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Steve Zissou, tra il blu celeste e marino

  • 8 marzo 2005

Le avventure acquatiche di Steve Zissou (The Life Aquatic with Steve Zissou),
U.S.A. 2004
Di Wes Anderson
Con Bill Murray, Anjelica Huston, Owen Wilson, Willem Defoe, Cate Blanchett, Jeff Goldblum

Le avventure del bizzarro oceanografo e regista Steve Zissou, immerso in una profonda crisi economico-esistenziale, sono rilanciate dall’assalto di un fantomatico squalo-giaguaro che gli divora l’amico e collega Esteban. Spinto un po’ dalla vendetta e molto dal desiderio di rivalsa nei confronti della società scientifica che lo sbeffeggia e lo considera un imbroglione, la squadra di Zissou si rimette in viaggio, aggiungendo al suo già strampalato seguito un figlio ritrovato, un tirapiedi della società finanziatrice e una giornalista incinta. La figura dell’oceanografo è un omaggio a Jacques Cousteau (caro all’infanzia del regista e già presenza importante in “Rushmore”, suo secondo lungometraggio del 1998), nonché un’ennesima variazione sulla figura del padre, fil rouge della filmografia andersoniana, che aveva avuto un’ultima incarnazione nel balordo ma simpatico genitore impersonato da Gene Hackman ne “I tenenbaum”. Qui però, avendo a disposizione il paesaggio costiero laziale e gli storici studi di Cinecittà, Anderson ha voluto realizzare un suo piccolo e ambizioso “effetto notte” e le avventure (e le angosce) della troupe di Zissou diventano l’occasione per interrogarsi su come si costruisce una finzione. Dalle ricostruzioni in studio della nave ai fantastici animaletti animati in stop-motion dal grande Henry Selick (che tutti ricordiamo per “Nightmare before Christmas” e “James e la pesca gigante”), il regista ci offre un’apoteosi del fittizio. Il film esibisce poi un’estetica vintage, curatissima nelle scene come nell’abbigliamento e nelle scelte di pellicola: i filmati di Zissou sono realizzati in Ektachrome per differenziarli dalle altre immagini e conferire loro quella particolare grana un po’ rétro. La memoria va poi alle avventure ottocentesche di Jules Verne, evocato nelle locandine dei vecchi film di Zissou.

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La visione è sontuosa, ma forse sommerge lo spessore dei personaggi e la qualità dei dialoghi, brillanti e impeccabili nelle altre due opere sopracitate. Probabilmente è una conseguenza del cambiamento di compagno di lavoro: “Le avventure acquatiche”, infatti, non sono state scritte insieme al fido Owen Wilson (che compare però in veste di attore impersonando Ned, il forse-figlio di Steve Zissou), ma con Noah Baumbach. Non troviamo più le figure indimenticabili della famiglia Tenenbaum, nella cui coralità spiccavano individualità ben disegnate: qui lo stesso protagonista ci appare un po’ debole, malgrado lo sguardo profondamente blu e triste di Murray, attorniato da figure un po’ bidimensionali e abbozzate. Nella compenetrazione tra “realtà” e film, il rimprovero di Ned che si lamenta di essere trattato come personaggio e non come persona, individua così anche una pecca del film di Anderson. Ma quello subacqueo è anche un vero e proprio “altro mondo”, popolato di pesci variopinti e cartooneschi come i fragolini fluorescenti, un universo artefatto ma anche vagamente alieno. Il piccolo sottomarino Deep Search sembra quasi un’astronave degli abissi, mentre la colonna sonora - del film di Anderson come di quelli di Zissou - propone le canzoni del repertorio extraterrestre di David Bowie (come “Space Oddity”, “Ziggy Stardust”, “Life on Mars”, riarrangiate in portoghese dal cantante e attore Seu Jorge). Tra il blu celeste e marino, quella di Zissou diventa così una piccola “odissea nello spazio”.

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