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Paesaggi siciliani e pittura <i>fin de siècle</i>

  • 14 febbraio 2005

La Regione Siciliana ha organizzato in collaborazione con i comuni di Agrigento e di Palermo una mostra che vede protagonista la Sicilia, in particolare i suoi paesaggi naturali ed i suoi monumenti. La mostra che è stata precedentemente presentata ad Agrigento nel Complesso Chiaramontano Santo Spirito è allestita ora a Palermo in una delle sale della Civica Galleria d’Arte Moderna “E.Restivo” (via Filippo Turati 10, visitabile fino al 19 febbraio dal martedì al sabato dalle 9 alle 19,30 e domenica dalle 9 alle 13; per informazioni 091.588951) e propone una selezione di opere provenienti dai due nuclei collezionistici della Collezione Sinatra del Museo Civico di Agrigento e della Galleria “E.Restivo” di Palermo. “Il monumento nel paesaggio siciliano dell’Ottocento” è stata curata da un comitato scientifico coordinato da Gabriella Costantino e offre il supporto di una breve guida - il catalogo vero e proprio non è ancora pronto - redatta da Evelina De Castro e Gaetano Bongiovanni.

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Il fulcro di questa mostra è costituito dalla celebrazione, sicuramente più accentuata rispetto all’attenzione data ai paesaggi e monumenti palermitani, della Valle dei Templi di Agrigento: il “Tempio di Giunone” ed il “Tempio dei Dioscuri”, tele di Francesco Lo Iacono (Palermo, 1838-1915), sono collocate all’inizio del percorso espositivo. Le colonne di tufo del “Tempio di Eracle” risaltano sul blu del cielo in una tela di Mario Mirabella (Palermo, 1870-1931) e il “Tempio di Castore e Polluce” di Antonino Leto (Monreale 1844- Capri 1913) evoca romantiche atmosfere ottocentesche. Gli insegnamenti del maestro Lo Iacono trovano seguito nella creazione artistica di Ettore De Maria Bergler (Napoli 1859-Palermo 1938) in cui sono fondamentali le influenze dello stile liberty. Mediterranea, invece, la luce che fa risaltare la palermitana “Loggia dell’Incoronazione” in una tela del 1894 di Salvatore Gregorietti (Palermo 1870-1952).

Splendida, invece, una delle tele di grandi dimensioni di Michele Catti (Palermo 1855-1914), “Porta Nuova”, in cui la borghesia palermitana viene rappresentata con tratto e sensibilità impressionista mentre la superficie specchiante della strada, bagnata da una fresca pioggia, rende affascinante l’atmosfera autunnale di una Palermo fin de siècle. L’allestimento però non dà il posto d’onore a questo capolavoro che, attrattiva principale di questa mostra decisamente snobbata e poco pubblicizzata, avrebbe potuto essere motivo di maggiore interesse, per questa esposizione, da parte del pubblico palermitano.

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