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Ha un parco immenso, a Palermo era "il castello": storia di una villa (che non c'è più)

Il parco, il portale d’ingresso e una maiolica a fiori: solo questo resta oggi di un’antica villa seicentesca, demolita negli anni della speculazione edilizia

Maria Oliveri
Storica, saggista e operatrice culturale
  • 16 maggio 2023

Una antica foto di Villa Turrisi

Villa Turrisi dei Baroni Turrisi-Colonna di Bonvicino sorgeva, con la sua immensa tenuta, tra la zona Passa di Rigano e Via Leonardo da Vinci, con l’ingresso principale sull’attuale via Evangelista di Blasi, che ne segnava il limite meridionale.

Alcuni abitanti del quartiere ricordano ancora quando da bambini, negli anni ’60, vivevano nei palazzi moderni di cemento armato che come funghi erano spuntati intorno alla tenuta e si intrufolavano nel cortile della villa, soprannominata da tutti il castello, per via di una torre merlata e di alcuni elementi neogotici del prospetto.

I monelli si divertivano a ingaggiare sfide con le biciclette o a sostenere delle vere e proprie prove di coraggio: il vasto edificio infatti era un dedalo di stanzette, corridoi sotterranei e passaggi segreti… .

Altri palermitani, all’epoca ragazzini, ricordano la vecchia automobile degli ultimi proprietari, una giardinetta, abbandonata vicino alla fontana. Altri ancora ricordano che nei locali della villa, pochi anni prima della demolizione, c’era una bottega dove si vendevano generi alimentari e bombole del gas.
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L’impianto originario della villa era seicentesco, ma l’avvicendarsi di diversi proprietari (Calvagno, Rondisi, Starrabba principi di Giardinelli, Turrisi) aveva comportato, col passare del tempo, l’esigenza di apportarvi numerose modifiche e abbellimenti. Da un punto di vista stilistico il complesso venne arricchito nell’Ottocento con elementi decorativi in stile neoclassico e poi in stile neogotico (come la torre merlata).

Di rilievo artistico doveva essere anche il monumentale cancello principale sito su Via Evangelista di Blasi, frontalmente alla villa, che Gioacchino Lanza Tomasi descriveva come un portale dal modello seicentesco a volute laterali, sormontate da due sfere.

La tenuta ottocentesca dei Turrisi fu realizzata per volontà del barone Nicolò nel 1859; prima di tale data. nelle cartografie. la villa risultava infatti intitolata ad Enrichetta Statella, moglie del precedente proprietario, il Principe Gaetano Starrabba. 2 Nicolò Turrisi Colonna (1817-89), oltre ad essere un importante e “chiacchierato” uomo politico, era un brillante agronomo e il suo fondo diventò uno tra i principali centri di sperimentazione agricola del territorio di Palermo.

La famiglia Turrisi era originaria di San Mauro Castelverde ma Antonino Turrisi si era trasferito a Castelbuono dopo le nozze nel 1750 con Anna Piraino.

All’inizio dell’Ottocento i fratelli Turrisi Vincenzo, Nicolò, Mauro, Pietro, l’abate Giuseppe e il sacerdote Angelo avevano stretto un patto di famiglia, in base al quale soltanto Mauro avrebbe potuto sposarsi.

Mauro Impalmò Rosalia Colonna Romano dei duchi di Cesarò e si trasferì a Palermo, in una casina all’Acquasanta. Dall’unione nacquero 6 figli, tra questi Anna (pittrice) e Giuseppina (poetessa) note artiste palermitane, scomparse prematuramente e Nicolò che nel 1836 si laureò a soli 18 anni in giurisprudenza.

Il giovane Nicolò, ricco proprietario di latifondi nell’entroterra delle Madonie, si occupò subito degli affari di famiglia.

Non frequentava circoli, nè teatri; pensava solo a rendersi utile alla famiglia, alla patria, al progresso agrario: era un convinto sostenitore delle riforme ed era molto critico nei confronti del “feudalesimo” della campagna siciliana. Nel 1846 sposò Ninfa Ballestreros, di dieci anni più giovane, dalla quale ebbe tre figli (Mauro, Antonio e Giuseppe) ma la coppia si sarebbe separata nel 1865.

Nel 1848 Nicolò prese parte attiva alla rivoluzione, ricoprendo vari incarichi politici. Falliti i moti del ’48, si ritirò a vita privata, curando la gestione del proprio patrimonio e coltivando gli studi di agraria.

Nel 1851 impiantò un’azienda modello, fondata sull’integrazione di allevamento e agricoltura, nel sito dell’abbazia di S. Anastasia, nei pressi di Castelbuono.

Introdusse nella sua fattoria nuovi attrezzi (come l’aratro toscano, quello svizzero, l’’erpice, il pressafieno, il vaglio ventilatore, la macchina per tubi da drenaggio) e animali (come le pecore merinos di Spagna, la capra maltese senza corna e quella a pelo lungo, il porco bianco cinese, il cinghiale selvaggio).

Ottenne meticci lattiferi e a piccole corna di facile ingrasso, incrociando diverse razze di vacche e coltivò il topinambur, l’erba medica, il trifoglio rosso, l’avena, la sulla. Il progresso agricolo era di utilità, secondo il barone, sia per i proprietari che per gli agricoltori.

Nel 1859 acquistò nella borgata di Passo di Rigano un vasto possedimento, a cui diede il nome di Bonvicino e qui fissò la sua dimora, impiantando un’azienda simbolo di sperimentazione agraria. Turrisi diede vita ad un vasto agrumeto, a molte coltivazioni e a diversi allevamenti, anche di api.

In quegli anni non solo continuò a studiare e scrisse numerosi saggi, pubblicati in particolare sugli "Annali di agricoltura siciliana", ma non venne mai meno il suo impegno politico e patriottico: dopo lo sbarco di Giuseppe Garibaldi e dei Mille in Sicilia, Turrisi Colonna assumeva nel 1861 il comando della Guardia Nazionale di Palermo.

Dopo l’Unità d’Italia Nicolò ricoprì importanti cariche politiche e amministrative tra cui quella di deputato, di senatore del regno e fu due volte sindaco della città di Palermo (nel 1880 e nel 1886). Nel periodo in cui fu sindaco riordinò l’amministrazione, migliorò le condizioni delle entrate, istituì il servizio dell’igiene, promosse le fognature della città, aumentò le fontanelle pubbliche, migliorò le scuole, fondò la casa del boccone di pane per i poveri invalidi, l’Istituto antirabico e quello degli scrofolosi insieme ad E. Albanese.

Ritiratosi nuovamente a vita privata, proseguì intensamente la sua attività di ricerca e tra il 1883 e il 1884 fu direttore del settimanale “La Sicilia agricola”, da lui fondata.

Morì a Palermo nel 1889 per un colpo apoplettico. Turrisi fu un personaggio poliedrico e complesso, il barone incarnava l’ambiguità di una certa elìte palermitana dell’epoca: nutriva una forte passione per le api e ammirava quei laboriosi insetti che non esitavano ad uccidere chi si avvicinasse all’alveare.

Secondo il Turrisi i vizi e la violenza delle elìte potevano generare ordine e ricchezza, in un alveare, come nella società. Il Barone era uno spirito curioso, pieno di passioni, desideroso di ammodernamenti eppure non bisogna dimenticare che la sua condotta non fu sempre esemplare; egli era noto come personaggio legato ai più importanti capi mafia.

Tra i campieri che curavano le sue proprietà figuravano diversi esponenti mafiosi (arrestati nel 1874 in occasione di una perquisizione nelle proprietà del barone).

Turrisi stesso poi godeva di molti appoggi, sia in Sicilia che a Roma e le sue protezioni gli permisero spesso di evitare incriminazioni. Al barone tuttavia nel 1912 fu innalzato dalla popolazione di Boccadifalco un cippo con busto in piazza Barone Turrisi (tra Via Baida e Via San Martino) come segno di riconoscenza per l’interessamento ai problemi di approvvigionamento idrico di quella zona.

La tenuta, la villa e i vari rustici sparsi di Villa Turrisi a Passo di Rigano sono stati nel Novecento prima saccheggiati e vandalizzati, e poi sono andati distrutti a causa dell’espansione edilizia degli anni ’60 e ’70.

La cappella privata, dove c’erano anche delle sepolture di famiglia (si dice addirittura che i cadaveri siano stati tirati fuori dalle tombe, da ladri in cerca di gioielli o altri beni preziosi) è stato l’ultimo edificio del complesso agricolo ad essere abbattuto, dopo la realizzazione del vicino Istituto Salesiano.

Oggi dell’antica villa rimangono solo due corpi perimetrali e il portale dì ingresso, un tempo situato in via Evangelista di Blasi, che nel 2007 è stato spostato in Via Filino d’Agrigento. Una Maiolica di Villa Turrisi è conservata negli uffici dello IACP.

Resta ancora alla città il grande Parco creato dal Barone Turrisi: l’Associazione Parco Villa Turrisi nata a Palermo nel gennaio 2013 dalla collaborazione di comitati e associazioni ambientaliste operanti nel territorio, si prefigge l’obiettivo di salvaguardare e valorizzare questa grande area verde.

Il logo del parco rappresenta in modo stilizzato il semicerchio dei cipressi ancora esistenti, posti a perimetro dell’agrumeto di mandarini. Per conoscere le attività dell’Associazione Parco Villa Turrisi e sostenere attivamente i progetti e le numerose iniziative dell’ente info su http://www.parcovillaturrisi.org.
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