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È grazie a lui se Bagheria ebbe "u rittufilu": Baldassarre Scaduto, prosindaco innovatore

A lui si deve una vera rivoluzione dell’assetto urbanistico ed economico della città di Bagheria con borgo di Aspra annesso. Superò ostacoli di ogni genere per la sua brillante idea

Sara Abello
Giornalista
  • 11 gennaio 2022

“U rittufilu”, che collega Bagheria e Aspra, intitolato a Baldassarre Scaduto

Non c’è baarioto che non conosca il “rittufilu”, “rettifilo” per i palati più raffinati, ma ufficialmente, il lungo viale alberato che dalla ferrovia prolunga il Corso Butera sino al mare di Aspra, è intitolato a Baldassarre Scaduto. Ora c'è da capire chi sia il signor rittufilu alias Scaduto, anche perché a Bagheria è un cognome discretamente diffuso.

Il Cavaliere Avvocato Baldassarre Scaduto, cose con le “pampine” per capirci, nato nel 1853 proprio a Bagheria, si distinse sin da giovane sia nel campo professionale che in quello politico, mostrando da subito di ispirarsi alla democrazia e al laicismo, come raccontava di lui Giuseppe Verdone. E pensate che era stato allievo di Francesco Castronovo, arciprete della Madrice e fondatore dell’istruzione pubblica in città.

Il cavaliere Scaduto, essendo il consigliere più anziano della giunta, nel 1904 fu insignito del ruolo di prosindaco, quindi facente le veci del sindaco che dal 1901 era il farmacista Francesco Paolo Di Pasquale. Giustamente vi starete anche voi soffermando su un dato significativo, e cioè che dopo 3 anni dalla nomina, già il sindaco avesse smesso di adempiere ai suoi ruoli, e in buona sostanza si fosse “fatto schifiare” neanche il tempo di iniziare il suo lavoro. Baldassarre Scaduto, di contro, fu appellato come il “sindaco delle innovazioni”, e del resto era un tipo che amava andare controcorrente.
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Il 1906 fu di sicuro l’anno della svolta, quello in cui Scaduto si trovò a lottare contro la minoranza politica per riuscire a far costruire il rittufilu, e per questo però anche per lui, non mancarono commenti negativi. “Cu mancia fa muddichi” e questo è risaputo. Il portavoce dell’opposizione era un altro avvocato, Salvatore Caputo, il quale non discuteva tanto la scelta di prolungare u stratuni sino al mare, quanto il fatto che non fosse di certo la priorità di quel momento.

Sul giornale palermitano “La provincia”, proprio in quel periodo, il corrispondente da Bagheria che pieno di forza e coraggio si firmava “ignoto”, non mancava di criticare l’amministrazione comunale. In barba a tutte le critiche però, Batassaru, così chiamato dagli intimi, riuscì in una vera impresa.

Come è risaputo, fu il principe Branciforti che tracciò il Corso Butera come viale che conducesse dal suo palazzo sino al mare, percorso di oltre 3 kilometri. Fu il principe Cutò però che, con una “tagliata di faccia” molto poco nobiliare, avendo la sua dimora nella parte bassa della vallata, e avendo soprattutto avuto sentore della cosa, fece costruire di gran corsa un coffe house, poi demolito, proprio all’estremità della sua proprietà che si intersecava con lo stratuni. In questo modo il progetto del principe Branciforti subì una brutta battuta d’arresto, letteralmente.

I meriti per il prolungamento di Corso Butera però, in alcuni suoi scritti, se li prese Gioacchino Guttuso Fasulo. Vi dice niente questo nome? Si tratta del padre del noto Renato e, come vedete, la trama si infittisce sempre di più! Secondo il cavaliere Guttuso, i baarioti erano da sempre un popolo dedito all’operosità agricola, e mai avevano sfruttato l’ubicazione della cittadina in uno strategico punto del golfo che la rendeva coi vicina al mare. Di tutto questo raccontava nel suo giornale cittadino “L’Alba Soluntina”, dove si battè per convincere la massa paesana affinché comprendesse l’utilità di uno sbocco verso il mare, così da dare un significativo impulso al crescente movimento industriale e commerciale.

Fu Baldassarre Scaduto però che, facendo sua l’idea lanciata da “L’Alba Soluntina”, superò ostacoli di ogni genere sino ad imporre il prolungamento di Corso Butera sino al mare, rendendo questo viale una delle principali arterie della cittadina. Il rittufilu rappresentò così il simbolico aprirsi di Bagheria verso l’orizzonte che separa mare e cielo, e che divenne soprattutto apertura verso lo sviluppo economico. Finalmente Bagheria iniziò a sfruttare i vantaggi dei paesi marittimi con le loro industrie locali e con gli scambi di importazione ed esportazione, favoriti proprio dal mare.

Anni dopo si sviluppò anche l’industria balneare di Aspra che, prima di finire dov’è adesso, tra un ecomostro e l’altro, rese la borgata marina una piccola Mondello di questo versante del golfo di Palermo. Il lungo viale che prosegue dallo stratuni sino ad Aspra fu così intitolato, più che a ragione, al prosindaco Scaduto, cui si deve una vera rivoluzione dell’assetto urbanistico ed economico della città di Bagheria con borgo di Aspra annesso.
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