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Una questione di buonsenso

  • 10 febbraio 2006

Al bando maghi, guaritori o possessori di poteri divini. Il calcio è buonsenso. Papadopulo non è uno scienziato del calcio, uno di quei tipi che ama proporre metodi e tattiche nuove, ma è un allenatore tremendamente pratico. Del resto la carriera da tecnico di questo giovanotto di 58 anni, se si eccettua l’anno trascorso alla Lazio, è stata improntata all’adattamento in squadre di provincia che ti mettevano a disposizione un certo materiale umano, e con quello che passava il convento dovevi tirar fuori il meglio. Mazzone recentemente ha dichiarato: “Gli allenatori bravi non sono quelli che vanno in giro coi fogliettini a imporre sempre i loro schemi, ma quelli che sanno adattarli alle squadre che hanno”. Il vecchio saggio ci trova d’accordo. Del Neri ha pagato il suo integralismo e, se ci consentite, la mancanza di interpreti adeguati al suo tipo di gioco. Niente da dire sulla persona Del neri e sul professionista. E’ andato via in punta di piedi lo scorso anno da Roma, lo stesso ha fatto a Palermo.
Ma alla fin dei conti, chi ha detto che nel calcio lo spettacolo è garantito dalle squadre che attaccano a perdifiato? Non è ugualmente emozionante assistere ad un incontro dove la propria squadra lotta su ogni palla e tenta di subire un gol meno dell’avversario o di giocare come il gatto con il topo al cospetto di squadre superiori sotto l’aspetto qualitativo? Ma in fin dei conti, non abbiamo vinto un mondiale basandoci sulla difesa?

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Come l’ultimo dei tifosi che vedeva partita dopo partita un centrocampo come un’autostrada ad alta velocità che portava dritto dritto verso una difesa disposta sempre in linea ed in perenne affanno, Papadopulo ha piazzato un mediano in più ed un’ala in meno, ed in difesa una marcatura ad uomo in fase difensiva. E son venuti inevitabilmente fuori i Biava, i Mutarelli ed in parte Zaccardo che nella nuova impostazione si son trovati a meraviglia. Il buonsenso impone una riflessione seria al presidente Zamparini. Non sarebbe il caso, caro presidente, di affidare la squadra in mano ad allenatori che insegnano ai propri giocatori a buttare la palla in tribuna piuttosto che riproporre tecnici dagli schemi ultra moderni con moduli bizzarri? Dopo aver provato e sostituito Glerean, Baldini e Del Neri con allenatori vecchio stampo è il caso di portare a Palermo altri profeti di chissà quale calcio? Accetti una critica con la passione di quanti non hanno dimenticato Guidolin e la stagione sfociata con la storica qualificazione in Coppa Uefa: le sembrava il caso di mandar via un allenatore amato dalla gente, serio e preparato come pochi in Italia, in virtù del “difensivismo” che come un etichetta gli ha appiccicato addosso o per via del carattere taciturno ed introverso, per assumere, dopo l’intermezzo delneriano, un allenatore che ripropone un calcio molto simile? Si sarebbero risparmiati denari (Del Neri ha un contratto biennale) e tempo.

Premesso che rispettiamo le idee di tutti, abbiamo letto sul sito ufficiale la replica stizzita del presidente ad un giornalista locale. Noi ci troviamo d’accordo con chi la definisce “un commerciante” ed in fondo i tempi sono cambiati rispetto a quando il presidente era il primo tifoso della squadra ed ipotecava le proprietà personali per tirarla avanti, e, di certo, Zamparini a Palermo ha fiutato l’affare e ci si è buttato con coraggio. Il presidente Zamparini ha difetti come tutti i comuni mortali, sbraita e minaccia, si dimette per poi ritornare in sella, annuncia “recobate” che non arrivano. Insomma, con Zamparini non ci si annoia mai. Ma chi lo giudica deve avere l’onestà intellettuale di ammettere che senza il suo intervento oggi non parleremo di serie A o di coppe europee, non ci godremmo partite come quelle con Inter, Juve, Roma e Milan e sicuramente saremmo relegati in campionati anonimi o a vivacchiare in scadenti campionati di serie B. I veri tifosi non dimenticano certe emozioni come la conquista della serie A, il pareggio di San Siro contro l’Inter, la vittoria sulla Juventus campione d’Italia, le vittorie all’Olimpico contro Lazio e Roma, la semifinale di Coppa Italia ed i sedicesimi di Coppa Uefa. Ci piacerebbe che certi “pezzi giornalistici” contro il presidente siano segnale di un amore di chi non si accontenta di una semplice coppetta o di uno striminzito decimo posto in campionato. Molti a Palermo sognano ad occhi aperti dimenticando che il calcio è business e che l’80% di questo business è gestito da Juve, Milan ed Inter. Vorremmo sognare anche noi lo scudetto o la Champions League. Anche in questo ci vuole buonsenso.

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