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"La Grande Opera" chiude la Stagione del Baglio

Uno spettacolo che origina dalla riflessione a forti tinte simboliche sull’uomo moderno e la vita possibile nella sempre più permeante società di massa

  • 27 maggio 2010

Il secolo appena trascorso, tra le innumerevoli rivoluzioni ed eventi epocali che l’hanno contrassegnato, ha visto l’affermarsi, sulla scena politica, culturale, produttiva ed urbana dell’Occidente, di un nuovo assoluto protagonista: la massa. La nuova, conseguente, società di massa, coi suoi nuovi modi ci comunicazione e interpretazione della realtà, si è tumultuosamente sviluppata ed è giunta fino a noi, carica di contraddizioni e problematicità, portando con sé un senso di saturazione della Storia. Proprio da questa sensazione muove la riflessione di Nicola Grato, autore del testo “La Grande Opera. Come in terra così in cielo”, per la regia di Valeria Sara Lo Bue, sesto ed ultimo appuntamento della rassegna “Alle parole nostre”. Lo spettacolo andrà in scena sabato 29 maggio, ore 21, al Teatro del Baglio di Villafrati (corso Sammarco, ingresso 6 euro, ridotto 4 euro).

Punto di riferimento della pièce, a cui liberamente si ispira, è la raccolta “Il mondo salvato dai ragazzini” della scrittrice Elsa Morante, opera composita, costruita nel tempo, durante gli anni sessanta, a testimonianza delle inquietudini e del travaglio ideologico dell’autrice di fronte alle contraddizioni della società di massa che segnano, a suo giudizio, la fine di un’epoca di bellezza e verità. Avvalendosi dell’apporto di un ricco cast di attori (Salvina Chetta, Barbara Conigliaro, Mimmo Paternostro, Concetta Lala, Valeria Sara Lo Bue, Angelo Mangano, Rosario Mercante, Valerio Mirone), questo spettacolo, prodotto dallo stesso Teatro del Baglio, prova a rispondere ad una domanda centrale: in una congerie storica talmente satura da essere sull’orlo dell’esplosione, quali possibilità di intervento restano all’uomo per orientare la sua vita attuale?

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La risposta è resa attraverso una scena ripartita in due registri in cui non è facile distinguere terra e cielo, vita e morte, realtà e rappresentazione. Da una parte, uno schermo dal forte valore simbolico, su cui scorre l’ultima puntata della storia del mondo, la Grande Opera, travestimento mediatico dei conflitti reali, ridotti a una messinscena che ignora le lacerazioni della Storia; dall’altra parte, uno scenario sinistro, abitato da personaggi in bilico sulla vita, reduci o vittime di un rapporto comunque tragico con la Grande Opera, incapaci di stare al mondo, perché privi del giusto distacco dalle dinamiche apparentemente irrazionali dell’esistere.

Su questo doppio binario si muove, con disinvoltura e bonaria allegria, un personaggio senza nome né passato, puro e lontano dal delirio della Grande Opera, che egli considera, con sorriso sereno e ingenuo, nient’altro che un gioco. Ed è questa, dunque, la chiave di lettura proposta come possibile soluzione al quesito di partenza: l’innocenza e la capacità di vivere quasi in maniera astorica, tipica dei santi e dei fanciulli, è l’unico approccio possibile di fronte alla disintegrazione del presente. Anche se, su tutto aleggia un terribile dubbio, che è lo stesso che il grande Pasolini sottoponeva all’amica Elsa Morante: tutto questo basterà a salvare il mondo o piuttosto aggrava la colpevole responsabilità nei confronti della Storia? Per informazioni e prenotazioni è possibile rivolgersi al numero 0916155439 o consultare il sito www.teatrodelbaglio.org.

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