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Tutto può succedere, un playboy con l’anima pantofolara

Dentro al film si finisce per raccontare il film stesso, sottoforma delllo spettacolo che Erica Barry (Diane) scrive prendendo lo spunto da quello che le accade nella realtà

  • 16 febbraio 2004

Tutto può succedere (something’s gotta give)
USA 2003
Di Nancy Meyers
Con Jack Nicholson, Diane Keaton, Keanu Reeves, Amanda Peet, Frances McDormand, Paul Michael Glaser.

L’accoppiata di “mostri sacri” Nicholson/Keaton vale da sola il prezzo del biglietto. Questa considerazione non dev’essere certamente sfuggita alla regista di questa commedia vivace, che parla con disinvoltura di Viagra e di sentimenti, sullo sfondo del magnifico oceano che bagna gli Hamptons. I due protagonisti, consci di essere parte di un meccanismo oleatissimo, non deludono e si lasciano andare ad una gigioneria quanto mai ostentata, sebbene di grande scuola. La mimica facciale dell’uno e lo charme dell’altra si combinano in un tasso altamente alcolico che stordisce lo spettatore e lo trasporta dentro la storia, cui non mancano simpatici colpi di scena, risa e  tenerezza. A proposito… forse è proprio dai tempi di “Voglia di tenerezza”, che Jack Nicholson si ostina a volerci convincere di non essere quell’inaffidabile dongiovanni che s’immagina ma un duro dal cuore buono, un playboy con l’anima pantofolara. Insomma da quel film in poi (ricordiamo anche “Qualcosa è cambiato”), è qui a dirci che lo sguardo inquietante di “Shining” e de “Il postino suona sempre due volte”, non sono state che alcune delle sue possibilità espressive ma che lui non è certo un “cattivo” a vita.

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Di Diane Keaton c’è poco da dire. Nel senso che è una grande attrice, di quelle donne dallo chic innato. Per intenderci, una come Kathrine Hepburn, capace di incarnare un modello di donna indipendente, sofisticata, intellettuale e, allo stesso tempo, fragile quando serve, quando cioè l’uomo in questione vale fingere un momento di debolezza. La vicenda fa ruotare coppie “assortite” (il sessantenne con la trentenne, il trentenne con la sessantenne) per poi suggerirci che forse è meglio non andare “contro natura”, ma scegliere il compagno o la compagna a noi più vicini per età e, dunque, anche per vissuto, gusti ed esperienze. Se, poi, la vecchiaia arriva all’improvviso, come per Harry Sanborn (il vecchio Jack), colpito da infarto sul più bello, questi conti sono a farsi ancor più lucidamente. Tutto si rimette in discussione e al wiskey si sostituisce, non senza un’iniziale riluttanza, ma via via con piena convinzione, del buon vino d’annata odoroso.

In conclusione, dentro al film si finisce per raccontare il film stesso, sottoforma del fortunato spettacolo che Erica Barry (Diane) scrive prendendo lo spunto da quello che le accade nella realtà. Ottimi comprimari Keanu Reeves (nel ruolo del dottor Julian) e Amanda Peet (nella parte della figlia avvenente) e ancora Frances McDormand, che interpreta la sorella di Erica. Sognante la Parigi da cartolina che ospita il finale e, assolutamente funzionali alla storia, le sequenze in cui spadroneggia il fondoschiena “a tutto tondo” dell’istrionico Harry e quelle in cui i singhiozzi di Erica l’accompagnano nel prolifico lavoro alla tastiera del pc.

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