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Marlene Kuntz: “In questo palco si urla e un reef scuce la pelle”

I Marlene sono degli alchimisti, controllano ad ogni brano la pressione del sangue del pubblico, misurano la temperatura corporea delle vittime a naso...

  • 20 luglio 2004

In questo palco si urla e un reef scuce la pelle perché i Marlene Kuntz, in concerto alla Fiera del Mediterraneo lo scorso sabato 17 luglio, eseguono un' “Ape regina” da brivido, che scuote gli astanti in uno dei momenti topici del concerto organizzato dalla Exodus Agency all’interno del “Tribe Music Festival”. I Marlene sono degli alchimisti, controllano ad ogni brano la pressione del sangue del pubblico, misurano la temperatura corporea delle vittime a naso e dopo averle rassicurate e cullate con una versione soft-blues di “Non gioco più” di mina ed una dolce “Fingendo la poesia” gli iniettano il velenoso nickel, colato dalle corde filanti di un intro magico, insospettabile. Ed è agghiacciante la sensazione che si prova quando il cuore palpita improvvisamente degli ossessivi battiti sferzati da un basso e da una batteria all'unisono, e la voce irrompe in un : «Sono lontano, lontano monti e mari». Per dichiarare poi con spietata inflessibilità : «Posso fare fuori parti di voi con facilità». A quel punto ci si trova in mezzo ad una vera e propria carneficina di rumori assordanti che culminano nel fracasso letale. Cristiano è un autentico mattatore alle prese con la furia di chitarre ribelli, indomabili ma alla fine il suo slide entra come una spada nel manico delle fender mugghianti e l'arena scoppia in una acclamazione euforica.

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Così é quando in apertura risuona l'arpeggio di “Ineluttabile” e tutti si rendono conto che si riparte da zero. Dal concerto di cinque anni fa ai Cantieri della Zisa, una delle date del tour di “Ho ucciso paranoia”. Dell' ultimo album “Senza peso” vengono suonati, invece pochi brani: “Notte”, l'elegante “Schiele, lei, me”, la sboccata “A fior di pelle”. E' quest' ultima a coinvolgere particolarmente il pubblico che intona a gran voce: «Ci sono istanti che vivere è una merda», in uno sfogo liberatorio e giacché ci siamo catartico. Infatti di “Catartica” vengono suonate la fragorosa “Sonica” e l'eccitante “Festa mesta” che chiudono ufficialmente il concerto, anche se i quattro “cunei” tengono in serbo una sorpresa. Spaccano infatti il selciato con una “Spora” lancinante, un suono che fa tremare la terra sotto i piedi. Esibizione esuberante della noise-rock band italiana erede del rock d'avanguardia tedesco degli Einsturzende Neubauten.

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