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Il Fabrizio Miccoli Day, tra pianti, errori e inconscienza

Il tifoso si erge: chi prima aveva innalzato Fabrizio Miccoli adesso lo confina al ruolo di viziato. Sarà possibile il perdono, per affermazioni tanto gravi e scellerate?

  • 27 giugno 2013

È arrivato il Miccoli Day. Non si parla di calcio giocato bensì di scuse alla città, alla famiglia Falcone, a tifosi e non, passando per dichiarazioni di pentimento verso uno stile di vita che l’aveva condotto a frequentare persone “di cui si fida(va) “ed un mea culpa sull’ingenuità nei comportamenti che hanno minato il nome suo e quello dei suoi familiari. Lo avremmo voluto salutare con tutti gli onori che si tributano a quei campioni che incantano, che rendono poesia questo calcio, che trascinano intere folle di appassionati ed intonando cori a lui dedicati mentre sul campo ci deliziava con dribbling e giocate da fuoriclasse di provincia.

Esce di scena e lo fa a testa bassa, in lacrime che ci auguriamo veritiere e frutto di sano pentimento. Ed ancora la promessa di diventare un uomo, un esempio per i suoi figli memori che in fondo questi atleti rimangono degli eterni fanciulli ed anche viziati. Vivono all’interno di una mondo dorato, circondati da denaro(tanto) e (sovente) da cattivi consiglieri e pseudo amici.

Poi, all’improvviso, le luci dei riflettori si spengono e ti ritrovi proiettato nel mondo reale dove non conta più il gesto tecnico bensì l’uomo. Potrai vivere di rendita se non sei stato così dissennato da sperperare tutti i lauti guadagni percepiti in dieci e più anni di carriera altrimenti son dolori. Puoi restare dentro questo mondo dorato e non uscirne più, ma non crediamo potrà essere il caso di Fabrizio Miccoli.

Il mondo sportivo lo ha già escluso secondo un principio basilare di chiunque faccia o segua un qualsiasi sport: “lo sport è rispetto dell’avversario”. All’ex capitano rosa-nero rimane un procedimento giudiziario che lo vede coinvolto in vicende mafiose. Ma ciò che a tutti noi palermitani ha fatto davvero male saranno quelle frasi irriguardose e spregevoli pronunciate all’indirizzo di Falcone.

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Dietro quel “fango” c’è la figura di un simbolo antimafia per eccellenza, ci sono migliaia di familiari vittime della mafia che ancora chiedono giustizia per i loro cari, ci sono magistrati che tentano di debellare questo male e che vivono sotto tutela, ci sono interi movimenti che si ribellano alle forme di ricatto insostenibili. Ed è per questo che ci sentiamo traditi, perché abbiamo osannato la tua figura incoscienti di quanto succedeva.

Ti abbiamo “adottato” come simbolo calcistico di quella rinascita sportiva cittadina che non è andata di pari passo, ahinoi, con quella reale di una città meravigliosa rimasta indietro anche per la mafia. Difficile sarà il perdono ma la riabilitazione di un uomo avviene anche attraverso i propri errori e soprattutto riconoscendo di aver sbagliato.

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