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Bilancio di fine girone tra mercato, diritti tv e ultras

  • 16 gennaio 2006

Ed alla fine tra Palermo e Messina pareggio è stato. Non riveste importanza soffermarsi su di un risultato figlio della paura di non buscarle piuttosto che di ccordi presi a tavolino, piuttosto è interessante analizzare altri aspetti. E’ bene sottolineare che questa squadra ha sempre fornito prove all’altezza della situazione e che riteniamo giusto lamentarsi per la mancanza di qualche punticino in più in classifica. Ma se nel panorama calcistico italiano l’unica grande anomalia è rappresentata dall’Inter per i tanti investimenti non corrispondenti ai trofei conquistati (anche lì, tra l'altro, c’è un motivo valido ma non interessa approfondirlo in questa rubrica), per il resto il calcio è una scienza esatta. In realtà i punti al Palermo mancano perché in estate si sono fatte delle scelte precise che hanno privato la squadra di pedine importanti che assicuravano peso in avanti, esperienza e giusta dose di cinismo. Nello specifico è chiaro che Toni non vale Caracciolo o Makinwa e non ci riferiamo all’aspetto tecnico (specie Caracciolo, a nostro avviso più forte del Toni di qualche anno addietro), ma alla concretezza e alla cattiveria sotto porta; Gonzalez e Bonanni sono due giovani che crescono a vista d’occhio ma non hanno il carisma e l’esperienza di Zauli, ed anche la questione portieri sotto l’aspetto gestionale è stata un autentico putiferio. A inizio stagione avevamo parecchie certezze senza presunzione: Brienza nel modulo di Del Neri era un pesce fuor d’acqua, le ali fondamentali nel 4-4-2 delneriano si riducevano ad un solo interprete e cioè Santana, Codrea non era una certezza come alter ego di Corini ma una speranza, un centrocampo sorretto da Corini (35 anni) e Barone non avrebbe dato il giusto filtro al reparto difensivo. Insomma, per farla breve, in estate si sono fatti gravi errori di valutazione. I primi movimenti concreti di mercato hanno messo in evidenza due cose fondamentali: Del Neri ha chiesto ed ottenuto (stante anche ai "rumors") i giocatori adatti al proprio gioco senza più alcun equivoco; Zamparini, a dispetto dei pessimisti che a Palermo non mancano mai, ha deciso di investire seriamente sul progetto Palermo accontentando l’allenatore senza cedere alle follie di un mercato dove normali ed onesti giocatori vengono spacciati per fenomeni. Questo l’aspetto tecnico-societario, che dovrebbe rassicurare l’ambiente un po’ depresso e perplesso.

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Entriamo in campi minati che tengono banco: diritti tv e problema ultras. Sui diritti TV e la spartizione delle risorse si sono espressi un po’ tutti ma è solo un aspetto marginale di questo sport. Ci spieghiamo meglio: le leggi sportive impongono che in una competizione tutti i partecipanti debbano concorrere alla pari. Nel calcio questo non avviene: basti pensare agli 80 milioni di euro incassati dalla Juventus contro i seicentomila incassati dal Lecce. Non è un caso che la Juve abbia stracciato tutti i record e che il Lecce sia seriamente candidato alla retrocessione in B. Una ripartizione equa permetterebbe un campionato più equilibrato e certamente maggiori sorprese ed imprevedibilità di risultati. Ma spesso ci si dimentica che il problema non è tanto che la Juventus prenda 80 milioni di euro, ma che sia gestita da un direttore che è padre di una persona che a sua volta gestisce gli interessi di quasi tutti i giocatori ed allenatori italiani. Il Lecce è gestito da Semeraro che, per arrivare ad un prestito di un giocatore, deve trattare con “il figlio della Juventus”. Il presidente di Lega, oltre ad essere amministratore delegato del Milan, è braccio destro del presidente del Consiglio, ex (?) amministratore di Mediaset e, guarda caso, strenuo sostenitore della contrattazione soggettiva dei diritti tv. Intendiamoci, questa legge sui diritti soggettivi fu introdotta dal centrosinistra e da D’Alema in particolare, ma che Forza Italia si opponga al ritorno alla contrattazione collettiva contro il volere di tutte le forze politiche che spaziano dall’estrema destra all’estrema sinistra… beh, sarebbe a dire se 1+1 fa 2… Il problema, a parer nostro, non si può ridurre solo alla TV ed alla spartizione soggettiva o collettiva ma ci si deve spingere a considerare se sia lecito che anche nel calcio prevalgano i palesi conflitti d’interesse.

Sul fenomeno ultras è ora che in Italia si faccia una seria autocritica. La legge Pisanu è fallita ma, sia chiaro, non per le buone intenzioni del ministro, bensì perché all’interno dello stadio circola di tutto e di più, dai fumogeni ai botti. In generale il tagliando nominale ha nuociuto all’organizzazione degli eventi e, soprattutto, ha esasperato chi va allo stadio per assistere solo allo spettacolo per le continue richieste di documenti e varie limitazioni. Ma in virtù di quanto successo a Parma, dove 250 teppisti hanno bloccato pendolari e gettato nel panico donne e bambini presenti all’interno della stazione, non sarebbe giusto andare oltre la semplice “diffida”? E allora i cittadini non possono essere ostaggi di una minoranza. Chi compie atti vandalici o peggio deve essere consapevole a cosa va incontro, non solo con la “diffida” o un paio di manganellate: carcere diretto senza alcuna attenuante come in Inghilterra o condanna a lavori utili e senza compensi (pensiamo a tanti ultras trasformati in provetti braccianti agricoli). Ancora più drastica e fantascientifica sarebbe l’ipotesi di istituire delle vere e proprie “aree attrezzate” dove gli ultras di schieramenti opposti si possano picchiare liberamente senza per questo nuocere alla brava gente che vuole assistere magari insieme alla propria famiglia ad un incontro di calcio.

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