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Sky in Land, un debutto fuori fuoco

  • 27 marzo 2006

Autore: Sky In Land
Titolo: Introspection
Anno: 2004
Etichetta: Autoprodotto

Sky In Land è il nome della band catanese nata, nell’aprile del 2004, dall’idea dei suoi tre componenti: Carmelo Sgroi (chitarra e voce), Ignazio Cannavò (basso) e Andrea Tilenni (batteria). I tre siculi non perdono di certo molto tempo, se si considera che, appena due mesi dopo, è già sfornato il loro primo mini-cd dal titolo “Introspection”, alla cui uscita, fanno seguito diverse partecipazioni a festival e rassegne musicali nella provincia. Successivamente Andrea Sturiale prenderà il posto di Tilenni.
Le quattro tracce che compongono il cd - registrate e mixate al “Petit Studio” di Giarre (CT) - non convincono, però, del tutto. Probabilmente è proprio il caso della famosissima gatta frettolosa e dei suoi poveri cuccioletti… già, perché alla band non manca certo la tecnica o il groove, tuttavia il prodotto resta di livello medio. A mancare, a mio avviso, è, da un lato, l’originalità e dall’altro, una scelta più consapevole della musica che si vuole proporre. La dice già lunga il fatto di presentare due tracce in inglese e due in italiano, fatto, di per sé, in qualche modo, originale, che qua però è spia di quella indecisione di cui si diceva.
Il resto lo aggiunge la musica: un rock che alterna episodi più melodici ad altri grunge, con un’“intenzione heavy” di fondo che non riesce spesso ad emergere. “Introspection” è in definitiva un disco che procede “a singhiozzi”.

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Se è buono l’incipit con “Back in my life”, brano energetico, in cui l’incedere incalzante del riff va d’accordo con la voce “sporca” di Carmelo Sgroi e in cui gli effetti della sei corde sono gestiti meglio che altrove, si cade subito con la successiva “Tu sola nella mia mente”, banale già dal primo giro d’accordi. Se “Inside the tunnel” contiene delle buone idee, nonostante le strizzatine d’occhio a certo rock americano - disseminate, per la verità, un po’ in tutto il cd - nella conclusiva “Visioni di un viaggio”, il tentativo “heavy” - già dallo scenario della lirica - non ha successo, e risulta poco incisivo. E’ solo un caso che gli spunti migliori provengano dai brani cantati nella lingua dei Beatles? In ogni caso, gli Sky In Land potrebbero fare di più rifinendo alcuni suoni e abbandonando soluzioni “già sentite”, ma la questione fondamentale resta quella di definire meglio il percorso musicale da percorrere o quantomeno il punto da cui partire, dal momento che energia e capacità non mancano. Probabilmente il trio ha bisogno di un po’ di tempo ancora, per maturare una scelta e sperimentarne gli esiti. Sì, un po’ di tempo e di “introspezione”. Ad maiora.

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