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Buglisi: il “Principio attivo” ti rende in forma

“Principio attivo” è la mostra dell’artista Andrea Buglisi, ospitata fino al 3 agosto alla galleria @francescopantaleone arteContemporanea di Palermo

  • 22 giugno 2004

Quante volte, tra uno spot pubblicitario e l’altro, abbiamo sentito nominare le parole ‘principio attivo’, misteriosa accoppiata divenuta imprescindibile, sia che si parli di yogurt sia che si tratti di shampoo o di creme per il corpo? È una formula quasi ossessiva, ma al tempo stesso arcana, che nessuno capisce fino in fondo ma che ci bombarda quotidianamente da radio e tv. “Principio attivo” è anche il titolo della mostra dell’artista Andrea Buglisi (Palermo, 1974), ospitata fino al 3 agosto (visitabile il giovedì dalle16 alle 20, gli altri giorni su appuntamento) alla galleria @francescopantaleone arteContemporanea di Palermo (via Garraffello 25) e curata da Alessandro Riva. Tra i suoi quadri, i disegni e le installazioni, una grande scritta luminosa con la famigerata formula campeggia in una parete; Buglisi non ci svela il mistero, non ci dice, finalmente, cosa siano davvero questi benedetti principi attivi, ma ci fa riflettere, con il suo sottile e divertito sarcasmo, su come ci si abitui ai messaggi, così come alle immagini, senza attivare fino in fondo il nostro senso critico.

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Come dichiara l’artista stesso, «Principio attivo è la promessa. Ti renderà bello e in forma, ricco e famoso, rispettato e invidiato dagli uomini e desiderato dalle donne. Principio attivo in cambio ti chiede qualcosa, non l'anima come il diavolo, non temere, solo una manciata di soldi e la tua personalità, la tua facoltà di essere unico e diverso da tutti gli altri.» Buglisi, uno dei più interessanti del panorama dell’arte giovane palermitana, gioca con le mode ma è anche alla moda, perchè applica il recupero dei colori, delle fantasie e delle psichedeliche atmosfere anni Settanta così in voga in questo momento, elaborando un suo stile di matrice neopop, nel gusto per le superfici variopinte e a tinte forti, e soprattutto per gli oggetti, quelli della quotidianità e quelli che popolano le case, tanto da essere sempre più attirato dal campo del design.

La pittura, nei suoi quadri, si mescola a scritte e collage, ma soprattutto all’inserimento di stoffe, creando pattern visivi che mescolano figure e sfondi, senza limitarsi alla mera decorazione, ma dando vita a scene vivaci, che dietro l’apparenza ludica celano messaggi spiazzanti e ironie spesso feroci su di noi e sul mondo in cui viviamo. Dice Buglisi: «Compro stoffe usate a scampoli nei mercati. Ci dipingo sopra ad olio, con una resa pittorica lucida e realista, scene forti, psico-erotiche e tragi-ironiche. A volte mi faccio suggerire l'immagine proprio dalla stoffa stessa, con la quale dialogo creando un sottile gioco di rimandi emozionali e preziosità grafico-compositive. Amo intervenire su oggetti che hanno già un loro vissuto conferendogli nuovi significati, ma lasciando che da essi affiori una qualche memoria. I motivi decorativi delle stoffe, che siano geometriche o floreali, diventano così lo spazio improbabile in cui galleggiano i miei personaggi. Altre volte le decorazioni traspaiono dalla pittura diventando oggetti o indumenti che giocano a mimetizzarsi con le parti dipinte del quadro. In alcuni lavori recenti le decorazioni si sovrappongono ai volti dei soggetti raffigurati creando così nuove (non)identità misteriose.»

É molto presente anche la ricerca di un dialogo con lo spazio, soprattutto con la dimensione abitativa, che Buglisi reinventa incrociando geometrie e scoppiettanti policromie, come nei puff cubici in tessuto ‘morbidoso’, che somigliano a schermi tv da cui si affacciano improbabili ‘signorine buonasera’ con colorate parrucche revival seventy, ma senza volti, in un interessante scambio di vuoti e pieni, cuori e cubi, righe e macchie colorate da pixel di schermo impazzito in technicolor. Per informazioni sugli orari estivi di apertura: Galleria francescopantaleone, via Garraffello 25; telefono 091.332482, 091.326393; e-mail: fpartecontemporanea@tin.it.

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