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Li Bassi reincarna Schiera all’Agricantus

“Schiera non muore mai” è uno spettacolo in cui si ride costantemente, ma con l’amaro in bocca

  • 11 febbraio 2004

Giorgio Li Bassi ci racconta la storia di Giuseppe Schiera, cantastorie palermitano vissuto durante la seconda guerra mondiale a Palermo, che con i suoi innumerevoli “pizzini”, ogni giorno fra le vie del centro storico della città, fra Ballarò e la Vucciria, faceva il verso a “Musolino” e al regime fascista. Lo spettacolo, che sarà in scena per la seconda settimana (venerdì 13, sabato 14 e domenica 15 febbraio) alle 21.15 al Ccp Agricantus di Palermo (via XX settembre 82/a) all’interno della rassegna “Homo Ridens”, realizzata grazie alla collaborazione delle cooperative Agricantus e Proscenio.

“Schiera non muore mai” è uno spettacolo in cui si ride costantemente, ma con l’amaro in bocca. Li Bassi rappresenta alla perfezione l’immagine di questo artista del passato, povero e burlone, che possedeva soltanto un leggìo e le sue parole in rima, parole che nascevano dalla strada e si riversavano sulla strada, raggiungendo la povera gente, straziata dal conflitto e dal regime soffocante. Una voce fuori campo di ironia e forse inconsapevole denuncia, che era una nota stonata alle orecchie dei camerata in divisa per le vie di Palermo, ed è per questo che Schiera, che si dichiarava militante nel “Partito del pititto”, venne spesso rinchiuso in camera di sicurezza all’Ucciardone, o sottoposto a punizioni corporali come quella di bere l’olio di ricino.

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Il monologo, rigorosamente in siciliano, è alternato a momenti di silenzio, da cui emergono, filtrate da un vecchio grammofono, le canzoni del passato, soprattutto quelle del ventennio fascista, che inneggiavano alla lotta e alla fedeltà al partito. E′ semplice e diretto il controcanto di Schiera: “ Il Duce ci conduce… verso il palo della luce”. Facciamo qualche domanda a Giorgio Li Bassi, che si dimostra un attento conoscitore del suo personaggio.

Perché ci ha voluto raccontare questa storia, cosa l’ha colpita in particolare di quest′uomo?
«Giuseppe Schiera mi ha colpito poco perché in realtà è la mia seconda pelle, lo spettacolo nasce dal desiderio di far conoscere questa figura, che appartiene al passato palermitano, e di conservare la sua memoria. Lo avevo già portato in scena dieci anni fa, era da un po’ in soffitta, grazie all’iniziativa Homo Ridens l’ho interpretato nuovamente con piacere».

Conservare la memoria di Giuseppe Schiera, ci sono altre testimonianze della sua vita? Parenti o una raccolta di ciò che ha scritto?
«Assolutamente no. La moglie, dopo la sua morte causata dai bombardamenti, bruciò i migliaia di foglietti sui quali aveva riportato le sue rime, per timore di ritorsioni da parte del regime fascista.
Dei parenti in realtà si sa ben poco, ogni tanto mi segnalano un cugino abitante chissà dove. In realtà è stato grazie al passaparola della gente che Schiera è riuscito a “non morire mai”, e alle testimonianze raccolte da Salvo Licata».

Nonostante tutto non crede che non sia molto ricordato?
«Non sempre c’è un grande interesse per la storia, soprattutto fra i giovani, molti di loro oggi non conoscono più neanche il dialetto, questo sicuramente non è positivo».

Oggi qualcuno ascolterebbe un uomo come Schiera?
«Secondo me sì, così come nel passato la gente si accalcava per ascoltarlo, anche se lui non era un eroe, ma soltanto un semi-analfabeta che aveva la capacità di riportare i suoi pensieri in rima. Non si proponeva come portavoce di nessuna protesta, era un ironico forse inconsapevole del potere destabilizzante delle sue parole, in realtà il suo obiettivo era quello di “poter metter su la pignata”».

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