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Al Massimo l'opera che sovvertì il melodramma

  • 7 ottobre 2006

Si conclude la stagione del 2005/2006 al teatro "Massimo" di Palermo (piazza Verdi) con la tragedia mitologica "Orfeo ed Euridice" di Christoph Willibald Gluck, per la regia del coreografo Luciano Cannito, mercoledì 11, giovedì 12, venerdì 13 ottobre alle ore 18.30, rispettivamente nei turni B, S1, C, di seguito sabato14 ottobre alle 20.30 (turno F) e domenica 15 ottobre alle 17.30 (turno D).

"Orfeo ed Euridice" – che sostituisce in programma "Il diavolo in giardino" di Franco Mannino – è l’opera più famosa della felice collaborazione fra il compositore Christoph Willibald Gluck ed il librettista Ranieri de’ Calzabigi, costituendo un capolavoro che riassume in sé elementi tipici del melodramma made in France e quello italiano: una partitura composta per un pubblico tedesco da un musicista boemo ed un libretto redatto da un poeta italiano, ammiratore della tragédie lyrique, regalando così ai posteri un esempio perfetto di teatro cosmopolita.

La vicenda narra la coraggiosa impresa di Orfeo, che spinto e aiutato da Amore, scende nell’Ade per riprendere con sé Euridice, la sua sposa, morta dopo il fatale morso di un serpente: l’eroe, sulla porta degli Inferi, convince le Furie, con il suo dolce canto, a passare attraverso la soglia con l’intento di far tornare in vita la sua amata. Euridice segue il canto del suo sposo verso il mondo dei vivi, ma presa dai dubbi, si chiede perché lui non la guardi: Orfeo, afflitto dalle titubanze della sposa e contravvenendo agli ordini imposti dagli spiriti dell’Ade, si gira ad abbracciarla, perdendola per sempre.

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L’adattamento di Gluck prevede il "lieto fine", per cui Orfeo prepara il proprio suicidio cosicché si possa riunire all’amata, ma Amore, commosso dalle intenzioni del cantore, gli rivela che ha superato tutte le prove di fede e fedeltà e richiama in vita Euridice. Una conclusione che vede i festeggiamenti dei due innamorati, fatta di danze e celebrazioni e che innalza il potere dell’amore. Tale scioglimento drammatico è connesso all’ideologia dell’assolutismo monarchico (siamo nel 1762): nell’opera i personaggi mitologici sono subordinati alle volontà degli dei, come il popolo lo è alle pretese del re.

L’"Orfeo" di Gluck rappresenta una svolta nella storia del melodramma, perché spogliato degli abusi introdotti dai cantanti (è proprio in quel periodo che nasce il divismo, con accezione negativa, degli interpreti) e dalla compiacenza dei maestri: ciò, secondo il compositore boemo, rendeva l’opera ridicola e noiosa. Per tanto tempo, Gluck è stato considerato un eversore in questo senso, ma ha dato dei grossi contributi ai lavori lirici, comprendendoli in una visione del tutto fresca, scorrevole e moderna.

L’opera, composta di tre atti, non prevede la comparsa di altri personaggi secondari, dando visibilità solo a tre figure: Orfeo, Euridice e Amore, una peculiarità che fece storcere il naso alla prima esecuzione a Vienna. Le repliche ebbero più successo a Parma, città maggiormente aperta all’idea di un rinnovamento del teatro musicale e che vedeva il suo maggiore sostenitore in Gaetano Guadagni, cantante-attore evirato che interpretò Orfeo nel melodramma gluckiano. Oltre a Guadagni, Gluck e Calzabigi si avvalsero di Angiolini, noto coreografo che fu uno dei primi ballerini a introdurre soggetti tragici nella danza.

Calzabigi, indovinando bene i desideri del compositore, concepì il libretto di modo che spiccassero le passioni umane ed in cui Euridice, da personaggio "passivo" che era in Ovidio, in Virgilio e nel melodramma monteverdiano, diviene figura che attivamente sente ed agisce. Altro elemento di novità fu l’inserimento di luoghi cupi (l’Ade e il sepolcro di Euridice) rappresentati sulla scena, una tendenza che si affermerà con maggiore frequenza nell’opera seria del Settecento e che nell’"Orfeo" di Gluck, non tocca mai l’acme dell’intensità tragica, ma rimane entro una visione contemplativa della morte.

Dal punto di vista timbrico, il compositore affida al colore orchestrale un ruolo importante nella definizione degli stati psicologici ed emotivi o nella descrizione degli ambienti circostanti i personaggi: per esempio la storia comincia "al suono di mesta sinfonia" (Euridice è già morta nella prima scena) con il suono solenne di tre tromboni, cornetto ed archi per evidenziare i toni drammatici del canto funebre. Dopo la rappresentazione parmense l’opera cominciò ad accogliere più consensi ed il compositore ne realizzò più versioni: infatti la prima viennese vide l’esibizione di un castrato nel ruolo di Orfeo, a Parma un soprano, mentre a Parigi il cantore fu interpretato da un tenore. In seguito alla morte di Gluck le tre versioni continuarono ad essere eseguite e, dopo il 1813 a Milano, la parte dell’eroe mitologico fu affidata, nuovamente, anche alle donne.

In questo allestimento palermitano al Massimo, si susseguiranno le perfomances di due cast di interpreti, con Carmen Oprisanu e Nadia Pirazzini nel ruolo di Orfeo, Daria Masiero e Simona Bestini per Euridice, Anna Viola e Letizia Colajanni per Amore, mentre le parti danzate saranno eseguite da Alessandro Riga (Orfeo), Irena Veterova (Euridice) e Soimita Lupu (Amore). Tutto sotto l’attenta guida di Luciano Cannito che debutta nella regìa lirica e ne firma anche la coreografia: seguendo l’esempio del "San Carlo" di Napoli che, nella stagione lirica 2002/2003, realizzò dell’"Orfeo ed Euridice", un’opera-balletto, il regista dirigerà il melodramma tentando di non intaccarne la semplicità e limpidezza.

«Qualcosa che non ha bisogno di vestirsi troppo per coprire sporcature dell’età o rughe da far sparire con improbabili lifting. E’ pulita. Potrebbe presentarsi nuda a noi, per niente imbarazzata e vestita solo della sua magica musica», ha dichiarato Cannito, proseguendo: «Calzabighi e Gluck hanno creato un archetipo spettacolare, teatrale e drammaturgico che tutti sanno essere stato un punto di svolta della storia dell’opera lirica, e come se ciò non bastasse (e questo lo sanno in pochissimi), Orfeo ed Euridice è stata anche la base estetica delle nuove e rivoluzionarie idee del grande coreografo Gasparo Angiolini, primo esperimento di "balletto pantomimo" (ovvero il movimento che racconta una storia), divenuto poi la base estetica e portante di tutto il balletto classico accademico». Il costo dei biglietti è compreso fra i 12 e 97 euro. Per maggiori informazioni su abbonamenti e riduzioni si può consultare il sito www.teatromassimo.it o telefonando al numero verde 800907080 o 0916053111.

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