CURIOSITÀ

HomeNewsCulturaCuriosità

Era temuto da tutti, lavorava ai Quattro Canti: perché in Sicilia si dice "sei Brunello"

Svagato, troppo rigido o inaffidabile: sono tanti i modi di intendere i "brunelli". Vi raccontiamo una storia tutta palermitana da cui ha avuto origine questo termine

Peppe Musso
Collaboratore
  • 1 aprile 2024

Svagato, un tipo di cui non ci si può fidare, malandrino oppure troppo rigido. Sono diversi i significati che i palermitani affidano al termine “brunello”, parola che da decenni è entrata nel gergo dei cittadini del capoluogo siciliano.

Ma da dove nasce l’uso di questo termine? Ci sono diverse teorie, ma soltanto una è quella accreditata ed è – ovviamente – legata strettissimamente alla storia della città.

Si potrebbe pensare che il termine derivi dal pregiatissimo vino prodotto a Montalcino, come a voler indicare una persona che fermenta facilmente. Niente di più sbagliato, è solo un caso di omonimia. In dialetto toscano, infatti, il termine indica semplicemente qualcosa di piccolo e marrone, esattamente come l’uva da cui viene prodotto il prezioso vino.

Un’altra teoria è quella che la parola derivi da un personaggio presente nei romanzi dell’Orlando Furioso e dell’Orlando Innamorato. In entrambi i libri si legge infatti di un nano saraceno, Brunello appunto, che pur non potendo, per ovvi motivi, partecipare ai combattimenti viene sfruttato dal capo dei Mori, Agramante, per compiere furti e rapine: questa sua abilità sarà anche la sua maledizione, non resistendo alla tentazione di derubare i suoi stessi superiori.
Adv
Sarà probabilmente per questo che per i siciliani "brunello" è una persona di cui non ci si può fidare e che non mantiene la parola data.

Nell’Orlando Innamorato, Brunello verrà persino fatto re della Tingitana (Mauritania), mentre nell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto andrà incontro ad una fine ingloriosa.

Ma il termine ha anche un'altra origine, probabilmente meno nota e da ricercare in una storia strettamente palermitana. Si racconta infatti che anticamente, al Palazzo Napoli dei Quattro Canti, lavorasse un portiere chiamato appunto Brunello.

Brunello se ne stava lì, con la sua divisa, il baffi ed il cilindro, impettito, dall’aspetto non amichevole, pronto a scoraggiare con modi molto bruschi i bambini che giocavano a pallone nelle vicinanze.

A causa dei suoi comportamenti bruschi, divenuti famosi nella zona, nacque l’abitudine di apostrofare le persone eccessivamente rigide, o chiunque non lasciasse correre su questioni anche di poco conto con espressioni simili a: «Talè, pare Brunello».

Questa vicenda ce la racconta lo scrittore Roberto Alajmo nel suo “Repertorio dei pazzi della città di Palermo”, un libro che raccoglie tantissime personalità singolari e stravaganti del capoluogo, aggiungendo che, in materia di pazzi, la città non fosse seconda a nessuna.

Negli anni il termine ha assunto connotazioni e sfumature differenti, ma rimane comunque una parola molto amata dai palermitani, che la utilizzano dei contesti più disparati.

Che tu dunque sia ai Quattro Canti, a Mondello, a Romagnolo o a Monreale, se ti comporti male resti sempre "un brunello".
Se ti è piaciuto questo articolo, continua a seguirci...
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

GLI ARTICOLI PIÙ LETTI