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“La donna di Gilles”, ovvero un inconsueto triangolo

  • 18 aprile 2005

La donna di Gilles (La femme de Gilles)
Francia, Belgio, Lussemburgo 2004
Di Frédéric Fonteyne
Con Emmanuelle Devos, Clovis Cornillac, Laura Smet

“La donna di Gilles” è una storia di amore assoluto e fatale, o meglio, più che una “storia”, una parabola: l’ambientazione è una periferia operaia degli anni Trenta (Nord della Francia? Belgio? non potremmo dire con certezza), ma è solo uno degli sfondi possibili. L’ispirazione del film viene dal romanzo omonimo della belga Madeleine Bourdouxhe del 1937 (recentemente pubblicato anche in Italia), un’opera che il regista Frédéric Fonteyne afferma di avere scelto per le sue qualità già intrinsecamente cinematografiche, visive. Filmare sensazioni che bastino da sole a condensare gli eventi, quindi, senza la necessità di spiegarli con le parole. Tutto, infatti, si gioca attraverso una complessa rete di sguardi e silenzi che avvolge Elisa, la donna di Gilles per l’appunto, in una difficilissima prova d’amore. Gilles, possente operaio degli altiforni, viene sedotto dalla giovane cognata Victorine: da qui inizia un balletto di occhiate sghembe, sospettose e cariche di sottintesi. Elisa esita, crede di vaneggiare a causa della sua gravidanza: il fuori campo angoscia la donna, la costringe a confrontarsi continuamente con una potenziale disperazione. Finché Gilles scoppia con la moglie, le confessa la realtà della sua relazione con Victorine, rendendola inaspettatamente complice e alleata in questo inconsueto triangolo.

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La donna attende speranzosa che l’infatuazione si dissolva lentamente, mentre il terzo figlio cresce e il rigoglioso giardino della triste abitazione muore, secca attraverso il susseguirsi delle stagioni. L’ambiguità e il fascino di Elisa confondono la rassegnazione alla forza interiore (ma in modo molto diverso dal sadismo misogino di un Von Trier). Dopo “Una lunga domenica di passioni”, di Jean-Pierre Jeunet, un’altra immersione francese nei primi anni del Novecento. Stavolta non si tratta della grande storia della Grande Guerra, ma, un po’ più avanti negli anni, di uno zoom sulla domesticità e sull’intimità di una famiglia operaia. A legare ancor di più questi due film, oltre alla densità delle tinte, alla presenza di Clovis Cornillac, il ruolo in primo piano di due donne “strane” quanto testarde: Mathilde e Elisa, che affrontano entrambe lo stesso pericolo, ovvero la perdita dell’uomo amato. Una grande prova attoriale per la già brava Devos, che recita concentrando tutto il dolore taciuto nella limpidezza dei suoi occhi, nei suoi sorrisi impacciati. Viene vestita d’azzurro come una madonna: ma è l’umanità a prevalere quando, proprio dopo aver riacquistato il suo uomo, sente improvvisamente la vertigine del dolore. E la vediamo sfocarsi, per poi abbandonarsi al vuoto di una solitudine in cui risuona lontano il nome di Gilles.

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