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Cosa ci faceva uno scienziato russo in Sicilia: la sua (grande) scoperta è poco conosciuta

Vi raccontiamo le prodezze di questo scienziato, che sfuggì dalla sua patria per raggiungere l'isola con la speranza di fare quello che gli riusciva meglio: ricerca

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 18 febbraio 2023

Il'ja Il'ič Mečnikov

In inverno, complice il brutto tempo, sono molte le persone che si ritrovano a soffrire d’influenza e che sono costrette a prendere medicine e antipiretici per ridurre la febbre.

Mentre però tutti corrono alla più vicina farmacia per comprare il farmaco più adeguato, non tutti sanno che l’origine moderna dell’industria farmaceutica e di molte scoperte nel corso del Novecento sono avvenute di seguito ad una rivoluzione scientifica che è partita dalla Sicilia e che è avvenuta pressappoco in questo periodo dell’anno.

Per esattezza, stiamo parlando di una delle scoperte più importanti della storia, che ha contribuito a far comprendere meglio il nostro sistema immunitario e a rendere famosa nel mondo la città di Messina, che sul finire dell’Ottocento era una delle mete preferite da parte di molti scienziati internazionali.

Il protagonista di questa scoperta è stato il biologo Il'ja Il'ič Mečnikov, che nel 1882 scoprì inavvertitamente proprio nel capoluogo siciliano uno dei processi base dell’immunologia: la fagocitosi. Storia della scoperta Mečnikov quell’anno era giunto in Sicilia, per gravi problemi personali.
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L’anno precedente infatti era stato costretto ad abbandonare l’università di Odessa, a causa dei pesanti intrighi politici che anche allora contraddistinguevano alcune realtà accademiche.

Così aveva optato di trasferirsi nel mediterraneo, per continuare a svolgere il suo lavoro di zoologo e di biologo marino. L’oggetto principale dei suoi studi, in quel momento, era la fisiologia degli echinodermi e fra le tante specie che il mare dello stretto di Messina gli garantiva di studiare c’erano parecchie forme di stelle marine, fra tutti gli animali i suoi preferiti in assoluto.

Giunto da poco all’università di Messina in autunno e insidiatosi con una certa bravura all’interno di un contesto accademico molto differente dal suo, Mečnikov cominciò quindi a passare le sue giornate a fare delle passeggiate lungo la costa, catturando di tanto in tanto qualche esemplare di stelle marine spiaggiate.

Una sera, dopo qualche mese, di ritorno nel suo laboratorio dopo una delle gite, fu attirato dal microscopio e decise così di osservare per puro gioco alcune larve trasparenti appartenute a delle stelle marine che aveva precedentemente raccolto. Un pensiero però gli attraversò il cervello, mentre osservava incuriosito l’oculare, in uno degli Eureka più celebri dell’intero mondo della biologia.

Capì infatti che cellule simili a quelle che stava osservando potevano servire nella difesa dell’organismo contro gli intrusi. Decise così di inserire volontariamente una piccola scheggia – proveniente da un albero di Natale abbandonato nel suo studio - all’interno di una larva, per osservare l’indomani le conseguenze del suo gesto. Il giorno dopo notò così che i bordi della ferita erano colme di minuscole cellule, che non aveva mai visto prima.

Queste tentavano di aggredire quelli che Mečnikov intuì fossero dei parassiti ed erano numerosi. Anzi, numerosissimi! Coprivano in pratica l’intera superficie slabbrata della ferita. Il fenomeno che gli si stava palesando davanti agli occhi era qualcosa di incredibile!

Le cellule che provenivano dal corpo della larva sembravano braccare, aggredire e digerire gli intrusi, annichilendoli completamente al loro interno. Inoltre, contemporaneamente, altre cellule sembravano lavorare sui bordi della ferita, producendo alcune sostanze che oggi sappiamo intervenire nei casi d’infiammazione.

Mečnikov capì che queste cellule erano la prima forma di difesa dell’intero organismo e attribuì a questo comportamento il termine fagocitosi e alle cellule il nome di macrofagi, poiché attaccavano i parassiti inglobandoli completamente, al di là delle dimensioni stesse dei microbi.

Lo scienziato russo trascorse ben 25 anni nello studiare il fenomeno, testando anche farmaci che potessero aumentare la capacità dei macrofagi di attaccare virus e batteri, fino ad ottenere nel 1908 il premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia, per aver contribuito a fornire armi contro le malattie infettive. Lui, che era un “semplice zoologo”, divenne tra i primi scienziati a contribuire al progresso della Medicina.

Oggi ovviamente quando andiamo a comprare dei farmaci usiamo medicine molto più potenti e raffinate rispetto a quelli studiati da Mečnikov. E sappiamo anche che la fagocitosi non è l’unico processo che il nostro organismo utilizza per sbarazzarsi dei virus.

Gli anticorpi e gli antibiotici infatti sono molto più precisi e potenti, nel curare un’infezione. Quando però ritiriamo dal bancone del nostro farmacista qualsiasi flacone, è anche grazie a Mečnikov se oggi disponiamo di un maggior numero di farmaci e se l’industria farmaceutica ha raggiunto gli attuali livelli di produzione.

Sfortunatamente la storia di Mečnikov non è così conosciuta come quella di altri grandi padri della scienza come Pasteur o Fleming.

Però in un momento storico come questo, con la pandemia da Covid da poco alle nostre spalle, sarebbe forse il caso di esaltare le prodezze di questo scienziato russo, che sfuggì dalla sua patria per raggiungere la Sicilia, con la semplice speranza di fare quello che gli riusciva meglio: ricerca.
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