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Il palazzo del "mago della vista" di Bagheria: storia di una tagliata di faccia (ammatula)

Un alone di mistero avvolge la costruzione di un palazzo appartenuto a un notabile della cittadina alle porte di Palermo, che si trova accanto ad altri edifici storici

Sara Abello
Giornalista
  • 14 settembre 2022

Palazzo Cirincione a Bagheria

È nata prima Bagheria o la “tagliata di faccia”? Un po' come la storia dell’uovo e della gallina. La risposta non saprei darvela ma quello che è certo è che a Bagheria è tradizione vecchia assai.

Spesso la curiosità per ciò che ci circonda non è particolarmente forte e, ben più pesante, è la pigrizia che prende il sopravvento anche quando una mezza domanda ce la poniamo.

Ora ditemi la verità, voi baarioti autoctoni, ma anche chi non è di qua però conosce un minimo il nostro centro storico, vi siete mai chiesti perchè Palazzo Cirincione sorga proprio lì in mezzo tra Villa Valguarnera e Villa Trabia, addossato letteralmente a quest’ultima? E tra l’altro a 100 metri da Villa Palagonia.

La vicinanza tra le tre ville settecentesce è presto spiegata, fu proprio un Gravina infatti, imparentato con il fondatore di Villa Palagonia e con gli Alliata di Valguarnera, ad ordinare la costruzione di Villa Trabia, poco dopo l’inizio dei lavori per le altre due, risalenti in entrambi i casi al 1715 e con progetto dello stesso architetto.
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Palazzo Cirincione però è di molto successivo, si tratta infatti di una villa in stile neogotico risalente al 1905 che non dovete immaginare neanche come è adesso, abbastanza "in mezzo ai piedi", ma ancor di più!

Considerate come doveva sbucare in mezzo alla piazza prima che il Comune donasse ai proprietari di Villa Trabia il terreno che ha permesso loro il prolungamento del viale di accesso alla dimora, conferendo alla piazza una maggiore regolarità per l’impianto viario.

Se così non fosse stato, oggi le automobili giocherebbero all’autoscontro per poter superare l’area. Di sicuro c’è che chi pensò che quella fosse una buona posizione per costruire il palazzo di pianta rettangolare, immerso nel verde costituito da piante secolari, non doveva avere in particolare simpatia i Moncada Valguarnera principi di Paternò (eh lo so erano tutti una grande famiglia) proprietari di Villa Trabia.

Altrimenti non avrebbe fatto uno sgarbo di tale entità, donando ad un bagherese illustre come Giuseppe Cirincione il terreno per costruire la sua residenza proprio accanto a Villa Trabia, ma ancora più avanti verso il centro della piazza.

All’epoca Bagheria era governata dal prosindaco Baldassarre Scaduto, Mr Rittufilu per gli aficionados, ricordate? Non si sa però se la “colpa” sia sua o di qualche membro dell’Amministrazione Comunale dell’epoca che aveva troppo amore per Cirincione o troppo poco per i Moncada.

Giuseppe Cirincione è stato indubbiamente una delle figure più illustri di Bagheria, per cui di certo uno spazio per costruire una residenza degna di questo nome lo meritava, per carità, che quello fosse il migliore però ne dubitano in tanti.

Nato proprio qui nel 1863, Cirincione si distinse non solo per la sua carriera politica che lo condusse sino ad essere eletto Senatore nel 1924, ma soprattutto per essere stato uno dei più grandi oculisti italiani e, forse, del mondo.

Ciò che più stupisce, considerate le vette raggiunte, sono le sue modeste origini. Cirincione nacque infatti in una famiglia di contadini e lui stesso lavorò i campi sino ai suoi quattordici anni.

Il merito per la sua carriera lo si deve forse, oltre che al suo talento e alla tenacia che lo contraddistinse, ad uno dei suoi insegnanti, il Sacerdote Francesco Castronovo che, notando in lui doti spiccate, convinse il padre a fargli proseguire gli studi con la licenza liceale prima e la laurea in Medicina e Chirurgia conseguita a Napoli poi.

Lavorò in giro per l’Europa al fianco dei più illustri personaggi dell’epoca e vinse numerosi premi proprio per il frutto delle sue ricerche che potè mettere in pratica anche in Tunisia dove, trasferitosi per ragioni di salute, diresse prima il reparto oculistico dell’ospedale italiano e fondò in seguito una clinica oculistica privata, contribuendo sempre più alla crescita della sua fama ben oltre i confini baarioti.

Un paio di anni dopo, tornato a Palermo, fondò un istituto dedicato alla cura delle malattie oculari e lo attrezzò per le ricerche scientifiche, decise così di dotarlo anche di una biblioteca con riviste di settore e numerose pubblicazioni di cui era autore e poi, nel 1900, fondò anche la rivista "La Clinica Oculistica".

L’episodio che forse più di tutti segnò la sua carriera fu il "miracolo" che compì ridando la vista ad un cieco nel 1913 a Roma, mediante un trapianto di cornea, e che gli valse il meritato soprannome di "mago degli occhi". In quella stessa città fondò una modernissima clinica oftalmica, una delle più grandi al mondo, creando anche un ambulatorio per i poveri.

Durante la sua carriera politica, memore delle sue origini, si impegnò per chi era più in difficoltà facendo co- struire orfanotrofi e centri d’assistenza.

Ricordate la colonia marina di Aspra di cui vi ho raccontato tempo fa? A sue spese fece costruire il grande edificio che la ospitò, e sempre a Bagheria fondò un ambulatorio oftalmico.

Aveva 42 anni infatti quando, dopo numerosi viaggi, tornò nella sua città natale, nel 1905, fu in quell’anno che fece costruire una delle più importanti tra le ville di Bagheria, Palazzo Cirincione, sua nuova residenza e dove, non molto distante, sorgerà in seguito anche la scuola a lui dedicata.

Giuseppe Cirincione era sicuramente uno scienziato capace e dalla grande umanità, tant’è che nei suoi la- boratori, sia quello romano che quello palermitano, e poi nel suo palazzo a Bagheria, non mancò mai di ac- cogliere quanti avessero bisogno delle sue cure.

C’è anche però un alone di mistero intorno alle vicende di Palazzo Cirincione e inevitabilmente del suo fondatore.

Innanzitutto perchè in realtà potè godere molto poco di questa sua dimora dal momento che poco tempo dopo la costruzione vinse il concorso per la cattedra di oculistica dell’università di Roma, poi si arruolò volontario durante la prima guerra mondiale dove gli venne affidata l’organizzazione superiore dei servizi oftalmici e subito dopo, conferitagli una medaglia d’oro quale benemerito della pubblica salute, entrò in politica.

Praticamente una tagliata di faccia “ammatula” questo bel palazzetto che ancora oggi è lì affacciato sullo stratunieddu in pieno centro di Bagheria.

Il fatto più stranuliddo da attenzionare però, e che ha fatto sì che sulla sua figura qualcuno abbia pure speculato, è dovuto alla sua presunta “vicinanza” con alcune famiglie mafiose dell’epoca... tant’è che, conscio del suo ascendente sui concittadini, pare che convocò proprio nell’ampia veranda del suo palazzo le cosche mafiose del tempo, inducendole a riappacificarsi così che la smettessero con quelle faide che stavano procurando tanti morti.

Di sicuro un uomo di polso e generosità, sembrerebbe. Destino anomalo è toccato alla proprietà di Palazzo Cirincione...quando la colonia marina di Aspra fu elevata ad Ente Morale, con un atto di donazione da parte del "mago della vista", fu dotata anche di un vasto patrimonio che includeva il laboratorio oftalmico, il palazzo con annesso agrumeto e un deposito in banca per il manteniento.

Assurdità fu però che il presidente dell’Ente colonia marina Cirincione "dimenticò" di accettare la donazione per cui l’atto non fu mai perfezionato e l’erede di Cirincione successivamente vendette la proprietà che, ad oggi, è ancora privata e in parte convertita in struttura ricettiva.

Vi immaginate a ricevere una cospicua eredità ma a dimenticare di accettarla? Io no! Voglio dire... anche sforzandomi, proprio non può essere!

Nonostante le strane voci sulla “doppia faccia” del luminare Cirincione, ancora oggi, dopo tanti anni dalla sua dipartita, Bagheria non dimentica di rendere memoria ad uno dei suoi più importanti e meritevoli figli che ha portato un pezzetto delle sue radici in giro per il mondo, offrendoci, una volta tanto, qualcosa per cui vantarci.

Il baarioto doc lo trova sempre un modo per pavoneggiarsi, ma farlo a ragione ha un gusto sicuramente diverso!
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