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Palermodakar: arte e design a confronto

  • 25 luglio 2005

Allo Spazio Deep (via Rosolino Pilo 21/23, Palermo)  si è inaugurata “Palermodakar” (visitabile ogni giorno fino al 6 agosto), una mostra che intende conciliare design e arte visiva, bello e funzionalità, arredamento e arte contemporanea. L’iniziativa voluta dai proprietari dello spazio, in collaborazione con la Fondazione Orestiadi di Gibellina, ha dato vita a un percorso  che, servendosi di alcune opere provenienti dal Museo delle Trame Mediterranee della fondazione, ha creato un legame ideale tra Palermo e Dakar, città di nascita di Moussa Traore. Le opere esposte sono state realizzate durante la permanenza di tre giovani artisti africani a Gibellina, all’interno degli atelier, diretti da Achille Bonito Oliva, direttore della sezione arti visive delle Orestiadi. Lo spirito degli atelier è così riassunto da Achille Bonito Oliva: “Atelier” risponde a un progetto di sensibilizzazione territoriale sull’intera geografia mediterranea, con la possibilità di soggiorno creativo per artisti di diversi paesi a Gibellina, Tunisi o in altri luoghi gestiti  dalle “Orestiadi”.

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Si vuole con questo progetto portare a contatto direttamente l’artista con i giovani del posto, mettere al centro il processo creativo che questi sviluppa durante un soggiorno testimoniato alla fine da opere che sicuramente sono intrise anche da una sorta di spirito del luogo”. L’allestimento della mostra è stato volutamente realizzato in armonia con i mobili di design, come sostiene David Gandolfo dello spazio Deep, facendo riflettere anche sull’importanza del ruolo dell’arte contemporanea nelle case di oggi. Il rapporto tra le opere di design e l’arte, realizzate da Gandolfo in collaborazione con Giuseppe Pulvirenti, è evidente anche per la partecipazione dei due architetti come gruppo D+ P, alla scorsa edizione della manifestazione di arte contemporanea del Genio di Palermo. Moussa Traore realizza delle grandi sculture realizzate con materiali di rifiuto, soprattutto ferraglie, che emergono come statue e che ci fanno riflettere sul rapporto tra la povertà dei materiali e la povertà di una terra, il Sénegal  da cui proviene probabilmente la necessità e la confidenza con l’utilizzo dei materiali di scarto, confidenza che comunque caratterizza la produzione di altri giovani artisti africani tra cui ad esempio Pascale Marthine Tayou, nato in Camerun, che realizza grandi installazioni con sacchetti di plastica inutilizzati.

Mohamadou Ndoye, anche lui di origini senegalesi realizza una videoinstallazione, quasi un cartone animato in cui affronta il tema della città e la nascita della Medina. Richard Onyango, nato  in Kenya, che ha partecipato inoltre alla Biennale di Venezia nel 2003, realizza dei piccoli  autobus, quasi dei modellini che si rifanno anche questi alla vita delle città africane, alla vita quotidiana che le caratterizza. Le opere esposte di Ndoye e Traore sono una piccola anteprima della presentazione degli atelier delle  Orestiadi in programma il prossimo 22 ottobre al Baglio Di Stefano di Gibellina, mentre le opere di Oniango sono già state esposte lo scorso anno.

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