Concert Halls”

  • 22 ottobre 2004

E’ tempo di metamorfosi. L’architettura “vitruviana” ha ceduto il passo a nuove forme, a nuove relazioni. E di questo sono testimoni le superfici incurvate, gli involucri autoportanti, i nuovi materiali, i rapporti con la tecnologia e l’informatica. Questo il tema della nona Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia - inaugurata il 12 settembre ed aperta fino al 7 novembre tutti i giorni dalle 10 alle 18 all’Arsenale ed ai Giardini - una vetrina per oltre un centinaio di studi di progettazione ed un’occasione di confronto per architetti, studenti, designers, storici e studiosi. Manifesti di quella metamorfosi dell’architettura che dà il titolo all’evento, sono i quaranta progetti della sezione “Concert Halls”, esposti secondo un ordine cronologico ai Giardini. In un’intervista rilasciata al “Giornale dell’Architettura” (nel n. 20/2004), Kurt W. Foster, curatore della Mostra, spiega: “le sale da concerto vivevano sin dalla fine del ‘700 sub specie di “scatola” teatrale.

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Sino a che, a metà del ‘900, Scharoun con la Philharmonie di Berlino, Le Corbousier con il Padiglione Philips per l’Esposizione Universale di Bruxelles e Utzon con l’Opera di Sydney, segnano una nuova tappa progettuale. Dapprima accusati di eccessi espressionisti, questi esempi vengono ripresi a fine anni ’80 da Gehry con la Disney Concert Hall di Los Angeles, e da qui si dipartono altre opere di architetti – da Hadid a Perrault e Nouvel – tutte contrassegnate da soluzioni che vedono incorporare spazialmente il pubblico, cambiare gli stessi ideali acustici e sviluppare modelli di fruizione che dimostrano di essersi lasciati definitivamente alle spalle il dogma della “scatola” teatrale”. Oltre ai progetti dei grandi nomi appena citati, un’altra sezione, intitolata “Notizie dall’interno” esporrà alcune delle architetture d’interni più interessanti tra quelle realizzate in Italia negli ultimi anni. Negli spazi allestiti ai Giardini da Kengo Kuma e da Juan Navarro Baldeweg, si troveranno riflessioni sul tema dell’atmosfera e delle metamorfosi naturali e, alle Coderie, una mostra di fotografie di Giovanni Chiaramonte sulla Berlino post crollo del Muro e sui suoi mutamenti.

E una novità, rispetto alle precedenti edizioni della Biennale, è rappresentata proprio dalla sezione dedicata alla fotografia di e per l’architettura, denominata “Morphing Lights, Floating Shadows”; così come inusitato è lo spazio creato con una struttura galleggiante nel bacino dell’Arsenale, per ospitare l’ulteriore sezione “Città d’acqua”, con una ventina di progetti di waterfronts di altrettante città in tutto il mondo, da Bilbao a Buenos Aires. Sicuramente da non perdere, infine, all’Arsenale, l’esposizione delle opere realizzate nell’arco di un trentennio circa, da quattro famosissimi architetti: Eisenman, Gehry, Rossi e Stirling. Per quanto riguarda i Padiglioni nazionali, si va da Paesi di riconosciuta e storica capacità progettuale (Francia, Portogallo, Stati Uniti, Giappone, Germania, ecc.) fino a Paesi meno noti, da questo punto di vista, come Serbia e Montenegro, Estonia e Georgia. L’Italia ospiterà nel suo Padiglione, la mostra “Sguardi contemporanei. 50 anni di architettura italiana”.

Un workshop e una serie di seminari, poi, sono dedicati al tema della formazione e saranno tenuti dai professori di sei Scuole Internazionali di Architettura (tra le quali, naturalmente, lo IAUV di Venezia). Se davvero l’epoca del razionalismo e delle esatte proporzioni sia da considerare chiusa, si vedrà alla lunga. Certo è che l’architettura “camaleontica” del presente ha dello stupefacente. Ma davvero più della Cupola del Brunelleschi al suo tempo? Per informazioni e prenotazioni: tel. 041.5218828; www.labiennale.org.

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