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Il tifo vero che non c'è

  • 19 dicembre 2005

Come spiegare la profonda disaffezione che investe la squadra di Del Neri? Come spiegare quei fischi dopo la sconfitta casalinga con il Livorno? Come giustificare quei 4.500 paganti del giovedì di Coppa Uefa in un turno decisivo per tagliare lo storico traguardo del raggiungimento dei sedicesimi di finale? Sabato mattina mi hanno colpito le parole di Guardalben, stupito, come del resto anche noi, dello sparuto pubblico presente al Barbera in quella che era una partita determinante e che in un ambiente normale avrebbe richiamato il pienone. Con l’orgoglio del palermitano abituato a soffrire il calcio anonimo della serie C, mi sono chiesto semplicemente perché questa squadra non sia amata per come meriterebbe. Nella mia testa, in rapida sequenza, mi sono passati fotogrammi di partite deprimenti interpretate da giocatori mediocri. Erano gli anni in cui lo stadio veniva “affollato” da poche migliaia di spettatori pronti ad esaltarsi contro Savoia o Benevento e sperare che la domenica successiva non si perdesse a Battipaglia. Ancora, ragionavo come in quegli anni pregavo affinché un giorno vedessi la squadra rosanero giocare al cospetto di squadre come Milan e Juve e, andando ancora oltre, giocasse una coppa europea.

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Tutto questo oggi è realtà, e con l’avvento di Zamparini è scoppiata la palermomania. Via il tifo per Inter, Juve e Milan, signori siamo palermitani! Il colore rosa entra nelle case, nei salotti di discussione tra gente comune, nelle macchine i palermitani buttano via il pupazzetto biancoazzurrorosso-nero e lo sostituiscono con la sciarpetta rosanero. La moda è scoppiata, il Palermo è moda. Le mode passano, di sogni non si vive e via discorrendo, dirà il lettore. Ed allora, complice involontario (?) il presidente Zamparini ed i suoi proclami ( ricordate la parola scudetto?), il pubblico comincia a pretendere sempre più, e dunque non sono sufficienti le vittorie sudate, ma ne occorrono di convincenti, i pareggi sofferti con squadrette di A deprimono, e che dire delle sconfitte? Tutte meritate. La caccia alle streghe è iniziata. "E’ colpa di…", "No, ti sbagli, è colpa di quell’altro là", "Ma no, di quello ancora". Per strada riemerge il sentimento, per la verità mai sopito, per gli squadroni del nord che vincono tutto e le contrapposizioni tra le “lobby” di potere e cioè tra juventini, milanisti ed interisti. Sono palermitani di nascita ma difendono i destini di Juve, Milan ed Inter come difenderebbero il loro onore. Ed il Palermo? “Bella squatra chi hai” o la più anti-sportiva delle frasi come “iucammu chi muorti, pi chistu vinciemmu”. Ma vai a domandare a questi tizi che, purtroppo, rappresentano una buona fetta di pubblico che assiepa il Barbera, se gli stessi discorsi li fanno con squadre per cui ancora il loro cuore batte con Juve, Milan ed Inter.

Noi possiamo avere pietà di una squadra, il Palermo attuale, che di certo non è amata come merita. Rispetto per giocatori che, a differenza di qualche collega dall’illustre (si fa per dire) passato recente della storia rosanero, che per fame trattava le partite come il mercante in fiera vendendosi al miglior offerente, sudano e lottano fino alla fine. Gente che possiamo discutere sul piano tecnico ma non certo su quello professionale. Facciamo un appello agli scontenti di vero cuore: la tecnologia permette loro di seguire la propria squadra del cuore in tv in tutta comodità e senza il rischio di malanni vari. Non si sentano feriti nella loro “palermitanità” o, ancor peggio, nell’onore se si dichiarano amanti delle maglie bianconere, rossonere o nerazzurre. Ma l’appello è quello di starsene a casa il più lontano possibile dal Barbera e cedere quest’ultimo a chi ama solo i colori rosanero, conformi al detto “meglio pochi ma buoni”.

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