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Boris Belkin, musiche di Cajkovskij per la Sinfonica

Il violinista Boris Belkin sostituirà il “collega” Salvatore Accardo, impossibilitato a suonare per motivi personali

  • 30 gennaio 2004

Cambiamento in corsa di interpreti e programma per i consueti concerti del fine settimana dell’Orchestra Sinfonica Siciliana (venerdì 30 gennaio alle ore 21.15, sabato 31 alle ore 17.30 e domenica 1 febbraio alle ore 11) al teatro Politeama di Palermo: il violinista Boris Belkin sostituirà infatti il “collega” Salvatore Accardo, impossibilitato per motivi personali. Belkin, che torna attesissimo a Palermo con il suo suono cristallino e il piglio imperioso, ha scelto di eseguire il meraviglioso “Concerto in re maggiore per violino ed orchestra” op. 35 di Cajkovskij sotto la direzione del giovane californiano Christopher Franklin. Composto con singolare rapidità tra il 17 marzo e l’11 aprile del 1878, il “Concerto per violino” op. 35 è opera di ammirevole freschezza e brillante inventiva, caratteristiche che testimoniano la lenta e faticosa ripresa di Cajkovskij dalla profonda crisi e dal collasso nervoso derivati dal fallimento del suo matrimonio. Nella quiete di Clarens, sulle amene rive del lago di Ginevra, questo irrequieto compositore trova sollievo per il suo animo in tumulto grazie al clima mite e a distensive passeggiate. Completato il lavoro, l’autore ne dà una prima lettura privata, in presenza dell’amato fratello Modest. Immediato ed entusiasta è il consenso, in special modo circa i movimenti estremi.

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L’“Andante” invece viene sostituito (diventerà la “Méditation” posta ad inaugurare il “Souvenir d’un lieu cher” op. 42) e in breve viene completata l’orchestrazione. La prima esecuzione ha luogo a Vienna il 4 dicembre del 1881, interprete il giovane Adolf Brodskij, sotto la direzione di Hans Richter. Melodia suadente e charmante, slancio e incantevole espressività, cadenze intrise di pathos e di difficoltà tecniche (doppie corde, salti, picchiettati ed altro ancora). temperatura emotiva incandescente, sono alcune fra le più evidenti caratteristiche che hanno reso questo “Concerto” uno tra i massimi capolavori romantici della letteratura violinistica, nonostante le “turbolenti” accoglienze del pubblico e della critica al suo debutto.
A precedere questa brillante pagina del repertorio russo sarà invece una recente opera del compositore palermitano Giovanni Damiani, “Matrice-Organon” per orchestra, elettronica dal vivo (solista al sintetizzatore lo stesso Damiani) e nastro magnetico, che ha debuttato nel 1995 proprio nella Stagione concertistica dell’Orchestra Sinfonica nel 1995, sotto la direzione di Denise Fedeli. Classe 1966, una formazione nell’ambito dell’Istituto di Storia della Musica dell’Università di Palermo, Giovanni Damiani ha studiato con Aldo Clementi, Sylvano Bussotti ed Helmut Lachenmann ed è oggi fra i compositori più significativi della sua generazione, le cui opere sono scelte dalle principali istituzioni musicali del mondo, da Roma a Milano, da Darmstadt a Varsavia, da Vienna a San Pietroburgo, da New York a Buenos Aires.

«La mia idea, a livello strumentale, - scrive Giovanni Damiani a proposito di “Matrice-Organon” - è di un uso esclusivo di suoni armonici, articolati senza i consueti artifici: i fiati non muovono le dita, concentrandosi sul controllo esclusivo dell’emissione, gli archi non usano né posizioni, né vibrato, ma producono armonici sfiorando le corde con le dita o con inconsueta leggerezza d’arco. Il risultato è molto più insicuro delle consuete note, ma anche molto più legato timbricamente, sia all’interno dello strumento, che nel rapporto con gli altri strumenti: con questi armonici naturali infatti i contrabbassi ricordano i corni, che somigliano al controfagotto... A questi suoni si aggiungono quelli che escono dagli altoparlanti, che completano l’itinerario timbrico, fungendo da cornetto acustico, finestra da cui entrano fenomeni più deboli, verso cui si è ancora più sordi, tratti da strumenti musicali o da oggetti trovati per strada che danno ulteriori versioni di questo spiegamento di armonici, in un certo senso la storia latente e non percorsa degli strumenti e del loro uso codificato». La seconda parte del concerto dell’Orchestra Sinfonica è occupata invece alla “Sinfonia n. 7” di Antonín Dvorák, scritta in breve tempo, fra dicembre 1884 e marzo 1885, e dedicata al grande direttore d’orchestra Hans von Bülow, che ne fu eccellente interprete. Con la Sinfonia n. 9 “dal Nuovo Mondo”, questa Settima è fra le più note e apprezzate pagine sinfoniche del compositore boemo, sin dalla sua prima esecuzione a Londra nell’aprile 1885. Biglietti in vendita al botteghino del teatro (ore 10-13); informazioni al numero 091.588001.

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