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Daniele Di Donato, cuore palermitano

  • 6 febbraio 2006

Daniele Di Donato è una di quelle facce pulite del calcio capaci ancora di esprimere emozioni sane e genuine. Era un ragazzino quando mise piede a Palermo ed andò via da uomo. Oggi vive e gioca ad Arezzo in serie B, insieme ad un ex rosa e palermitano purosangue come Ciccio Galeoto, ma Palermo ed il Palermo non li ha dimenticati. Nel capoluogo isolano ritorna spesso e non solo perché sentimentalmente legato ad una ragazza palermitana, ma perché sente questa città ormai sua.

Daniele, sentire il nome di Palermo quali emozioni ti suscita ?
Tanti bei ricordi meravigliosi di una città dove ho passato quattro anni della mia vita.

La vita di un calciatore solitamente è legata al “fuoricampo” tra locali e discoteche in compagnia di veline. Gli svaghi di Daniele Di Donato?
I miei svaghi, finiti gli allenamenti, sono pieni di tv e Playstation, del resto non ho molte alternative visto che vivo da solo qui ad Arezzo.

Si parla tanto di stress nel mondo del calcio, ma è possibile che nel mondo dorato del pallone si possa restarne vittima?
Se intendiamo lo stress come pressione dell’ambiente, specie in una piazza calda come Palermo che vuole ottenere dei risultati, allora sono d’accordo perché alla fine ne sei investito ed accumuli tanta tensione, ma certamente non è paragonabile allo stress che vive un operaio, ad esempio, rispetto a noi calciatori. Alla fine è uno stress relativo.

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Lo spogliatoio: si parla tanto di spogliatoi spaccati o uniti, ma in realtà quanto conta per il raggiungimento dei risultati?
Indubbiamente lo spogliatoio unito aiuta tanto rispetto ad uno spogliatoio spaccato dove si creano gruppi o gerarchie, e così ci sono squadroni formati da fior di giocatori dotati di forte personalità che pensano più a se stessi che agli interessi del gruppo e non ottengono risultati, e squadrette dove si riesce a formare un gruppo che riesce a colmare le lacune dei singoli aiutandosi a vicenda, traendone vantaggi in termini di risultati.

Palermo ed il Palermo: i ricordi personali.
I ricordi personali sono legati alle due promozioni dalla C alla B e dalla B alla A che mi terrò dentro per tutta la vita come ricordi bellissimi sul piano professionale. E poi la gente di Palermo, davvero incredibile quello che mi ha trasmesso sul piano umano, un affetto ed un calore nei miei confronti che non ho mai incontrato e non incontrerò da nessuna parte.

Hai contribuito sul campo a far diventare grande il Palermo: quali le differenze tra il Palermo di Sensi e quello targato Zamparini?
Sicuramente il Palermo di Sensi era un Palermo più familiare e genuino. Questo è un Palermo più imprenditoriale, con più forza dal punta di vista economico, ma a parer mio con meno valori e dove si privilegia il risultato. Si può dire che rispetto ad adesso si era più poveri ma più sorridenti.

Eri ragazzino quando sei arrivato a Palermo e sei andato via uomo: ma chi ha mandato via Daniele Di Donato?
Io non sarei mai andato via a costo di fare il ventesimo uomo per tutto quello che mi hanno dato società e tifosi, ma non so per quale motivo sono stato costretto ad andare via né voglio più tornarci. Sicuramente non me l’aspettavo, ma la società ha preso questa decisione e sono andato via. Il calcio è fatto così, un giorno sei qui, un giorno sei là.

Daniele, tu sei un ragazzo solare ma quanta pulizia c’è nel mondo del calcio e quanti lo vivono ancora come uno sport?
Sicuramente c’è tanta gente pulita nel calcio. Io posso parlare della mia nuova esperienza qui ad Arezzo dove c’è un gruppo di ragazzi eccezionali e “genuini”. Si sta insieme e ci si diverte. Comunque tutto dipende da squadra a squadra.

Sonzogni, Mutti, Glerean, Arrigoni, Sonetti, Baldini e Guidolin. Un tuo giudizio sugli allenatori avuti a Palermo.
Sonzogni è il primo che ha creduto nelle mie possibilità e gli devo tantissimo. Mutti mi ha forgiato ed ho trascorso un anno bellissimo sotto la sua gestione. Glerean l’ho conosciuto solo in ritiro e non gli hanno dato il tempo di potersi esprimere. Arrigoni oltre ad essere un grande allenatore mi è stato umanamente molto vicino quando ho avuto il dramma familiare (in quell’anno Daniele perse la giovane moglie, ndr) e mi ha buttato subito in campo per farmi sentire da subito un giocatore. Sonetti un allenatore solare e vulcanico a cui devo tanto. Baldini un grande allenatore con dei valori incredibili ed ha pagato con l’allontanamento la sua schiettezza e sincerità. Con Guidolin ho avuto dei contrasti ma gli devo tanto perché mi ha permesso di raggiungere la A con il Palermo.

I tifosi: ricorderai che il tuo dramma riuscì a riavvicinare due tifoserie come Catania e Palermo da sempre acerrime nemiche, che messaggio vuoi dare ?
Non dimenticherò mai il loro affetto ed il loro calore dimostratomi in quei momenti drammatici. La solidarietà dei catanesi ha esaltato i valori dei siciliani ed ha dimostrato che il mondo del tifo può e deve essere pulito ma è giusta una sana rivalità .

Lo stretto legame con i fans rosanero può essere stata in qualche modo la causa della tua cessione?
(sorride, ndr) E' una cosa a cui ho pensato anch’io ed è possibile che questo legame così stretto instaurato con la tifoseria poteva essere scomodo e difficile da gestire per i vertici societari. Ed alla fine, hanno pensato bene di allontanarmi da Palermo. Ma questa è acqua passata.

Segui il Palermo? E che giudizio ti sei fatto?
Io sono tifoso del Palermo e la prima cosa che faccio è guardare il Televideo alla pagina dei rosanero (ride, ndr) e vedere tutte le partite in cui sono impegnati. La squadra è forte e le troppe aspettative l’hanno mandata in confusione, ma basta vedere come ha battuto il Milan per renderti conto del suo potenziale che può dare filo da torcere a qualunque squadra.

Mai dire mai: al centrocampo del Palermo manca un guerriero come Di Donato?
Il Palermo attuale ha tanti buoni centrocampisti come Corini, Mutarelli, Barone e tanti altri, quindi non credo proprio.

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